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Forest bathing al chiaro di Luna il 26 Luglio 2018

Torna il Bagno di Bosco (Forest Bathing – Shinrin Yoku): una nuova occasione di immergersi nell’atmosfera del Bosco di Fiume, il 26 Luglio 2018 lungo il fiume Adda, fra Cassano e Fara Gera D’Adda, dalle 20,30 alle 22,30.

L’incontro si tiene il giorno prima della Luna Piena, che cade il 27 Luglio e quest’anno prevede anche un’eclissi totale, la più lunga del XXI° Secolo.

Il Bagno di Bosco è una pratica contemplativa che prevede la meditazione camminata, unita a pratiche di espansione della percezione sensoriale e della consapevolezza personale.

Le pratiche proposte si fondano su un’integrazione fra ecopsicologia, neuroscienze, coaching, zen e mindfulness.

Se ami la Natura, sei incantata dagli alberi, e sei disponibile a sperimentarti in un’esplorazione inusuale della notte e della sua atmosfera al chiaro di luna, è l’esperienza che fa per te!

Immersi nei profumi e nei suoni della notte, lungo il Fiume Adda, raggiungeremo uno spazio dove faremo insieme un bagno sonoro, ascoltando il suono di bastoni della pioggia, campane tibetane e altri strumenti musicali armonici.

Creeremo uno spazio in cui sciogliere ogni tensione, alleggerire il pensiero, trovare un ritmo lento in cui soltanto ascoltare, stare, sentire.

Sintonizzati con la nostra intelligenza primitiva, impareremo un modo semplice e intuitivo per chiedere un consiglio o un’ispirazione agli elementi naturali.

Luogo di ritrovo e istruzioni su cosa portare saranno fornite a chi si iscriverà scrivendo a diana@intelligenzaprimitiva.it.

L’evento si svolge in collaborazione con Menscorpore!

Ti segnalo inoltre alcune risorse sul sito web di Menscorpore, che ho scritto appositamente per darti la possibilità di conoscere alcune delle pratiche che propongo, e iniziare a sperimentarle da solo.

Ti aspetto!

Diana Tedoldi


PS: se questa esperienza ti ispira ma non puoi partecipare il 26, iscriviti al mio Corso online gratuitoPrimitivo in 7 Giorni“, per iniziare subito ad attivare la tua intelligenza primitiva! Riceverai 7 email, (una ogni 3 giorni circa), con riflessioni e pratiche da esplorare in prima persona.

PS2: la partecipazione al Bagno di Bosco del 26/7/18 è ad offerta libera. Invita chi vuoi! Per iscrivervi è sufficiente mandare una mail con nome e cognome dei partecipanti, e un numero di telefono di riferimento da contattare in caso di maltempo last minute.

 

 

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Nido di rondine caduto: ecco cosa fare

Quando cade un nido di rondine occorre intervenire al più presto per scongiurare la morte dei piccoli che non sono ancora in grado di volare.

È accaduto oggi, nella casa dove vivo, una vecchia casa di campagna (“Villa Campagnola”, la più antica casa del quartiere dove abito,  la Geromina a Treviglio) da sempre abitata da molte rondini che vengono qui da sempre a riprodursi nel periodo fra la Primavera e la fine dell’Estate.

Già negli ultimi anni abbiamo assistito a una significativa decrescita della popolazione residente di rondini, passando dai 7-8 nidi che c’erano nei vari androni della casa quando sono arrivata qui (nel 2009), all’attuale unico nido ancora utilizzato, al piano terra.

Questa riduzione corrisponde alla crisi di sopravvivenza in cui si trova questa specie, dovuta principalmente a:

  • riduzione di cibo disponibile, cioè di insetti (a causa dell’uso massiccio di insetticidi e pesticidi, e dei trattamenti per la disinfestazione dalle zanzare nelle città e altrove). Le rondini e i balestrucci, predatori diurni, possono inghiottire, in un solo giorno, una quantità di insetti pari a circa 170 grammi (quasi 8 volte il loro peso medio!) e sono quindi l’arma più ecologica e intelligente con cui combattere l’infestazione dalle zanzare. Anzichè usare gli insetticidi per difendersi dalle zanzare risulta molto più utile (e rispettoso della Natura) installare una decina di nidi artificiali, apprezzatissimi dalle rondini, come quelli che vende la LIPU (io ne ho comprati e installati due e sono stati molto utili per favorire la riproduzione delle rondini!). Un’altra alternativa è installare una Bat-Box (un riparo per pipistrelli, anch’essi avidi divoratori di insetti!
  • riduzione del loro habitat (abbattimento di case vecchie piene di nidi, disturbo dei nidi nel periodo riproduttivo  dal 15 Febbraio al 15 Settembre, distruzione dei nidi da parte di chi deve ristrutturare o dipingere le facciate esterne di casa, o da parte di chi non gradisce le cacchette che le rondini lasciano sotto ai nidi – senza pensare che basta posizionare un’assicciola almeno un metro sotto al nido per evitare di avere sporco, e al contempo proteggere queste delicata e preziosa specie).

Sapendo tutto ciò, io e i miei vicini siamo molto affezionati alle nostre rondini e cerchiamo di fare di tutto per proteggerle dai nostri gatti e da chi è meno sensibile alla loro bellezza e alla loro importanza nell’ecosistema.

Ecco dunque cosa ci è successo stamattina: io e le mie vicine eravamo sotto il portico a chiaccherare, quando a un certo punto sentiamo un sordo tonfo provenire dal punto in cui poco prima osservavamo contente mamma rondine portare cibo ai propri 5 piccoli, l’unica nidiata che quest’anno siamo riusciti ad avere.

Con orrore vediamo il nido delle rondini caduto dalla sua posizione originaria!

Con la scala vado subito su a vedere cosa è successo e trovo un amalgama di fango secco, paglia e rondinini, che mio marito è riuscito saggiamente a ricomporre, rimettendo i rondinini nel nido disfatto sul ripiano al di sotto della posizione originaria del nido, in attesa che mamma e papà rondine li vedessero e riprendessero ad accudirli.

INVECE NIENTE!

I genitori dei rondinini andavano avanti e indietro continuamente cercando i rondinini nel punto esatto dove era il nido, senza riuscire a vederli anche se erano ad appena un metro al massimo al disotto, come si vede nella foto. Si fermavano immobili lì sopra la porta di ferro sulla destra, senza degnare di uno sguardo i piccoli, silenziosi e spaventati, nel nido ricomposto.

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Allora abbiamo subito chiamato il Comando Provinciale della Polizia di Bergamo, che ha preso le nostre generalità e ci ha subito fatto ricontattare da un ornitologo della zona.  L’ornitologo è stato bravissimo e ci ha dato dei consigli utilissimi. Eccoli:

  1. Anzitutto non dobbiamo farci problemi a toccare con le mani gli uccellini perchè le rondini non hanno olfatto (come invece i mammiferi) e non si lasciano quindi turbare dall’eventuale odore “umano” che dovesse rimanere sui piccoli.
  2. Poi dovevamo prendere una scatola per le scarpe (o più piccola, meglio se beije o simile), rimettere dentro il nido ricomposto alla meglio, insieme ai piccoli, e rimettere il nido il più vicino possibile alla posizione originaria. Se si lascia il nido anche solo a qualche decina di centimetri di distanza, le rondini non lo vedono perchè loro hanno come riferimento la posizione precisa del nido dove l’hanno fatto. Incredibile ma vero.
  3. Abbiamo eseguito le indicazioni immediatamente, e nell’arco di un’oretta mamma e papà rondine hanno ripreso a dare da mangiare ai piccoli.

MISSIONE COMPIUTA!

Salvare degli animali è veramente una cosa che riempie il cuore!

Ecco il video in cui vi racconto tutto.

Come sapete, le rondini sono una specie protetta. Il che significa (grazie al Cielo!) che è vietato cacciarle, ucciderle o disturbarle, e che è d’obbligo proteggerle e segnalare alle autorità competenti eventuali illeciti.

I loro nidi, le uova e i nidiacei sono protetti dalla legge n. 157/92 e dall’articolo 635 del codice penale, che ne vieta l’uccisione e la distruzione, insieme a quelli del balestruccio (Delichon urbicum) e del rondone (Apus apus).

Se vedete qualcuno che distrugge i nidi o provoca qualsiasi forma di disturbo alla specie, occorre segnalare subito l’evento al Corpo Forestale dello Stato al numero di telefono 1515, oppure al Comando Provinciale della Polizia o alla Polizia Municipale.

Spesso infatti le persone non pensano che non siamo gli unici abitanti del pianeta, e che anzi siamo circondati da altri esseri viventi, ognuno con le proprie esigenze vitali e le proprie preoccupazioni per riuscire a sopravvivere, proprio come noi.

Possiamo contribuire in prima persona non solo salvando gli animali in pericolo o informando le autorità in caso di illeciti, ma anche informando le persone stesse che non sono al corrente di alcune semplici pratiche a protezione di questi bellissimi esseri viventi:

  • chi vuole abbattere o distruggere i nidi perchè deve tinteggiare i muri esterni di casa: in questo caso possiamo informarli che la legge impone di tinteggiare al di fuori del periodo riproduttivo (15 Febbraio –> 15 Settembre), e in ogni caso i nidi vanno lasciati dove sono, girando intorno al nido con la pittura per permettere alle rondini, l’anno successivo, di ricolonizzare il nido già pronto per una nuova nidiata (rifarne uno nuovo è estremamente dispendioso dal punto di vista energetico, per uccelli che sono appena arrivati in migrazione dall’Africa!);
  • chi distrugge i nidi per liberarsi da qualche cacchetta sotto al proprio nido: possiamo invitare la persona a posizionare una piccola asse sospesa sotto al nido, per proteggere il suolo dallo sporco, e le rondini dai disturbi di gatti o persone.

Nel caso in cui chi sta per delinquere non ne vuole sapere di rispettare la legge, occorre segnalare tutto prontamente alle autorità.

Vi segnalo infine questi link utili:

Spero di esservi stata utile!

Fatemi sapere se avete usato queste indicazioni con successo come è capitato a me.

Aiutiamo la Natura con tutte le nostre forze. Noi siamo Natura.

Diana Tedoldi

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Il Forest Coaching: corso gratuito online il 5-7-18.

FOREST COACHING: CONOSCI TE STESSO IMMERGENDOTI IN UN BOSCO.

Giovedì 5 luglio dalle 21.00 alle 22.00.

Corso online gratuito per GreenMe.

Il Forest Coaching è una nuova modalità di lavoro su di sè che ho sviluppato attraverso oltre 20 anni di ricerche su ecopsicologia, neuroscienze, coaching e connessione con la Natura.

Mettermi in ascolto del mondo naturale, degli alberi in particolare, è per me sempre stato il modo con cui generare orientamento e benessere nella mia vita.

Spesso scherzando dico che un melo mi ha insegnato a stare al mondo e a trovare marito quasi a 40 anni… ma se ci penso non è poi così lontano dalla realtà! 🙂

Praticando mindfulness e ascolto consapevole in connessione con gli alberi dal 2002 ad oggi, in ogni stagione, con qualsiasi meteo, mi ha permesso di mettere a punto una serie di pratiche che oggi uso nelle mie sessioni di coaching.

Incontrare boschi di ogni età e dimensione, attraverso il bagno di bosco (Shinrin Yoku) e le meditazioni camminate, ho imparato a sintonizzare il mio paesaggio interiore con la natura intorno a me.

Senza bisogno di grandi guru o teorie rivoluzionarie, il bosco sa silenziosamente guidarci a ritrovare noi stessi, il nostro centro, il nostro allineamento profondo. E una volta che siamo in questo nostro centro vibrante e pulsante di energia, ritroviamo la nostra connessione con il resto della comunità vivente: il mondo vegetale, gli animali e gli altri esseri umani, tutti parte della stessa rete di relazioni che chiamiamo Natura. Da qui, ogni cosa è più facile, leggera, semplice. Siamo meno soli di fronte alle nostre sfide quotidiane.

Partecipando al webinar sul Forest Coaching il prossimo 5 Luglio imparerai 3 pratiche da applicare nella tua vita quotidiana per sviluppare consapevolezza di te, riconoscere la tua direzione, affrontare le piccole difficoltà quotidiane, trovare la risposta a un problema pressante, alleggerire il pensiero da ansie e tensioni.

Ti aspetto!

Clicca QUI per scoprire tutto il programma, e QUI per iscriverti.

In ascolto,

Diana Tedoldi

P.S. Se vi interessano i temi di cui parlo, potrete trovare molti altri miei corsi nella piattaforma TuVali a questo link.

P.S. bis: se ti interessa il webinar, ma non potrai essere presente in diretta, scrivimi a contatto @ intelligenzaprimitiva . it. Ti manderò la registrazione del webinar!

P.S.ter: leggi anche questo articolo per saperne di più!

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Photo by NordWood Themes on Unsplash

Il calendario degli intenti: come prepararsi per il 2018.

Oggi è l’ultimo giorno del 2017, e in questi giorni ci è naturale fare un bilancio dell’anno trascorso, e allo stesso tempo mettere a fuoco i nostri desideri per il nuovo anno.
10 anni fa ho scoperto un semplice e divertente (e anche un po’ magico!) modo con cui invitare i nostri sogni e desideri a realizzarsi: il Calendario degli Intenti per il nuovo anno.
L’ho imparato grazie alla mia cara amica Ilaria Bianchini, e in tutti questi anni ho sempre mantenuto la tradizione di farlo e tenerlo con me per tutto l’anno, aiutandomi a tenere viva la mia attenzione sulla realizzazione dei miei desideri.
Quest’anno, per il secondo anno, lo propongo in partnership con l’associazione Menscorpore di Treviglio, e lo affianco all’esperienza rigenerante del massaggio sonoro (parte delle pratiche che insegno nel corso Rhythm Ambassadors, sul Metodo Drum Power).

Qui sotto alcune informazioni, tutti i dettagli a QUESTO LINK!

Ti aspetto, per mettere il tuo nuovo anno sotto la buona stella della tua intelligenza primitiva.

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Un evento per iniziare il nuovo anno con creatività e ispirazione.

Un pomeriggio da passare insieme gustando i benefici di un Massaggio Sonoro eseguito con strumenti armonici e a percussione di ogni forma e vibrazione, seguito da un laboratorio di costruzione di un personalissimo Calendario degli Intenti, per mettere a fuoco i nostri desideri per il 2018 e trasformarli in un bellissimo collage di immagini ritagliate che ci ispireranno, guideranno e motiveranno per tutti i mesi a venire.

Cosa serve: abbigliamento comodo; un grande cartoncino (50×70) del colore preferito; forbici per carta; colla stick; riviste ricche di immagini (almeno 5) da condividere con il resto del gruppo.

ISCRIZIONE OBBLIGATORIA SEGUENDO LE INDICAZIONI A QUESTO LINK.
Massimo 15 partecipanti (ancora 10 posti liberi ad oggi).
Contributo libero.

Vi aspetto!

Con i migliori auspici che il 2018 porti più ben-essere a noi, alle persone che amiamo, e alla Terra.

Diana Tedoldi

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Photo by Jamie Street on Unsplash

Branco dei Fans dei Luf

Trionfo primitivo per Davide Van De Sfroos a San Siro

9 Giugno 2017: Davide van De Sfroos in concerto allo Stadio di San Siro (Milano).

Fra luna piena, lupi, maschere e la presenza di ospiti speciali come Fabio Treves, il Cimino e uno sciamano Azteco, si è consumato ieri sera con Davide van De Sfroos un grande rituale collettivo con migliaia di fans da tutta Italia.

Perché l’obiettivo ieri sera non era riempire San Siro, anche se alcuni dei cosiddetti “critici musicali” (più critici che musicali!) puntano le proprie povere osservazioni sul fatto che “solo” 20.000 persone rendono San Siro più vuoto che pieno.

L’obiettivo era molto più alto, e non basato sui numeri ma sulla qualità dell’esperienza che Davide Van De Sfroos ha voluto offrire ai propri fans.

 

Il Branco - Fans Club dei Luf.

Il Branco – Fans Club dei Luf in trasferta a San Siro!

Davide voleva realizzare una grande festa, e alla grande l’ha organizzata, invitando sul palco con lui i pezzi grossi del folk rock, del blues e del country-bluegrass in Italia: I Luf, la Gnola Blues Band e gli Shiver, oltre 20 persone dedicate a dare vita e anima ai suoi brani più famosi.

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Gran finale San Siro – Davide Van de Sfroos con I Luf, 9-6-2017.

Ma quello che io ho colto come orizzonte più ampio di questa grande festa è la dimensione antropologica e rituale, nella quale ho riconosciuto le stesse caratteristiche delle feste sacre che nelle popolazioni di interesse etnologico tuttora caratterizzano i momenti di passaggio di una comunità, con il periodico rigenerarsi della forza della comunità stessa.

San Siro - Davide Van de Sfroos

La strega della Luna Piena San Siro – Davide Van de Sfroos con gli Shiver Folk. 9-6-2017.

Dall’alba dei tempi l’uomo celebra i propri legami sociali cantando, suonando, ballando e mangiando tutti insieme. È ciò che è accaduto ieri sera a san Siro nella community dei fans di DVDS, dove il fatto di cantare, suonare, ballare e mangiare tutti insieme ha permesso alle persone di vivere un momento di profonda connessione reciproca, ma anche di liberazione emozionale e di connessione con valori eterni: quelli dell’amore, della famiglia, del coraggio, dell’amicizia, della relazione con il sacro, delle storie di chi ha superato sfide impossibili, delle cose ridicole e misteriose che affollano la nostra vita umana.

I Luf a San Siro con Davide Van de Sfroos, 9-6-2017.

I Luf a San Siro con Davide Van de Sfroos, 9-6-2017.

Gli stessi valori cantati dal Davide, il motivo profondo della sua capacità di attrarre una massa di fan di ogni età.

Le gesta cantate nella Ballata del Cimino, lo sconvolgimento del Cyberfolk, l’entusiasmo travolgente del Carnevaal de Schignan, la magia di Yanez, la malinconia e la fatica di Akuaduulza, la sacralità dello Sciamano, le memorie strazianti di Hoka Hey.

Davide sa parlare a tutti, e nello scegliere le band che lo hanno affiancato in questa grande impresa di San Siro, ha ascoltato il cuore e l’anima di tutti i suoi fan, offrendo loro la freschezza e l’energia degli Shiver, la potenza e il vigore dei Luf, che da 15 anni calcano palchi di ogni dimensione, l’intensità e la profondità dalla Gnola Blues Band.

Con gli Shiver, al suo fianco nell’ultima tournee, ha aperto lo spettacolo. La visibile emozione iniziale della giovane band ha lasciato poi spazio a disinvoltura e divertimento, interpretando con padronanza una scaletta strepitosa fatta da pezzi forti come Lo sciamano, La balada del Genesio, Televisiun, Nona Lucia, Il costruttore di motoscafi, Grand hotel, gran finale con cori da stadio (giustamente!), subito prima di passare la staffetta al branco di lupi pronti a ululare alla luna piena.

I Luf (in dialetto camuno, “I Lupi”), erano letteralmente accompagnati dal loro Branco, il nome del fans club (organizzato per l’occasione con pullman dalla Val Camonica e dalla Brianza per non mancare al grande evento) che fra striscioni e cori ha accompagnato l’esibizione del gruppo con l’affetto che solo chi canta con il cuore sa generare.

Luf con Davide Van De Sfroos

I Luf con Davide Van De Sfroos in sala prove prima del concerto del 9 Giugno 2017 a San Siro.

Nove vichinghi grandi e grossi (due di loro in kilt!) hanno riempito il palco con una potenza di suono che ha fatto saltare lo Stadio, grazie a nuovi arrangiamenti “alla Luf” realizzati ad hoc per l’occasione, per brani da veri guerrieri del folk rock.

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I Luf.

Hanno così potuto prendere nuova vita anche pezzi che i fan di Davide Van De Sfroos desideravano da anni senza mai poterli ascoltare dal vivo come El mustru, oltre a De sfroos (travolgente apertura che ha sconvolto e coinvolto la massa di fan che saltava e pogava nel prato), El diavul, La ballata del Cimino (con il Cimino in persona sul palco con un finto grande pacchetto di sigarette sulle spalle da cui estraeva vestiti buttandoli sul pubblico, a mimare il suo tuffo nudo nel lago per fuggire alle guardie che lo ricercavano per contrabbando).

La Ballata del Cimino

La Ballata del Cimino – concerto di Davide Van De Sfroos con I Luf allo Stadio di San Siro (9-6-17). Guarda il video QUI.

E ancora I Luf con Davide van De Sfroos danno vita a Il duello, E semm partii (con un coro da brividi!), Il figlio di Guglielmo Tell (con una parte di arrangiamento in chiave reggae divertentissima e coinvolgente).

Concerto davide Van De Sfroos a san Siro, 9-6-17.

I Luf in concerto con Davide Van De Sfroos a San Siro – 9 Giugno 2017.

Fino al tripudio finale con El carnevaal de Schignan, in occasione del quale sul palco sono salite le maschere del carnevale di Schignano (che poi hanno girato fra il pubblico, generando scompiglio e sorpresa, oltre ad un mare di selfie – fra cui il mio!), a sottolineare la forte connessione del cantautore con la terra e le sue tradizioni più ancestrali. Un momento di puro teatro antropologico, di linguaggio simbolico universale e transculturale. Potente. Arcaico. Primitivo!

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El Carnevaal de Schignan – una maschera con Diana Tedoldi!

Poi lo stadio sprofonda nelle emozioni di Ventanas, 40 pass e La figlia del Tenente, con un accompagnamento quasi acustico che lascia ai fans qualche minuto di emozione più intima, prima di passare al gran finale con la Gnola Blues Band e La machina del ziu Toni, Cauboi, Il paradiso dello scorpione, Yanez, Akuaduulza, Hoka hey, Pulenta e galena fregia, Cyberfolk.

La maggior parte dei pezzi erano accompagnati dal coro di fans che dal prato alle tribune inondava tutto di voce e di emozione, in un bagno di sudore determinato non tanto dalla calura estiva, quanto dalla voglia di partecipare ballando, cantando, saltando, urlando e ridendo, per esprimere piena comunanza con il proprio vate musicale e con gli altri 20.000 fratelli tribali.

20.000 fans a San Siro per Davide Van De Sfroos.

La tribù dei 20.000 fans di davide Van De Sfroos a San Siro.

Alcune perle di pura magia hanno poi impreziosito questo set di artisti di altissimo livello.

Fra di esse, lo sciamano azteco “Pioggia di fuoco” (Xiukiauitzincheko), che ha benedetto il palco la sera prima del concerto, ed è salito on stage in occasione del suggestivo Hoka Hey.

Ma anche il puma di Lambrate, Fabio Treves, nella parte travolgente di armonica su “Il paradiso dello scorpione”, il grande padre del blues che da anni calca i più importanti palchi d’Italia (inclusa l’apertura del concerto di Bruce Springsteen al Circo Massimo di Roma nel 2016).

Sono sincera: non conoscevo bene il repertorio di Davide Van De Sfroos. E mi è spiaciuto non sapere i testi a memoria per potermi immergere nell’onda di voci che mi avvolgeva.

Ma con questo concerto mi sono innamorata della profondità dei testi, della semplicità e schiettezza del cantautore, una persona che trasmette la tranquillità dell’autenticità e della propria umile verità. La forza di essere quello che sei, niente di più e niente di meno. Un modo di essere e di vivere che ti arriva forte e chiaro guardandolo sul palco. Un atteggiamento sincero che genera libertà e leggerezza. La piena espressione di ciò che chiamo “Intelligenza Primitiva”, quell’intelligenza che viene dalla Terra e che, quando la ascoltiamo, ci fa capire chi siamo e come stare al mondo.

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Davide Van De Sfroos a San Siro durante “E semm partii”, con I Luf.

E secondo me non è un caso che il concerto sia stato fatto in Luna Piena, a testimoniare la pienezza dei risultati conquistati dal cantautore di Monza cresciuto a Como, che da 25 anni calca le scene con il suo spirito primitivo.

Gli Shiver con Davide Van De Sfroos.

Luna Piena con Strega – il bellissimo fondale del concerto di Davide Van De Sfroos con gli Shiver, sul palco di San Siro.

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Bagno di Bosco con Diana Tedoldi

Bagno di bosco il 1° Luglio nella Bassa Bergamasca

Vi aspetto per una nuova esperienza di Bagno di Bosco a Fara Gera d’Adda, nel Bosco dei Dossi, il prossimo 1° Luglio dalle 10 alle 13.

L’esperienza nasce dalla collaborazione con Menscorpore, l’associazione di Treviglio dedicata alla cura del ben-essere delle persone, con decine di percorsi attivi, e deriva direttamente dallo Shinrin-Yoku, il bagno di foresta praticato in Giappone sin dagli anni ’80.

Numerose ricerche dimostrano i benefici di esperienze di ascolto e contemplazione in relazione con l’ambiente naturale, il bosco in particolare. Scopri qui il contenuto del corso online che ho recentemente tenuto per Greenme.it, il portale italiano di riferimento per gli amanti dle vivere sano ed ecologico.

Incontreremo il nostro lato più selvatico attraverso pratiche di consapevolezza basate su respiro, silenzio, camminare in ascolto,  attivazione sensoriale, sapere intuitivo, creazione musicale in relazione con gli elementi naturali.

Ritroveremo la nostra connessione con il respiro della terra nel profumo delle foglie, nel silenzio del vento, nell’incanto dei colori delle stagioni.

Celebreremo la bellezza e la forza di sentirci insieme, noi e il bosco, come un’antica tribù, risvegliando la nostra intelligenza primitiva e collettiva.

Esploreremo insieme alcuni semplici pratiche di Nature Coaching ed Ecoterapia, che puoi approfondire anche ascoltando i miei webinar su Youtube a questi link:

Scoprite di più sul Bagno di Bosco guardando il mio video sulla connessione con gli alberi, a questo link.

Webinar - Come connettersi con gli alberi.

Webinar su Youtube con Diana Tedoldi sulla connessione con gli alberi.

 

L’esperienza è aperta a tutti, con contributo libero.

Cliccate su questo link per tutti gli approfondimenti, la descrizione completa dell’esperienza e l’indirizzo dell’appuntamento.

Vi aspetto!

Diana Tedoldi

 

PS: se vuoi scrivimi a contatto@intelligenzaprimitiva.it per avere informaizoni direttamente da me!

PS2: a Gennaio 2018 partirà la prima formazione sul nature Coaching, imparando a guidare esperienze individuali e di gruppo di connessione con la natura. Maggiori informazioni presto in uscita sul mio sito web personale www.dianatedoldi.com.

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Ecoterapia e nature coaching: nuovo corso online

Con 500 iscritti al corso e 104 partecipanti alla diretta web, il 20 Settembre 2016 ho tenuto il primo corso online gratuito sul tema “Ecoterapia: benessere per noi e per il pianta“: un’introduzione al mondo dell’ecopsicologia, dell’ecoterapia, del nature coaching e della connessione con gli alberi.

L’8 Novembre abbiamo fatto il bis, con un nuovo corso online gratuito, sul nature coaching: altri 500 iscritti e più di 150 partecipanti alla diretta web: sono stata proprio felice!

Clicca qui per avere le slide della presentazione che ho usato durante il corso e iscriverti al prossimo corso in 4 incontri online gratuiti, tutti i martedì di Novembre alle 21, più il primo martedì di dicembre, sempre alle 21!  Lasciandoci la tua email, se non puoi partecipare ti invieremo la registrazione del webinar, per ascoltarlo quando preferisci.

Ecco il programma dei 4 incontri:

  • 15-11-16: Ecoterapia: benessere per noi e per il pianeta.  Approfondiremo cosa è l’ecoterapia, come si differenzia dal nature coaching e dall’ecopsicologia, come formarsi per diventare ecoterapeuti e condividerò alcune semplici pratiche ecoterapiche che potrete fare subito, da soli, per ritrovare il vostro benessere nella quotidianità. (Questo webinar è il REPLAY LIVE del corso andato in onda per GreenMe lo scorso 20 Settembre).
    Richiedi QUI le slide del corso.
    Clicca qui il 15-11-16 alle 21 per partecipare al corso.
  • 22-11-16: Nature deficit disorder: cosa è il disturbo da mancanza di natura, come prevenirlo e come curarlo, per voi stessi e in famiglia. Cosa è l’amnesia ecologica e come tutti ne siamo soggetti, e le più recenti ricerche scientifiche che dimostrano gli effetti benefici della natura sul nostro benessere, sulla qualità della vita e sulle nostre relazioni.
    Clicca qui il 22 Novembre alle 21 per partecipare al corso.
  • 29-11-16: Tree connection: come connettersi con gli alberi e la loro forza. Cose da fare (e cose da non fare!). Come fare un bagno di foresta (Shinrin Yoku) e le ricerche che dimostrano il beneficio dei bagni di bosco o di foresta sul nostro benessere personale.
    Clicca qui il 29 Novembre alle 21 per partecipare al corso.
  • 6-12-16: Nature coaching: ripeteremo il webinar dell’8 Novembre che ho tenuto per GreenMe, per tutti quelli che si erano iscritti ma poi non hanno potuto partecipare. Parleremo di cosa è il Nature Coaching, chi è il nature coach, come diventarlo. Al termine della presentazione condivideremo con voi 3 pratiche per imparare ad ascoltare la natura e connetterci con gli elementi naturali, per trovare soluzioni alle nostre difficoltà quotidiane (sovraccarico mentale, stress, ansia).
    Clicca qui il 6 Dicembre alle 21 per partecipare al corso.

Restate aggiornati anche via Facebook, cliccando Mi Piace sulla pagina di Intelligenza Primitiva!

Una pioggia di domande alla fine dei webinar del 20 Settembre e dell’8 Novembre mi ha permesso di dare riscontro a questa ondata di interesse per un tema nascente in Italia, e ancora molto giovane in generale nel mondo.

Nonostante l’ecopsicologia sia nata già negli anni ’90 del secolo scorso (Roszak, Gomes e Kanner, 1995), e il termine ecoterapia esista da 20 anni (Clinebell, 1996), la professione dell’ecoterapeuta è ancora in fase di definizione e focalizzazione.

Ed è proprio questo ciò di cui vogliamo occuparci: stiamo dando vita a un collettivo che farà nascere l’Associazione Italiana per l’ecoterapia, la wilderness therapy, l’adventure therapy e il coaching in natura.

Sarai dei nostri?

Se ti interessa il tema, hai competenze specifiche da offrire nell’aiutarci a definire standard qualitativi per la formazione, la definizione delle competenze e delle aree di pertinenza dell’ecoterapeuta, scrivimi a contatto@intelligenzaprimitiva.it e parliamone.

Nel 2017 abbiamo anche in programma quattro ambiziosi progetti:

  • La nascita della prima scuola triennale ECO-SOMA (orientamenti opzionabili: counselling a orientamento ecopsicologico, ecoterapia e danzaterapia). Se ti interessa avere più informazioni, scrivimi.
  • Il lancio della Daily Nature Academy, un portale online (in lingua inglese), attraverso cui veicolare articoli, ricerche, esperienze e percorsi inerenti ad ecopsicologia, ecoterapia e coaching in natura. Se vuoi contribuire con articoli o idee, scrivimi!
  • Una nuova formazione internazionale di coaching in natura, in modalità mista online e LIVE, con una settimana finale di esperienza in natura nelle Isole Eolie, fra terra, mari, venti e Vulcani (Estate 2017).

Ti aspetto!

Nel pieno dell’autunno, un abbraccio di foglie e colori.

Diana Tedoldi

contatto@intelligenzaprimitiva.it

Nature coaching

nature coaching webinar

 

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Nature connected business: la quinta rivoluzione industriale

Nel mezzo della più acuta crisi economica, umanitaria, sociale ed ambientale della storia dell’uomo, un movimento internazionale di giornalisti, ricercatori, esperti di biomimicry, ecopsicologia, nature connection e business inspired by nature sostiene che siamo sulla soglia di un cambiamento epocale del nostro modo di vivere e lavorare, con la fine del capitalismo e del consumismo e l’inizio di una quinta rivoluzione industriale che si baserà sulla sharing economy e sulla riprogettazione dei sistemi di produzione e commercio in modo da incorporare i Life’s Principles (i principi di organizzazione dei sistemi viventi) nei sistemi organizzativi umani.

Ma cerchiamo di capire da dove arriviamo.

LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE* ebbe luogo nella seconda metà del ‘700 e interessò prevalentemente il settore tessile-metallurgico con l’introduzione della spoletta volante e della macchina a vapore.

LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE viene fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.

LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE* si riferisce agli effetti dell’introduzione massiccia dell’elettronica, delle telecomunicazioni e dell’informatica nell’industria come alla terza rivoluzione industriale, che viene fatta partire dal 1970.

LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE non ha ancora una data precisa, ma si riferisce alla massiccia presenza di internet e dei sistemi cloud nel mondo del lavoro, unitamente all’integrazione di sistemy cyber-fisici, con macchine cosidette “intelligenti” (io non userei questo termine applicato ad una macchina, in ogni caso!) in grado di interagire con l’uomo.

Questi 4 step di rivoluzione progressiva del modo con cui l’uomo si procura di che mangiare e vivere hanno portato appunto all’attuale crisi globale, e questo risultato catastrofico per la popolazione mondiale /umana e non umana) dimostra quanto ognuno di questi 4 step fosse fondato su due grandi illusioni:

  1. Possiamo crescere senza limiti.
  2. Le risorse della terra non avranno mai fine.

Oggi sappiamo che non possiamo continuare a sperare che sia così.

I convenzionali modelli di produzione industriale sono messi in discussione da questa drammatica condizione planetaria, a cui occorre trovare, subito, un rimedio.

“We cannot solve the problems in the world with the same level of thinking that brought them about in the first place”.

[Albert Einstein]

LA QUINTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE è la rivoluzione, già in corso, che vedrà esplodere le economie collaborative e rinascere quel naturale senso di affiliazione fra uomo e natura (la biofilia innata di ogni essere vivente) che è stato spazzato via dal positivismo.

Grazie a Cartesio e al suo “Cogito ergo sum“, tutto l’essere è stato infatti spostato nell’uomo, spogliando la natura di vita e intelligenza, e rendendola così una materia inerte da depredare e spogliare.

Con questa operazione, l’uomo si è ritrovato solo in un mondo desanimato, solo contro gli elementi naturali, di cui si è nominato padrone, libero di disporne a proprio piacimento e volontà, senza considerare l’impatto della propria azione nell’orizzonte ecosistemico più ampio, con i suoi delicati equilibri fra le diverse specie che lo abitano, di cui l’uomo è solo una parte.

Allo stesso tempo, una natura senza vita e intelligenza era funzionale alla nascita del capitalismo, che proprio sulla dicotomia mente-corpo e uomo-natura di sorregge.

“Non vai coi bulldozer in una foresta se pensi che sia un essere vivente necessario per la tua stessa sopravvivenza”.

[Jon Young]

E ora, di fronte al fallimento conclamato di questo pensiero meccanicistico e riduzionista, stiamo finalmente rendendoci conto che è necessario recuperare un pensiero dell’inter-relazione e dell’inter-dipendenza di tutte le cose sul pianeta.

E’ il “System’s thinking“, che ha fra i suoi araldi Fritjof Capra (il famoso autore de “Il Tao della Fisica”), Peter Senge, Derek Cabrera.

Recuperando la consapevolezza della nostra connessione con il cosmo vivente, possiamo recuperare il senso profondo di compartecipazione alla vita e la responsabilità di contribuire al suo mantenimento, adoperandoci perchè il nostro passo sia sostenibile per la terra che ci porta.

Così, il business riorienta la propria direzione, passando dal profit-based al value-based thinking, dove in quel “valore” è incluso non solo il valore per l’imprenditore, ma anche il valore umano, sociale e ambientale generato dall’impresa nell’ecosistema (più o meno locale o globale, a seconda delle dimensioni e della dislocazione) a cui appartiene e nel quale si colloca.

Come dice Giles Hutchins (autore di “The Nature of Business”):

“La filosofia del Take – Make – Waste ha portato all’intossicazione della terra e dell’acqua. […] Il business convenzionale, come è stato portato avanti finora, aveva una concezione incompleta del termine “profitto”. Ma nei costi e nel valore di un prodotto, infatti, non sono abitualmente incluse molte variabili inerenti ai costi e al valore sociale e ambientale di quel prodotto e di quel processo produttivo. Il prezzo che paga il consumatore non riflette il vero, e completo, valore di quel prodotto o servizio. Quindi il modo convenzionale di calcolare costi e profitti, e incompleto.”

Iniziative come “Sustainable Brands” dà la misura di quanto questo nuovo approccio alla generazione di valore da parte di un’impresa approccio sia ormai da qualche anno penetrato anche nelle maggiori società del mondo. E questo ci deve dare speranza, e invogliare a contribuire in prima persona a cambiare il mondo: come consumatori capaci di pilotare le scelte industriali, scegliendo a chi dare i nostri soldi, a quali brand, in base alla loro virtuosità ambientale o meno. Ma anche come protagonisti di questa rivoluzione del pensiero dell’inter-relazione, imparando a osservare ogni nostra azione attraverso 3 domande potenti, come riferisce Maia Cornacchia citando gli Indiani d’America:

“Prima di fare una cosa o di prendere una decisione fatti tre domande: questa cosa dà vita a me? Dà vita agli altri? Lascia vita dietro di sé? E se non puoi rispondere di sì alla prima domanda non la fare, perché se non dà vita a te non la dà neanche agli altri e non lascia vita dietro di sé”.

Insieme a questo mondo di imprese che puntano all’etica e alla sostenibilità (o meglio ancora: alla rigeneratività), c‘è tutto il mondo di chi queste imprese le orienta, facilita, forma: i consulenti e i formatori,i ricercatori e gli scienziati che studiano e dimostrano, misurano e validano i processi di produzione e di organizzazione più virtuosi.

Insieme a loro, le schiere di esperti di ecopsicologia, che portano la natura nella consulenza psicologica, nella terapia e nel counselling. E insieme a loro, i milioni di educatori e insegnanti, esperti di nature connection ed ecologia, maestri di scuole nel bosco e genitori con i loro figli, impegnati nel riportare la natura nella propria esperienza di vita quotidiana.

Soltanto nel “Children & Nature Network“, presenti in oltre 80 nazioni nel mondo, si contano 44 milioni di aderenti, ed è un dato non aggiornato al 2016 (anno in cui questa organizzazione internazionale è approdata finalmente anche in Italia).

Ognuno di noi ha una parte da fare, in questa quinta rivoluzione industriale.

La natura sta tornando a farsi sentire, non possiamo più ignorarla come hanno fatto negli ultimi 200 anni i nostri bisnonni e i nostri padri. Gaia sta facendo il suo corso: sta richiamando all’ordine i suoi cuccioli umani, vecchi solo di 35.000 anni, a fronte di 3,8 miliardi di anni di storia della vita sulla terra.

“Siamo una specie giovane! Abbiamo tanto da imparare dalla natura e dalle specie più vecchie di noi, su come vivere e sopravvivere, con grazie ed eleganza, su questo bellissimo pianeta”.

[Janine Benyus]

Nel mio lavoro di formatrice esperta di leadership e teamship development, propongo un nuovo modello di leadership, che guarda alla natura come maestra e prende ispirazione dalla miriade di tipi di leadership presenti in natura per trovare strategie e soluzioni per la vita sulla terra.

Da 3,8 miliardi di anni la natura affronta e risolve i nostri stessi problemi di sopravvivenza, generando un’incredibile ricchezza di risorse per tutti i viventi.

Voglio facilitare un cambio radicale nel nostro modo di concepire il nostro rapporto con la terra: dal prendere dalla natura, all’imparare dalla natura, al sentirci parte di essa con un senso di riverenza per la sua magnifica intelligenza.

E’ quello che vivo in prima persona e sprimento giorno dopo giorno, da quando ho 4 anni e mi sono trasferita ad abitare in campagna, crescendo con alberi e animali come i miei migliori amici, trovando nella natura la forza per affrontare le esperienze non facili della vita, imparando con gli alberi ad amare e a rispettare il prossimo, ad ascoltare e a sentirmi parte della meravigliosa danza della vita.

La leadership ispirata dalla natura mostra esempi e casi reali che dimostrano l’efficacia e il successo dei modelli naturali.

Puoi leggere un esempio in questo articolo, dedicato alla leadership delle oche selvatiche.

Grazie di avermi letto fin qui!

Ne sono onorata. Spero di averti lasciato qualche piccola ispiorazione, e di averti fatto venire voglia di uscire ad ascoltare un albero o ad osservare un piccolo animale nel prato o nel giardino, per cogliere una delle tante lezioni che sicuramente ha da passarti.

Alla prossima!

Diana

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*Fonte: Wikipedia.

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La leadership delle oche selvatiche

La prossima volta che mia mamma mi darà dell’oca, non mi offenderò, anzi. La ringrazierò, perchè mi sta dicendo che sono un grandissimo esempio di leadership!
Eh sì: le oche manifestano alcuni comportamenti esemplari rispetto alla capacità di gestire teamwork e leadership lo stormo nel corso delle migrazioni e arrivare insieme alla meta.

Questi comportamenti sono stati studiati da alcuni esperti di comportamento organizzativo e biomimicry, e vengono oggi insegnati a manager e leader d’impresa per trarne ispirazione ed esempio.

Chi di voi ha già lavorato con me, sa che ho una passione per l’importazione di modelli naturali nelle organizzazioni umane.
Osservare la natura, studiarla e conoscerla, ma ancora di più, entrare con essa in connessione profonda ed empatia, ci porta ad amarla: è la nostra naturale biofilia (il senso innato di affiliazione con tutti gli esseri viventi) che si attiva.

Ho avuto la fortuna di studiare allo Schumacher College (UK) e approfondire il pensiero di Giles Hutchins, Fritjof Capra, Andy Fisher, Paul Hawken e molti altri ricercatori e consulenti di rilevanza internazionale, che stanno generando una vera e propria ondata di natura nel mondo del business e delle relazioni umane.
E vorrei anche io contribuire a ispirare le aziende e le persone con cui lavoro attraverso i modelli di comportamento che la natura ha selezionato come vincenti, in 3,8 miliardi di anni di evoluzione.

“Siamo una specie giovane”, come dice Janine Benyus (la fondatrice della biomimicry), dalla natura abbiamo tante cose da imparare.

Vediamo quindi insieme oggi cosa possiamo apprendere dalle oche selvatiche!


L’oca selvatica (Anser anser, Linnaeus 1758) è un uccello, appartenente alla famiglia degli anatidi. È talora chiamata “oca cenerina” proprio per la caratteristica sfumatura grigio-cenere del suo piumaggio. È considerata l’antenata dell’oca domestica europea, le cui penne venivano usate come calamo, volano o dardo per frecce.

[fonte: Wikipedia]

1. Il potere del feedback

COSA FANNO LE OCHE: Se vi è capitato di vedere mamma oca con i piccoli, avrete notato che a intervalli regolari la mamma lancia il suo tipico richiamo “Quack quack“, a cui fanno subito eco i piccoli, che rispondono con il loro tipico richiamo da cuccioli. Questo comportamento serve a mamma oca (ma è così anche per molte altre specie di uccelli) per monitorare il feedback della prole. E’ come se dicesse “Ci sei?” e i piccoli “Sì sì! Sono qui!”. Se manca una risposta da uno dei cuccioli, mamma oca ripete il richiamo senza guardare. Se non sente ancora risposta, si volta e inizia a cercare il pulcino smarrito o in difficoltà.

Si chiama “feedback loop” e in natura è una delle strategie fondamentali con cui le specie viventi sia animali che vegetali testano continuamente l’efficacia dei propri comportamenti in relazione con l’ambiente.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Quando lavoriamo in un gruppo, è importante definire appropriati feedback loop per monitorare il teamwork, il coinvolgimento, la motivazione e l’efficacia della prestazione di tutti i membri del team, e del team nel suo complesso.

Domande chiave:

  • Quale sarà il “Quack quack”, nel vostro gruppo? Cioè, come veririficherete di essere tutti sulla stessa barca, momento per momento del vostro progetto comune, remando insieme verso la meta?
  • Quali feedback vorrete ricevere dal vostro contesto, o dal “cliente” finale del progetto che state sviluppando?
  • Come monitorerete l’efficacia di quanto state facendo rispetto alla soddisfazione degli obiettivi personali dei membri del team, agli obiettivi del gruppo stesso, e agli obiettivi dei clienti o degil stakeholders con cui vi trovate a interagire?
  • Come misurerete la capacità del vostro team di portare vita al team, vita al contesto (l’organizzazione, i clienti, …), e vita alla vita?

2. Il potere dell’essere insieme

COSA FANNO LE OCHE: Volando a V le oche recuperano il 71% dell’efficienza di volo. Ecco il perchè di questa forma. L’oca che guida la formazione in volo sta davanti, e fa più fatica di tutte le altre perchè “apre la pista”, fendendo l’aria per prima, e facilitando di conseguenza il volo a tutte quelle dietro. Appena un’oca si allontana dalla V, sente subito la maggiore resistenza dell’aria, e cerca subito di volare più forte per tornare nel gruppo e avvantaggiarsi della corrente generata da chi sta davanti.

“La funzione crea la forma” (come diceva il mio maestro di contact improvisation Urs Staufer). La funzione del volo dello stormo a V è quindi aumentare l’efficacia della prestazione del team stesso. Tutti i suoi membri lo sentono, e lo sanno, e quindi cercano in ogni modo di stare all’interno del gruppo, per avvantaggiarsi della sua forza, e allo stesso tempo per contribuire attivamente ad esso. Vince la singola oca, vince lo stormo. E vince la più ampia missione della vita e della sopravvivenza della specie.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Il leader è davanti, in prima fila, ma non per motivi di prestigio o di potere, e soprattutto non è “sopra”, ma insieme con il resto del gruppo. Il leader è quello che fa più fatica perchè dà la rotta, fa da apripista, ispira con la forza dei valori, agendoli in prima persona, facilita il lavoro degli altri. Ci crede, e lo trasmette agli altri con il proprio esempio. Notiamo anche che nello stormo di oche in migrazione, l’oca è davanti ma è anche VICINA, in stretto contatto visivo e corporeo con le altre. Il flusso d’aria che genera è condiviso, c’è uno scambio diretto di suoni, movimento, calore, odore, fra l’oca davanti e le altre.

Inoltre, ogni membro del gruppo è incoraggiato a stare insieme agli altri, agendo in modo sincronizzato e con impegno verso i comuni obiettivi, perchè sa che da solo sarebbe più difficile. L’individuo ha bisogno del gruppo, e viceversa. E’ un legame in cui sia il singolo che il gruppo vincono. E insieme a loro, vince l’organizzazione nel suo complesso.

Domande chiave:

  • Nel tuo gruppo, quale posizione occupa il leader rispetto al gruppo?
  • Quanto il leader è vicino al gruppo, e come mantiene e coltiva questa vicinanza dal punto di vista sensoriale (presenza fisica) e cognitivo (scambio di idee, pensieri, feedback)?
  • Quanto il leader è capace di guidare, orientare l’impegno del gruppo, dare la direzione, con chiarezza ed efficacia?
  • Cosa può fare il leader per facilitare il lavoro degli altri, agevolare i compiti, rendere tutti partecipi del viaggio nella stessa direzione?

3. Il potere della leadership distribuita

COSA FANNO LE OCHE: Quando l’oca davanti è affaticata, vola nelle retrovie e subito qualcuna prende il suo posto alla guida dello stormo. Senza dubbi, esitazioni o malumori. L’oca davanti va indietro, qualcuno subito la sostituisce. Qualche “Quack quack” a commento, che potremmo tradurre come un “Mé so’ stràca” – “Bon, vado io!” (scusate il dialetto bergamasco, ma ci stava bene!).

E’ il potere della leadership condivisa e della leadership di rete (networked leadership), con la quale ogni membro del team ha la competenza e la facoltà di prendere la guida. Questa intelligenza distribuita appartiene ai gruppi umani così come ai gruppi naturali (mandrie, stormi, banchi di pesci, sciami) ed è un riflesso di quello che nella definizione di Intelligenza Primitiva potremmo definire “Intelligenza Collettiva“.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Costruire le competenze delle persone che lavorano con noi in modo da incentivare lo sviluppo della loro leadership, l’ownership dei processi del team, la possibilità di scambiarsi in posizioni di guida in fasi diverse del lavoro del gruppo. Incentivare le persone a riconoscere e sviluppare il proprio talento, la propria unicità, e costruire i gruppi in modo da ottenere la massima biodiversità possibile, e di conseguenza la massima ricchezza possibile di output e la migliore resilienza in ogni contesto e a fronte di un qualsiasi cambiamento.

Domande chiave:

  • Come sono distribuiti i ruoli all’interno del tuo gruppo? Quanto è biodiverso il tuo gruppo? Cioè: quanto è ricco e variegato il set di competenze, attitudini e stili di pensiero e comportamento?
  • Quanto è distribuita la leadership? Il capo è indispensabile? In caso di sua assenza o defaillance, che succede? Ci sono altre persone che possono prendere istantaneamente il suo posto?
  • Quanto è distribuita l’ownership degli obiettivi? Quanto le persone sentono di propria responsabilità il risultato del gruppo intero? E cosa potete fare perchè sia così?
  • Come reagiscono i membri del gruppo alle defaillance del leader / del capogruppo? Come reagiscono ai suoi errori, o alle sue debolezze? Quanto si lamentano le persone del gruppo di fronte a un cambiamento, o di fronte a una richiesta di maggiore impegno ed esposizione personale?
  • Quanto è fluida la gestione del cambiamento nel gruppo?
  • Quanto le persone sono proattive di fronte a improvvisi cambi di scenario che richiedono maggiore fatica a uno o più membri del gruppo?
  • Quanto le persone ragionano in termini di soluzioni, più che di problemi e di colpe?

4. Il potere del supporto reciproco

COSA FANNO LE OCHE: Quando un’oca dello stormo è in difficoltà (perchè stremata, o colpita da uno sparo, o per altri motivi che le impediscono di volare conlo stormo) lascia lo stormo e cerca rifugio o riparo a terra. Immediatamento 2 o 3 altre oche le si affiancano e stanno con lei finchè muore o recupera. Allora, tentano di unirsi al loro stormo, o ne aspettano un altro a cui aggregarsi, oppure ne formano uno nuovo loro stesse.

E’ la naturale predisposizione degil esseri viventi alla cura della vita della propria comunità. Quando uno dei membri è in difficoltà, qualcuno se ne prende cura, per portare avanti la missione della vita e della sopravvivenza del gruppo.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Quando uno dei membri del gruppo è in difficoltà, possiamo attivare la nostra capacità di prenderci cura del più debole, attivare empatia e desiderio di arrivare insieme alla meta, nessuno escluso.

Un essere umano che sta bene, è tranquillo e sicuro di sè, si presta senza esitazione a occuparsi delle difficoltà altrui. L’egoismo che ci fa ignorare le difficoltà altrui, o peggio ancora che ci fa desiderare di guadagnare sulle difficoltà altrui, scatta solo se siamo in difficoltà noi stessi, in una situazione di carestia, oppure di paura (spesso inconscia), in una situazione che ci fa sentire minacciati (anche solo a livello psicologico). La ricerca scientifica ha dimostrato ampiamente che il famoso detto “homo homoni lupus” non ha senso, così come la convinzione che gli esseri umani siano evoluti più sulla competizione che sulla cooperazione. La scienza oggi ci ha dimostrato che è solo cooperando e unendo le forze che le comunità umane sono riuscite a sopravvivere e riprodursi con successo fino ad oggi.

Domande chiave:

  • Come si reagisce, nel tuo gruppo, a un momento di difficoltà per uno dei suoi membri? C’è empatia, comprensione? Ci si attiva per cercare di capire quale è il problema che la persona sta vivendo, e aiutarla a risolverlo, o confortarla?
  • Come viene considerato chi sbaglia, nel tuo gruppo? Che visione c’è dell’errore, nella tua organizzazione? Come si approccia uno sbaglio? Con la ricerca del colpevole? O piuttosto con la ricerca dell’insegnamento e della lezione che si può trarre da quell’errore?
  • Quanto le persone si sentono sicure e protette nel tuo gruppo? E quanto nell’organizzazione più ampia intorno a voi?
  • Quanto verificate (ogni quanto, e con quali metodi) il benessere delle persone con cui vivete o lavorate, e vi accertate che nessuna variabile di malessere sia trascurata, in modo che tutti possano sempre sentirsi bene con il gruppo, e manifestare di conseguenza comportamenti di supporto e aiuto reciproco?

5. Il potere dell’incoraggiamento

COSA FANNO LE OCHE: Le oche in volo fanno il loro tipico suono starnazzante (“Honk honk!”). La sua funzione è in parte simile a quella del richiamo di mamma oca con i piccoli, una sorta di check della presenza e del benessere dei membri del gruppo, del tipo: “Uè ragazzi, tutto ok? Ci siete?!” – “Sì sì, tutto sotto controllo!”. Ma alcuni ricercatori dicono che il suo significato sarebbe in specifico quello dell’incoraggiamento: “Forza ragazze, dateci dentro!” – “Ok, avanti tutta!”.

Le oche, così come tutti gli esseri viventi, sanno che è importante manifestarsi reciprocamente apprezzamento, e riconoscere periodicamente il contributo individuale alla missione del gruppo.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: E’ importante dedicare il giusto tempo a incoraggiare i membri del gruppo verso l’obiettivo, riconoscendo il valore di quanto le persone stanno facendo, dedicando il giusto tempo a ricevere feedback su come sta andando, in modo da apportare aiuto se necessario, o da ritarare insieme la rotta ove opportuno. Alla fine, essere riconosciuti e “visti” per il proprio valore è uno dei driver principali della motivazione umana.

Ognuno di noi cerca sempre e soltanto di fare del proprio meglio per essere riconosciuto, e amato, e lo fa con le modalità che fino a quel momento della propria vita ha capito che funzionano. I nostri comportamenti sono il risultato della nostra storia e di quello che abbiamo capito di essere. Sentirci incoraggiati dagli altri ci dà forza, e ci invoglia a fare ancora meglio!

Domande chiave:

  • Quanto nel tuo gruppo ci si incoraggia periodicamente? Con quali rituali, azioni, comportamenti (individuali e di gruppo)?
  • Quanto (ogni quanto, con che metodo) ci si dedica a riconoscere i successi raggiunti? E quanto lo si fa in proporzione a quanto tempo si dedica a riconoscere i problemi e valutare le “colpe”?
  • Che risposta vedete nelle persone, quando le incoraggiate, o quando riconoscete il valore dle loro contributo all’impresa che state protando avanti?

6. Il potere del ciclo

COSA FANNO LE OCHE: Le oche selvatiche sono una specie migratrice. Si riproducono in primavera, generalmente tra Marzo e Maggio, in Islanda, Gran Bretagna, Scandinavia, Europa centrale, Russia e Cina nord-orientale. Svernano in alcune zone di una fascia che va dal Mediterraneo alla Cina orientale.

Come altre specie migratrici, le oche ci insegnano a onorare il potere del ciclo, riconoscendo che c’è un momento per procreare, un momento per la muta e per prepararsi al grande viaggio, un momento per migrare in cerca del posto migliore, momento per momento, dove poter vivere e sopravvivere.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: La contemporaneità del mondo occidentale è caratterizzata da un modo peculiare di vivere il tempo. Nella nostra cultura il tempo viene vissuto in modo lineare, come qualcosa che ha un’inizio e una fine, e che mangia la nostra vita inesorabiolmente. Prima del Cristianesimo, e ancora oggi nelle popolazioni di interesse etnologico di tutto il mondo, il tempo veniva concepito in modo circolare (simboleggiato dall’Uroboro), perchè connesso con il ciclico scorrere delle stagioni. In molte popolazioni tribali tuttora viventi (come ad esempio presso i boscimani), il tempo non viene misurato, non si sa che giorno è, o che ora è. Si vive, si ascolta momento per momento la vita per come si presenta, si decide momento per momento il da farsi. Si dorme e si mangia e ci si riproduce o si riposa seguendo la chiamata del proprio organismo, in risposta all’ambiente. Come fanno tutti gli altri esseri viventi ad eccezione dell’uomo.

Le oche selvatiche ci insegnano a reimpossessarci della nostra naturale capacità di sentire quando è il momento di fare qualcosa: quando è il momento di lavorare o prendersi una pausa, parlare o tacere, partire o di stare,  abbracciare una persona o  starle lontana,  fare sport o leggere un libro. Il nostro corpo lo sa. La nostra intelligenza primitiva, se la lasciamo fare, ci sa guidare, perchè è in diretta connessione con l’intelligenza della Natura, che ci ha forgiato in milioni di anni di evoluzione umana, e in miliardi di anni di evoluzione pre-umana.

Domande chiave:

  • Quanto nella tua organizzazione si vive una dimensione ciclica e quanto una dimensione lineare del tempo?
  • Ci sono picchi di lavoro e momenti di tranquillità, nel corso dell’anno?
  • Si onora la necessità organica delle persone di alternare lavoro e riposo, o “si tira” sempre (sia nell’arco della giornata, che nell’arco della settimana lavorativa ma anche nellorizzonte più ampio dell’anno intero)?
  • C’è una continua escalation nelle richieste al personale, per spremerle più possibile? Si massimizza o si ottimizza il loro tempo lavorativo?
  • Quanto la tua organizzazione permette l’autogestione del carico di lavoro, lasciando alle persone la facoltà di creare la propria curva prestazionale, nel rispetto degli obiettivi assegnati?
  • Gli orari e i turni di lavoro sono “organici” o forzati?
  • Le persone hanno la possibilità di prendersi vacanze nel momento in cui ne sentono la necessità, o devono sottostare a regole uguali per tutti?
  • Quanto ascolto si presta ai diversi bioritmi delle persone, e si incentiva le persone a onorarli, sapendo che la produttività complessiva poi ne beneficerà (come dimostra il caso di Richard Barnson con le politiche di gestione HR in Virgin).

Ecco, ho scritto come al solito un casino! Quindi se sei arrivato fin qui: COMPLIMENTI!

Che ci devo fare, ho veramente voglia di condividere con tutti gli insegnamenti che ricevo dalla natura, man mano che li scopro, e spero che tutti possiate trarne giovamento e ispirazione.

Ed è in arrivo un grande progetto, grandissimo, nel quale la natura sarà protagonista… e anche voi se vorrete averci uno spazio. Vi terrò aggiornati! Vi dico solo il titolo: THE DAILY NATURE ACADEMY.

Stay tuned!

Diana

Fonte: hello-moment-s.tumblr.com/post/134997639696

Fonte: hello-moment-s.tumblr.com/post/134997639696

 

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yoga degli alberi

Yoga degli alberi il 4 Giugno a Treviglio (BG)

Tornano i pomeriggio aperti di Intelligenza Primitiva: vi aspetto Sabato 4 Giugno, dalle 15,30 alle 18,30, per un’immersione in natura dove potrete scoprire e praticare lo Yoga degli alberi con la mia guida.

Non sai cosa è lo Yoga degli Alberi? Clicca QUI.

Lo Yoga degi Alberi è una pratica di movimento consapevole nato dall’incontro fra Yoga, Mindfulness, neuroscienze, ecopsicologia e biomimetica.

A partire da alcune proposte di ascolto attraverso il movimento, i partecipanti sperimenteranno la possibilità di alleggerire il pensiero, rallentare, rigenerare la propria vitalità e risvegliare quella vivacità sensoriale che ci fa sentire presenti al 100% in tutto ciò che siamo e facciamo.

Così lo Yoga degli Alberi diventa una allenamento alla percezione, alla presenza, all’attenzione nel qui ed ora, al coltivare benessere in ogni istante, schiudendo la nostra capacitò naturale di stare bene al mondo, nel mondo, con il mondo.

In questo incontro approfondiremo in particolare:

  • Il radicamento: pratiche di risveglio della sensibilità dei piedi nella relazione con la terra.
  • Le 4 chiavi di relazione: spingere nella terra, allungarsi, aprirsi, ruotare.
  • Incontro con l’albero.
  • Entrare nel respiro dell’albero.

Cosa portare:

  • vestiti comodi e che non temono il contatto con la terra e l’erba
  • disponibilità a camminare a piedi nudi sull’erba
  • curiosità di sperimentare le possibilità di movimento che si aprono nell’ascolto del silenzio e nella lentezza
  • una coperta, un cuscino o un asciugamano per stare comodamente seduti a terra
  • antizanzare
  • vestiti a strati.

In caso di maltempo l’esperienza verrà rimandata.

La partecipazione è gratuita, per un massimo di 10 persone.


E’ necessario iscriversi ENTRO IL 2 GIUGNO scrivendo a contatto@intelligenzaprimitiva.it e lasciando il proprio nome e un recapito telefonico che verrà usato in caso di comunicazioni last minute.

L’incontro sarà guidato da Diana Tedoldi.