Nature connected business: la quinta rivoluzione industriale

Nel mezzo della più acuta crisi economica, umanitaria, sociale ed ambientale della storia dell’uomo, un movimento internazionale di giornalisti, ricercatori, esperti di biomimicry, ecopsicologia, nature connection e business inspired by nature sostiene che siamo sulla soglia di un cambiamento epocale del nostro modo di vivere e lavorare, con la fine del capitalismo e del consumismo e l’inizio di una quinta rivoluzione industriale che si baserà sulla sharing economy e sulla riprogettazione dei sistemi di produzione e commercio in modo da incorporare i Life’s Principles (i principi di organizzazione dei sistemi viventi) nei sistemi organizzativi umani.

Ma cerchiamo di capire da dove arriviamo.

LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE* ebbe luogo nella seconda metà del ‘700 e interessò prevalentemente il settore tessile-metallurgico con l’introduzione della spoletta volante e della macchina a vapore.

LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE viene fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.

LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE* si riferisce agli effetti dell’introduzione massiccia dell’elettronica, delle telecomunicazioni e dell’informatica nell’industria come alla terza rivoluzione industriale, che viene fatta partire dal 1970.

LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE non ha ancora una data precisa, ma si riferisce alla massiccia presenza di internet e dei sistemi cloud nel mondo del lavoro, unitamente all’integrazione di sistemy cyber-fisici, con macchine cosidette “intelligenti” (io non userei questo termine applicato ad una macchina, in ogni caso!) in grado di interagire con l’uomo.

Questi 4 step di rivoluzione progressiva del modo con cui l’uomo si procura di che mangiare e vivere hanno portato appunto all’attuale crisi globale, e questo risultato catastrofico per la popolazione mondiale /umana e non umana) dimostra quanto ognuno di questi 4 step fosse fondato su due grandi illusioni:

  1. Possiamo crescere senza limiti.
  2. Le risorse della terra non avranno mai fine.

Oggi sappiamo che non possiamo continuare a sperare che sia così.

I convenzionali modelli di produzione industriale sono messi in discussione da questa drammatica condizione planetaria, a cui occorre trovare, subito, un rimedio.

“We cannot solve the problems in the world with the same level of thinking that brought them about in the first place”.

[Albert Einstein]

LA QUINTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE è la rivoluzione, già in corso, che vedrà esplodere le economie collaborative e rinascere quel naturale senso di affiliazione fra uomo e natura (la biofilia innata di ogni essere vivente) che è stato spazzato via dal positivismo.

Grazie a Cartesio e al suo “Cogito ergo sum“, tutto l’essere è stato infatti spostato nell’uomo, spogliando la natura di vita e intelligenza, e rendendola così una materia inerte da depredare e spogliare.

Con questa operazione, l’uomo si è ritrovato solo in un mondo desanimato, solo contro gli elementi naturali, di cui si è nominato padrone, libero di disporne a proprio piacimento e volontà, senza considerare l’impatto della propria azione nell’orizzonte ecosistemico più ampio, con i suoi delicati equilibri fra le diverse specie che lo abitano, di cui l’uomo è solo una parte.

Allo stesso tempo, una natura senza vita e intelligenza era funzionale alla nascita del capitalismo, che proprio sulla dicotomia mente-corpo e uomo-natura di sorregge.

“Non vai coi bulldozer in una foresta se pensi che sia un essere vivente necessario per la tua stessa sopravvivenza”.

[Jon Young]

E ora, di fronte al fallimento conclamato di questo pensiero meccanicistico e riduzionista, stiamo finalmente rendendoci conto che è necessario recuperare un pensiero dell’inter-relazione e dell’inter-dipendenza di tutte le cose sul pianeta.

E’ il “System’s thinking“, che ha fra i suoi araldi Fritjof Capra (il famoso autore de “Il Tao della Fisica”), Peter Senge, Derek Cabrera.

Recuperando la consapevolezza della nostra connessione con il cosmo vivente, possiamo recuperare il senso profondo di compartecipazione alla vita e la responsabilità di contribuire al suo mantenimento, adoperandoci perchè il nostro passo sia sostenibile per la terra che ci porta.

Così, il business riorienta la propria direzione, passando dal profit-based al value-based thinking, dove in quel “valore” è incluso non solo il valore per l’imprenditore, ma anche il valore umano, sociale e ambientale generato dall’impresa nell’ecosistema (più o meno locale o globale, a seconda delle dimensioni e della dislocazione) a cui appartiene e nel quale si colloca.

Come dice Giles Hutchins (autore di “The Nature of Business”):

“La filosofia del Take – Make – Waste ha portato all’intossicazione della terra e dell’acqua. […] Il business convenzionale, come è stato portato avanti finora, aveva una concezione incompleta del termine “profitto”. Ma nei costi e nel valore di un prodotto, infatti, non sono abitualmente incluse molte variabili inerenti ai costi e al valore sociale e ambientale di quel prodotto e di quel processo produttivo. Il prezzo che paga il consumatore non riflette il vero, e completo, valore di quel prodotto o servizio. Quindi il modo convenzionale di calcolare costi e profitti, e incompleto.”

Iniziative come “Sustainable Brands” dà la misura di quanto questo nuovo approccio alla generazione di valore da parte di un’impresa approccio sia ormai da qualche anno penetrato anche nelle maggiori società del mondo. E questo ci deve dare speranza, e invogliare a contribuire in prima persona a cambiare il mondo: come consumatori capaci di pilotare le scelte industriali, scegliendo a chi dare i nostri soldi, a quali brand, in base alla loro virtuosità ambientale o meno. Ma anche come protagonisti di questa rivoluzione del pensiero dell’inter-relazione, imparando a osservare ogni nostra azione attraverso 3 domande potenti, come riferisce Maia Cornacchia citando gli Indiani d’America:

“Prima di fare una cosa o di prendere una decisione fatti tre domande: questa cosa dà vita a me? Dà vita agli altri? Lascia vita dietro di sé? E se non puoi rispondere di sì alla prima domanda non la fare, perché se non dà vita a te non la dà neanche agli altri e non lascia vita dietro di sé”.

Insieme a questo mondo di imprese che puntano all’etica e alla sostenibilità (o meglio ancora: alla rigeneratività), c‘è tutto il mondo di chi queste imprese le orienta, facilita, forma: i consulenti e i formatori,i ricercatori e gli scienziati che studiano e dimostrano, misurano e validano i processi di produzione e di organizzazione più virtuosi.

Insieme a loro, le schiere di esperti di ecopsicologia, che portano la natura nella consulenza psicologica, nella terapia e nel counselling. E insieme a loro, i milioni di educatori e insegnanti, esperti di nature connection ed ecologia, maestri di scuole nel bosco e genitori con i loro figli, impegnati nel riportare la natura nella propria esperienza di vita quotidiana.

Soltanto nel “Children & Nature Network“, presenti in oltre 80 nazioni nel mondo, si contano 44 milioni di aderenti, ed è un dato non aggiornato al 2016 (anno in cui questa organizzazione internazionale è approdata finalmente anche in Italia).

Ognuno di noi ha una parte da fare, in questa quinta rivoluzione industriale.

La natura sta tornando a farsi sentire, non possiamo più ignorarla come hanno fatto negli ultimi 200 anni i nostri bisnonni e i nostri padri. Gaia sta facendo il suo corso: sta richiamando all’ordine i suoi cuccioli umani, vecchi solo di 35.000 anni, a fronte di 3,8 miliardi di anni di storia della vita sulla terra.

“Siamo una specie giovane! Abbiamo tanto da imparare dalla natura e dalle specie più vecchie di noi, su come vivere e sopravvivere, con grazie ed eleganza, su questo bellissimo pianeta”.

[Janine Benyus]

Nel mio lavoro di formatrice esperta di leadership e teamship development, propongo un nuovo modello di leadership, che guarda alla natura come maestra e prende ispirazione dalla miriade di tipi di leadership presenti in natura per trovare strategie e soluzioni per la vita sulla terra.

Da 3,8 miliardi di anni la natura affronta e risolve i nostri stessi problemi di sopravvivenza, generando un’incredibile ricchezza di risorse per tutti i viventi.

Voglio facilitare un cambio radicale nel nostro modo di concepire il nostro rapporto con la terra: dal prendere dalla natura, all’imparare dalla natura, al sentirci parte di essa con un senso di riverenza per la sua magnifica intelligenza.

E’ quello che vivo in prima persona e sprimento giorno dopo giorno, da quando ho 4 anni e mi sono trasferita ad abitare in campagna, crescendo con alberi e animali come i miei migliori amici, trovando nella natura la forza per affrontare le esperienze non facili della vita, imparando con gli alberi ad amare e a rispettare il prossimo, ad ascoltare e a sentirmi parte della meravigliosa danza della vita.

La leadership ispirata dalla natura mostra esempi e casi reali che dimostrano l’efficacia e il successo dei modelli naturali.

Puoi leggere un esempio in questo articolo, dedicato alla leadership delle oche selvatiche.

Grazie di avermi letto fin qui!

Ne sono onorata. Spero di averti lasciato qualche piccola ispiorazione, e di averti fatto venire voglia di uscire ad ascoltare un albero o ad osservare un piccolo animale nel prato o nel giardino, per cogliere una delle tante lezioni che sicuramente ha da passarti.

Alla prossima!

Diana

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*Fonte: Wikipedia.

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La leadership delle oche selvatiche

La prossima volta che mia mamma mi darà dell’oca, non mi offenderò, anzi. La ringrazierò, perchè mi sta dicendo che sono un grandissimo esempio di leadership!
Eh sì: le oche manifestano alcuni comportamenti esemplari rispetto alla capacità di gestire teamwork e leadership lo stormo nel corso delle migrazioni e arrivare insieme alla meta.

Questi comportamenti sono stati studiati da alcuni esperti di comportamento organizzativo e biomimicry, e vengono oggi insegnati a manager e leader d’impresa per trarne ispirazione ed esempio.

Chi di voi ha già lavorato con me, sa che ho una passione per l’importazione di modelli naturali nelle organizzazioni umane.
Osservare la natura, studiarla e conoscerla, ma ancora di più, entrare con essa in connessione profonda ed empatia, ci porta ad amarla: è la nostra naturale biofilia (il senso innato di affiliazione con tutti gli esseri viventi) che si attiva.

Ho avuto la fortuna di studiare allo Schumacher College (UK) e approfondire il pensiero di Giles Hutchins, Fritjof Capra, Andy Fisher, Paul Hawken e molti altri ricercatori e consulenti di rilevanza internazionale, che stanno generando una vera e propria ondata di natura nel mondo del business e delle relazioni umane.
E vorrei anche io contribuire a ispirare le aziende e le persone con cui lavoro attraverso i modelli di comportamento che la natura ha selezionato come vincenti, in 3,8 miliardi di anni di evoluzione.

“Siamo una specie giovane”, come dice Janine Benyus (la fondatrice della biomimicry), dalla natura abbiamo tante cose da imparare.

Vediamo quindi insieme oggi cosa possiamo apprendere dalle oche selvatiche!


L’oca selvatica (Anser anser, Linnaeus 1758) è un uccello, appartenente alla famiglia degli anatidi. È talora chiamata “oca cenerina” proprio per la caratteristica sfumatura grigio-cenere del suo piumaggio. È considerata l’antenata dell’oca domestica europea, le cui penne venivano usate come calamo, volano o dardo per frecce.

[fonte: Wikipedia]

1. Il potere del feedback

COSA FANNO LE OCHE: Se vi è capitato di vedere mamma oca con i piccoli, avrete notato che a intervalli regolari la mamma lancia il suo tipico richiamo “Quack quack“, a cui fanno subito eco i piccoli, che rispondono con il loro tipico richiamo da cuccioli. Questo comportamento serve a mamma oca (ma è così anche per molte altre specie di uccelli) per monitorare il feedback della prole. E’ come se dicesse “Ci sei?” e i piccoli “Sì sì! Sono qui!”. Se manca una risposta da uno dei cuccioli, mamma oca ripete il richiamo senza guardare. Se non sente ancora risposta, si volta e inizia a cercare il pulcino smarrito o in difficoltà.

Si chiama “feedback loop” e in natura è una delle strategie fondamentali con cui le specie viventi sia animali che vegetali testano continuamente l’efficacia dei propri comportamenti in relazione con l’ambiente.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Quando lavoriamo in un gruppo, è importante definire appropriati feedback loop per monitorare il teamwork, il coinvolgimento, la motivazione e l’efficacia della prestazione di tutti i membri del team, e del team nel suo complesso.

Domande chiave:

  • Quale sarà il “Quack quack”, nel vostro gruppo? Cioè, come veririficherete di essere tutti sulla stessa barca, momento per momento del vostro progetto comune, remando insieme verso la meta?
  • Quali feedback vorrete ricevere dal vostro contesto, o dal “cliente” finale del progetto che state sviluppando?
  • Come monitorerete l’efficacia di quanto state facendo rispetto alla soddisfazione degli obiettivi personali dei membri del team, agli obiettivi del gruppo stesso, e agli obiettivi dei clienti o degil stakeholders con cui vi trovate a interagire?
  • Come misurerete la capacità del vostro team di portare vita al team, vita al contesto (l’organizzazione, i clienti, …), e vita alla vita?

2. Il potere dell’essere insieme

COSA FANNO LE OCHE: Volando a V le oche recuperano il 71% dell’efficienza di volo. Ecco il perchè di questa forma. L’oca che guida la formazione in volo sta davanti, e fa più fatica di tutte le altre perchè “apre la pista”, fendendo l’aria per prima, e facilitando di conseguenza il volo a tutte quelle dietro. Appena un’oca si allontana dalla V, sente subito la maggiore resistenza dell’aria, e cerca subito di volare più forte per tornare nel gruppo e avvantaggiarsi della corrente generata da chi sta davanti.

“La funzione crea la forma” (come diceva il mio maestro di contact improvisation Urs Staufer). La funzione del volo dello stormo a V è quindi aumentare l’efficacia della prestazione del team stesso. Tutti i suoi membri lo sentono, e lo sanno, e quindi cercano in ogni modo di stare all’interno del gruppo, per avvantaggiarsi della sua forza, e allo stesso tempo per contribuire attivamente ad esso. Vince la singola oca, vince lo stormo. E vince la più ampia missione della vita e della sopravvivenza della specie.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Il leader è davanti, in prima fila, ma non per motivi di prestigio o di potere, e soprattutto non è “sopra”, ma insieme con il resto del gruppo. Il leader è quello che fa più fatica perchè dà la rotta, fa da apripista, ispira con la forza dei valori, agendoli in prima persona, facilita il lavoro degli altri. Ci crede, e lo trasmette agli altri con il proprio esempio. Notiamo anche che nello stormo di oche in migrazione, l’oca è davanti ma è anche VICINA, in stretto contatto visivo e corporeo con le altre. Il flusso d’aria che genera è condiviso, c’è uno scambio diretto di suoni, movimento, calore, odore, fra l’oca davanti e le altre.

Inoltre, ogni membro del gruppo è incoraggiato a stare insieme agli altri, agendo in modo sincronizzato e con impegno verso i comuni obiettivi, perchè sa che da solo sarebbe più difficile. L’individuo ha bisogno del gruppo, e viceversa. E’ un legame in cui sia il singolo che il gruppo vincono. E insieme a loro, vince l’organizzazione nel suo complesso.

Domande chiave:

  • Nel tuo gruppo, quale posizione occupa il leader rispetto al gruppo?
  • Quanto il leader è vicino al gruppo, e come mantiene e coltiva questa vicinanza dal punto di vista sensoriale (presenza fisica) e cognitivo (scambio di idee, pensieri, feedback)?
  • Quanto il leader è capace di guidare, orientare l’impegno del gruppo, dare la direzione, con chiarezza ed efficacia?
  • Cosa può fare il leader per facilitare il lavoro degli altri, agevolare i compiti, rendere tutti partecipi del viaggio nella stessa direzione?

3. Il potere della leadership distribuita

COSA FANNO LE OCHE: Quando l’oca davanti è affaticata, vola nelle retrovie e subito qualcuna prende il suo posto alla guida dello stormo. Senza dubbi, esitazioni o malumori. L’oca davanti va indietro, qualcuno subito la sostituisce. Qualche “Quack quack” a commento, che potremmo tradurre come un “Mé so’ stràca” – “Bon, vado io!” (scusate il dialetto bergamasco, ma ci stava bene!).

E’ il potere della leadership condivisa e della leadership di rete (networked leadership), con la quale ogni membro del team ha la competenza e la facoltà di prendere la guida. Questa intelligenza distribuita appartiene ai gruppi umani così come ai gruppi naturali (mandrie, stormi, banchi di pesci, sciami) ed è un riflesso di quello che nella definizione di Intelligenza Primitiva potremmo definire “Intelligenza Collettiva“.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Costruire le competenze delle persone che lavorano con noi in modo da incentivare lo sviluppo della loro leadership, l’ownership dei processi del team, la possibilità di scambiarsi in posizioni di guida in fasi diverse del lavoro del gruppo. Incentivare le persone a riconoscere e sviluppare il proprio talento, la propria unicità, e costruire i gruppi in modo da ottenere la massima biodiversità possibile, e di conseguenza la massima ricchezza possibile di output e la migliore resilienza in ogni contesto e a fronte di un qualsiasi cambiamento.

Domande chiave:

  • Come sono distribuiti i ruoli all’interno del tuo gruppo? Quanto è biodiverso il tuo gruppo? Cioè: quanto è ricco e variegato il set di competenze, attitudini e stili di pensiero e comportamento?
  • Quanto è distribuita la leadership? Il capo è indispensabile? In caso di sua assenza o defaillance, che succede? Ci sono altre persone che possono prendere istantaneamente il suo posto?
  • Quanto è distribuita l’ownership degli obiettivi? Quanto le persone sentono di propria responsabilità il risultato del gruppo intero? E cosa potete fare perchè sia così?
  • Come reagiscono i membri del gruppo alle defaillance del leader / del capogruppo? Come reagiscono ai suoi errori, o alle sue debolezze? Quanto si lamentano le persone del gruppo di fronte a un cambiamento, o di fronte a una richiesta di maggiore impegno ed esposizione personale?
  • Quanto è fluida la gestione del cambiamento nel gruppo?
  • Quanto le persone sono proattive di fronte a improvvisi cambi di scenario che richiedono maggiore fatica a uno o più membri del gruppo?
  • Quanto le persone ragionano in termini di soluzioni, più che di problemi e di colpe?

4. Il potere del supporto reciproco

COSA FANNO LE OCHE: Quando un’oca dello stormo è in difficoltà (perchè stremata, o colpita da uno sparo, o per altri motivi che le impediscono di volare conlo stormo) lascia lo stormo e cerca rifugio o riparo a terra. Immediatamento 2 o 3 altre oche le si affiancano e stanno con lei finchè muore o recupera. Allora, tentano di unirsi al loro stormo, o ne aspettano un altro a cui aggregarsi, oppure ne formano uno nuovo loro stesse.

E’ la naturale predisposizione degil esseri viventi alla cura della vita della propria comunità. Quando uno dei membri è in difficoltà, qualcuno se ne prende cura, per portare avanti la missione della vita e della sopravvivenza del gruppo.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Quando uno dei membri del gruppo è in difficoltà, possiamo attivare la nostra capacità di prenderci cura del più debole, attivare empatia e desiderio di arrivare insieme alla meta, nessuno escluso.

Un essere umano che sta bene, è tranquillo e sicuro di sè, si presta senza esitazione a occuparsi delle difficoltà altrui. L’egoismo che ci fa ignorare le difficoltà altrui, o peggio ancora che ci fa desiderare di guadagnare sulle difficoltà altrui, scatta solo se siamo in difficoltà noi stessi, in una situazione di carestia, oppure di paura (spesso inconscia), in una situazione che ci fa sentire minacciati (anche solo a livello psicologico). La ricerca scientifica ha dimostrato ampiamente che il famoso detto “homo homoni lupus” non ha senso, così come la convinzione che gli esseri umani siano evoluti più sulla competizione che sulla cooperazione. La scienza oggi ci ha dimostrato che è solo cooperando e unendo le forze che le comunità umane sono riuscite a sopravvivere e riprodursi con successo fino ad oggi.

Domande chiave:

  • Come si reagisce, nel tuo gruppo, a un momento di difficoltà per uno dei suoi membri? C’è empatia, comprensione? Ci si attiva per cercare di capire quale è il problema che la persona sta vivendo, e aiutarla a risolverlo, o confortarla?
  • Come viene considerato chi sbaglia, nel tuo gruppo? Che visione c’è dell’errore, nella tua organizzazione? Come si approccia uno sbaglio? Con la ricerca del colpevole? O piuttosto con la ricerca dell’insegnamento e della lezione che si può trarre da quell’errore?
  • Quanto le persone si sentono sicure e protette nel tuo gruppo? E quanto nell’organizzazione più ampia intorno a voi?
  • Quanto verificate (ogni quanto, e con quali metodi) il benessere delle persone con cui vivete o lavorate, e vi accertate che nessuna variabile di malessere sia trascurata, in modo che tutti possano sempre sentirsi bene con il gruppo, e manifestare di conseguenza comportamenti di supporto e aiuto reciproco?

5. Il potere dell’incoraggiamento

COSA FANNO LE OCHE: Le oche in volo fanno il loro tipico suono starnazzante (“Honk honk!”). La sua funzione è in parte simile a quella del richiamo di mamma oca con i piccoli, una sorta di check della presenza e del benessere dei membri del gruppo, del tipo: “Uè ragazzi, tutto ok? Ci siete?!” – “Sì sì, tutto sotto controllo!”. Ma alcuni ricercatori dicono che il suo significato sarebbe in specifico quello dell’incoraggiamento: “Forza ragazze, dateci dentro!” – “Ok, avanti tutta!”.

Le oche, così come tutti gli esseri viventi, sanno che è importante manifestarsi reciprocamente apprezzamento, e riconoscere periodicamente il contributo individuale alla missione del gruppo.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: E’ importante dedicare il giusto tempo a incoraggiare i membri del gruppo verso l’obiettivo, riconoscendo il valore di quanto le persone stanno facendo, dedicando il giusto tempo a ricevere feedback su come sta andando, in modo da apportare aiuto se necessario, o da ritarare insieme la rotta ove opportuno. Alla fine, essere riconosciuti e “visti” per il proprio valore è uno dei driver principali della motivazione umana.

Ognuno di noi cerca sempre e soltanto di fare del proprio meglio per essere riconosciuto, e amato, e lo fa con le modalità che fino a quel momento della propria vita ha capito che funzionano. I nostri comportamenti sono il risultato della nostra storia e di quello che abbiamo capito di essere. Sentirci incoraggiati dagli altri ci dà forza, e ci invoglia a fare ancora meglio!

Domande chiave:

  • Quanto nel tuo gruppo ci si incoraggia periodicamente? Con quali rituali, azioni, comportamenti (individuali e di gruppo)?
  • Quanto (ogni quanto, con che metodo) ci si dedica a riconoscere i successi raggiunti? E quanto lo si fa in proporzione a quanto tempo si dedica a riconoscere i problemi e valutare le “colpe”?
  • Che risposta vedete nelle persone, quando le incoraggiate, o quando riconoscete il valore dle loro contributo all’impresa che state protando avanti?

6. Il potere del ciclo

COSA FANNO LE OCHE: Le oche selvatiche sono una specie migratrice. Si riproducono in primavera, generalmente tra Marzo e Maggio, in Islanda, Gran Bretagna, Scandinavia, Europa centrale, Russia e Cina nord-orientale. Svernano in alcune zone di una fascia che va dal Mediterraneo alla Cina orientale.

Come altre specie migratrici, le oche ci insegnano a onorare il potere del ciclo, riconoscendo che c’è un momento per procreare, un momento per la muta e per prepararsi al grande viaggio, un momento per migrare in cerca del posto migliore, momento per momento, dove poter vivere e sopravvivere.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: La contemporaneità del mondo occidentale è caratterizzata da un modo peculiare di vivere il tempo. Nella nostra cultura il tempo viene vissuto in modo lineare, come qualcosa che ha un’inizio e una fine, e che mangia la nostra vita inesorabiolmente. Prima del Cristianesimo, e ancora oggi nelle popolazioni di interesse etnologico di tutto il mondo, il tempo veniva concepito in modo circolare (simboleggiato dall’Uroboro), perchè connesso con il ciclico scorrere delle stagioni. In molte popolazioni tribali tuttora viventi (come ad esempio presso i boscimani), il tempo non viene misurato, non si sa che giorno è, o che ora è. Si vive, si ascolta momento per momento la vita per come si presenta, si decide momento per momento il da farsi. Si dorme e si mangia e ci si riproduce o si riposa seguendo la chiamata del proprio organismo, in risposta all’ambiente. Come fanno tutti gli altri esseri viventi ad eccezione dell’uomo.

Le oche selvatiche ci insegnano a reimpossessarci della nostra naturale capacità di sentire quando è il momento di fare qualcosa: quando è il momento di lavorare o prendersi una pausa, parlare o tacere, partire o di stare,  abbracciare una persona o  starle lontana,  fare sport o leggere un libro. Il nostro corpo lo sa. La nostra intelligenza primitiva, se la lasciamo fare, ci sa guidare, perchè è in diretta connessione con l’intelligenza della Natura, che ci ha forgiato in milioni di anni di evoluzione umana, e in miliardi di anni di evoluzione pre-umana.

Domande chiave:

  • Quanto nella tua organizzazione si vive una dimensione ciclica e quanto una dimensione lineare del tempo?
  • Ci sono picchi di lavoro e momenti di tranquillità, nel corso dell’anno?
  • Si onora la necessità organica delle persone di alternare lavoro e riposo, o “si tira” sempre (sia nell’arco della giornata, che nell’arco della settimana lavorativa ma anche nellorizzonte più ampio dell’anno intero)?
  • C’è una continua escalation nelle richieste al personale, per spremerle più possibile? Si massimizza o si ottimizza il loro tempo lavorativo?
  • Quanto la tua organizzazione permette l’autogestione del carico di lavoro, lasciando alle persone la facoltà di creare la propria curva prestazionale, nel rispetto degli obiettivi assegnati?
  • Gli orari e i turni di lavoro sono “organici” o forzati?
  • Le persone hanno la possibilità di prendersi vacanze nel momento in cui ne sentono la necessità, o devono sottostare a regole uguali per tutti?
  • Quanto ascolto si presta ai diversi bioritmi delle persone, e si incentiva le persone a onorarli, sapendo che la produttività complessiva poi ne beneficerà (come dimostra il caso di Richard Barnson con le politiche di gestione HR in Virgin).

Ecco, ho scritto come al solito un casino! Quindi se sei arrivato fin qui: COMPLIMENTI!

Che ci devo fare, ho veramente voglia di condividere con tutti gli insegnamenti che ricevo dalla natura, man mano che li scopro, e spero che tutti possiate trarne giovamento e ispirazione.

Ed è in arrivo un grande progetto, grandissimo, nel quale la natura sarà protagonista… e anche voi se vorrete averci uno spazio. Vi terrò aggiornati! Vi dico solo il titolo: THE DAILY NATURE ACADEMY.

Stay tuned!

Diana

Fonte: hello-moment-s.tumblr.com/post/134997639696

Fonte: hello-moment-s.tumblr.com/post/134997639696

 

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