Benvenuti!

L’importante è avere un sogno, e poi scommetterci la vita. (“Vorrei”, canzone de I Luf e dedicata a Peppino Impastato).

Sono Diana Tedoldi, e da 20 anni vivo l’ascolto come opportunità di costruire la nostra presenza, in ascolto di noi stessi, degli altri e del mondo.

In un’epoca in cui tutto si fa virtuale e si smaterializza con una rapidità che ci consuma, io vado indietro verso la terra, con i piedi nelle zolle e gli occhi verso l’orizzonte più ampio, a riconquistare fiducia e piantare i sogni nella terra fertile della nostra natura profonda.

Creo ambienti di apprendimento e condivisione dove le persone entrano in risonanza con la bellezza che c’è, ovunque, ma che i nostri occhi non sono più allenati a cogliere.

E da questo stato di presenza, ascolto e risonanza con la bellezza, generiamo un’onda di passione e fiducia che fa sbocciare le nostre risorse, radicare i nostri talenti, e fiorire al nostro potenziale, mettendolo in risonanza con gli altri e con il mondo.

Siamo tutti troppo belli per farci congelare dalla paura e dagli orrori di cui i mass media ci inondano ogni giorno!

Meritiamo uno spazio dove incubare fiducia e passione, e questa mia casa online vuole ospitare proprio questo slancio verso, con.

VERSO, CON.

Verso – perchè avere una direzione, un senso, è ciò che dà forma e sostanza al nostro viaggio.

CON gli altri, e con gli altri nel cerchio più ampio del mondo – perchè nessuna impresa è mai nata da un uomo o da una donna soltanto. Insieme è più che da soli.

Che ne pensi? Cosa ti risuona?

Scrivimelo qui sotto nei commenti! Sarò felice di leggerti, ma ancora di più di incontrarci in una delle prossime esperienze di ascolto.

Branco dei Fans dei Luf

Trionfo primitivo per Davide Van De Sfroos a San Siro

9 Giugno 2017: Davide van De Sfroos in concerto allo Stadio di San Siro (Milano).

Fra luna piena, lupi, maschere e la presenza di ospiti speciali come Fabio Treves, il Cimino e uno sciamano Azteco, si è consumato ieri sera con Davide van De Sfroos un grande rituale collettivo con migliaia di fans da tutta Italia.

Perché l’obiettivo ieri sera non era riempire San Siro, anche se alcuni dei cosiddetti “critici musicali” (più critici che musicali!) puntano le proprie povere osservazioni sul fatto che “solo” 20.000 persone rendono San Siro più vuoto che pieno.

L’obiettivo era molto più alto, e non basato sui numeri ma sulla qualità dell’esperienza che Davide Van De Sfroos ha voluto offrire ai propri fans.

 

Il Branco - Fans Club dei Luf.

Il Branco – Fans Club dei Luf in trasferta a San Siro!

Davide voleva realizzare una grande festa, e alla grande l’ha organizzata, invitando sul palco con lui i pezzi grossi del folk rock, del blues e del country-bluegrass in Italia: I Luf, la Gnola Blues Band e gli Shiver, oltre 20 persone dedicate a dare vita e anima ai suoi brani più famosi.

davide-van-de-sfroos-concerto-san-siro-milano-9-giugno-2017-

Gran finale San Siro – Davide Van de Sfroos con I Luf, 9-6-2017.

Ma quello che io ho colto come orizzonte più ampio di questa grande festa è la dimensione antropologica e rituale, nella quale ho riconosciuto le stesse caratteristiche delle feste sacre che nelle popolazioni di interesse etnologico tuttora caratterizzano i momenti di passaggio di una comunità, con il periodico rigenerarsi della forza della comunità stessa.

San Siro - Davide Van de Sfroos

La strega della Luna Piena San Siro – Davide Van de Sfroos con gli Shiver Folk. 9-6-2017.

Dall’alba dei tempi l’uomo celebra i propri legami sociali cantando, suonando, ballando e mangiando tutti insieme. È ciò che è accaduto ieri sera a san Siro nella community dei fans di DVDS, dove il fatto di cantare, suonare, ballare e mangiare tutti insieme ha permesso alle persone di vivere un momento di profonda connessione reciproca, ma anche di liberazione emozionale e di connessione con valori eterni: quelli dell’amore, della famiglia, del coraggio, dell’amicizia, della relazione con il sacro, delle storie di chi ha superato sfide impossibili, delle cose ridicole e misteriose che affollano la nostra vita umana.

I Luf a San Siro con Davide Van de Sfroos, 9-6-2017.

I Luf a San Siro con Davide Van de Sfroos, 9-6-2017.

Gli stessi valori cantati dal Davide, il motivo profondo della sua capacità di attrarre una massa di fan di ogni età.

Le gesta cantate nella Ballata del Cimino, lo sconvolgimento del Cyberfolk, l’entusiasmo travolgente del Carnevaal de Schignan, la magia di Yanez, la malinconia e la fatica di Akuaduulza, la sacralità dello Sciamano, le memorie strazianti di Hoka Hey.

Davide sa parlare a tutti, e nello scegliere le band che lo hanno affiancato in questa grande impresa di San Siro, ha ascoltato il cuore e l’anima di tutti i suoi fan, offrendo loro la freschezza e l’energia degli Shiver, la potenza e il vigore dei Luf, che da 15 anni calcano palchi di ogni dimensione, l’intensità e la profondità dalla Gnola Blues Band.

Con gli Shiver, al suo fianco nell’ultima tournee, ha aperto lo spettacolo. La visibile emozione iniziale della giovane band ha lasciato poi spazio a disinvoltura e divertimento, interpretando con padronanza una scaletta strepitosa fatta da pezzi forti come Lo sciamano, La balada del Genesio, Televisiun, Nona Lucia, Il costruttore di motoscafi, Grand hotel, gran finale con cori da stadio (giustamente!), subito prima di passare la staffetta al branco di lupi pronti a ululare alla luna piena.

I Luf (in dialetto camuno, “I Lupi”), erano letteralmente accompagnati dal loro Branco, il nome del fans club (organizzato per l’occasione con pullman dalla Val Camonica e dalla Brianza per non mancare al grande evento) che fra striscioni e cori ha accompagnato l’esibizione del gruppo con l’affetto che solo chi canta con il cuore sa generare.

Luf con Davide Van De Sfroos

I Luf con Davide Van De Sfroos in sala prove prima del concerto del 9 Giugno 2017 a San Siro.

Nove vichinghi grandi e grossi (due di loro in kilt!) hanno riempito il palco con una potenza di suono che ha fatto saltare lo Stadio, grazie a nuovi arrangiamenti “alla Luf” realizzati ad hoc per l’occasione, per brani da veri guerrieri del folk rock.

I-Luf

I Luf.

Hanno così potuto prendere nuova vita anche pezzi che i fan di Davide Van De Sfroos desideravano da anni senza mai poterli ascoltare dal vivo come El mustru, oltre a De sfroos (travolgente apertura che ha sconvolto e coinvolto la massa di fan che saltava e pogava nel prato), El diavul, La ballata del Cimino (con il Cimino in persona sul palco con un finto grande pacchetto di sigarette sulle spalle da cui estraeva vestiti buttandoli sul pubblico, a mimare il suo tuffo nudo nel lago per fuggire alle guardie che lo ricercavano per contrabbando).

La Ballata del Cimino

La Ballata del Cimino – concerto di Davide Van De Sfroos con I Luf allo Stadio di San Siro (9-6-17). Guarda il video QUI.

E ancora I Luf con Davide van De Sfroos danno vita a Il duello, E semm partii (con un coro da brividi!), Il figlio di Guglielmo Tell (con una parte di arrangiamento in chiave reggae divertentissima e coinvolgente).

Concerto davide Van De Sfroos a san Siro, 9-6-17.

I Luf in concerto con Davide Van De Sfroos a San Siro – 9 Giugno 2017.

Fino al tripudio finale con El carnevaal de Schignan, in occasione del quale sul palco sono salite le maschere del carnevale di Schignano (che poi hanno girato fra il pubblico, generando scompiglio e sorpresa, oltre ad un mare di selfie – fra cui il mio!), a sottolineare la forte connessione del cantautore con la terra e le sue tradizioni più ancestrali. Un momento di puro teatro antropologico, di linguaggio simbolico universale e transculturale. Potente. Arcaico. Primitivo!

l Carnevaal de Schignan

El Carnevaal de Schignan – una maschera con Diana Tedoldi!

Poi lo stadio sprofonda nelle emozioni di Ventanas, 40 pass e La figlia del Tenente, con un accompagnamento quasi acustico che lascia ai fans qualche minuto di emozione più intima, prima di passare al gran finale con la Gnola Blues Band e La machina del ziu Toni, Cauboi, Il paradiso dello scorpione, Yanez, Akuaduulza, Hoka hey, Pulenta e galena fregia, Cyberfolk.

La maggior parte dei pezzi erano accompagnati dal coro di fans che dal prato alle tribune inondava tutto di voce e di emozione, in un bagno di sudore determinato non tanto dalla calura estiva, quanto dalla voglia di partecipare ballando, cantando, saltando, urlando e ridendo, per esprimere piena comunanza con il proprio vate musicale e con gli altri 20.000 fratelli tribali.

20.000 fans a San Siro per Davide Van De Sfroos.

La tribù dei 20.000 fans di davide Van De Sfroos a San Siro.

Alcune perle di pura magia hanno poi impreziosito questo set di artisti di altissimo livello.

Fra di esse, lo sciamano azteco “Pioggia di fuoco” (Xiukiauitzincheko), che ha benedetto il palco la sera prima del concerto, ed è salito on stage in occasione del suggestivo Hoka Hey.

Ma anche il puma di Lambrate, Fabio Treves, nella parte travolgente di armonica su “Il paradiso dello scorpione”, il grande padre del blues che da anni calca i più importanti palchi d’Italia (inclusa l’apertura del concerto di Bruce Springsteen al Circo Massimo di Roma nel 2016).

Sono sincera: non conoscevo bene il repertorio di Davide Van De Sfroos. E mi è spiaciuto non sapere i testi a memoria per potermi immergere nell’onda di voci che mi avvolgeva.

Ma con questo concerto mi sono innamorata della profondità dei testi, della semplicità e schiettezza del cantautore, una persona che trasmette la tranquillità dell’autenticità e della propria umile verità. La forza di essere quello che sei, niente di più e niente di meno. Un modo di essere e di vivere che ti arriva forte e chiaro guardandolo sul palco. Un atteggiamento sincero che genera libertà e leggerezza. La piena espressione di ciò che chiamo “Intelligenza Primitiva”, quell’intelligenza che viene dalla Terra e che, quando la ascoltiamo, ci fa capire chi siamo e come stare al mondo.

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Davide Van De Sfroos a San Siro durante “E semm partii”, con I Luf.

E secondo me non è un caso che il concerto sia stato fatto in Luna Piena, a testimoniare la pienezza dei risultati conquistati dal cantautore di Monza cresciuto a Como, che da 25 anni calca le scene con il suo spirito primitivo.

Gli Shiver con Davide Van De Sfroos.

Luna Piena con Strega – il bellissimo fondale del concerto di Davide Van De Sfroos con gli Shiver, sul palco di San Siro.

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Bagno di Bosco con Diana Tedoldi

Bagno di bosco il 1° Luglio nella Bassa Bergamasca

Vi aspetto per una nuova esperienza di Bagno di Bosco a Fara Gera d’Adda, nel Bosco dei Dossi, il prossimo 1° Luglio dalle 10 alle 13.

L’esperienza nasce dalla collaborazione con Menscorpore, l’associazione di Treviglio dedicata alla cura del ben-essere delle persone, con decine di percorsi attivi, e deriva direttamente dallo Shinrin-Yoku, il bagno di foresta praticato in Giappone sin dagli anni ’80.

Numerose ricerche dimostrano i benefici di esperienze di ascolto e contemplazione in relazione con l’ambiente naturale, il bosco in particolare. Scopri qui il contenuto del corso online che ho recentemente tenuto per Greenme.it, il portale italiano di riferimento per gli amanti dle vivere sano ed ecologico.

Incontreremo il nostro lato più selvatico attraverso pratiche di consapevolezza basate su respiro, silenzio, camminare in ascolto,  attivazione sensoriale, sapere intuitivo, creazione musicale in relazione con gli elementi naturali.

Ritroveremo la nostra connessione con il respiro della terra nel profumo delle foglie, nel silenzio del vento, nell’incanto dei colori delle stagioni.

Celebreremo la bellezza e la forza di sentirci insieme, noi e il bosco, come un’antica tribù, risvegliando la nostra intelligenza primitiva e collettiva.

Esploreremo insieme alcuni semplici pratiche di Nature Coaching ed Ecoterapia, che puoi approfondire anche ascoltando i miei webinar su Youtube a questi link:

Scoprite di più sul Bagno di Bosco guardando il mio video sulla connessione con gli alberi, a questo link.

Webinar - Come connettersi con gli alberi.

Webinar su Youtube con Diana Tedoldi sulla connessione con gli alberi.

 

L’esperienza è aperta a tutti, con contributo libero.

Cliccate su questo link per tutti gli approfondimenti, la descrizione completa dell’esperienza e l’indirizzo dell’appuntamento.

Vi aspetto!

Diana Tedoldi

 

PS: se vuoi scrivimi a contatto@intelligenzaprimitiva.it per avere informaizoni direttamente da me!

PS2: a Gennaio 2018 partirà la prima formazione sul nature Coaching, imparando a guidare esperienze individuali e di gruppo di connessione con la natura. Maggiori informazioni presto in uscita sul mio sito web personale www.dianatedoldi.com.

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Ecoterapia e nature coaching: nuovo corso online

Con 500 iscritti al corso e 104 partecipanti alla diretta web, il 20 Settembre 2016 ho tenuto il primo corso online gratuito sul tema “Ecoterapia: benessere per noi e per il pianta“: un’introduzione al mondo dell’ecopsicologia, dell’ecoterapia, del nature coaching e della connessione con gli alberi.

L’8 Novembre abbiamo fatto il bis, con un nuovo corso online gratuito, sul nature coaching: altri 500 iscritti e più di 150 partecipanti alla diretta web: sono stata proprio felice!

Clicca qui per avere le slide della presentazione che ho usato durante il corso e iscriverti al prossimo corso in 4 incontri online gratuiti, tutti i martedì di Novembre alle 21, più il primo martedì di dicembre, sempre alle 21!  Lasciandoci la tua email, se non puoi partecipare ti invieremo la registrazione del webinar, per ascoltarlo quando preferisci.

Ecco il programma dei 4 incontri:

  • 15-11-16: Ecoterapia: benessere per noi e per il pianeta.  Approfondiremo cosa è l’ecoterapia, come si differenzia dal nature coaching e dall’ecopsicologia, come formarsi per diventare ecoterapeuti e condividerò alcune semplici pratiche ecoterapiche che potrete fare subito, da soli, per ritrovare il vostro benessere nella quotidianità. (Questo webinar è il REPLAY LIVE del corso andato in onda per GreenMe lo scorso 20 Settembre).
    Richiedi QUI le slide del corso.
    Clicca qui il 15-11-16 alle 21 per partecipare al corso.
  • 22-11-16: Nature deficit disorder: cosa è il disturbo da mancanza di natura, come prevenirlo e come curarlo, per voi stessi e in famiglia. Cosa è l’amnesia ecologica e come tutti ne siamo soggetti, e le più recenti ricerche scientifiche che dimostrano gli effetti benefici della natura sul nostro benessere, sulla qualità della vita e sulle nostre relazioni.
    Clicca qui il 22 Novembre alle 21 per partecipare al corso.
  • 29-11-16: Tree connection: come connettersi con gli alberi e la loro forza. Cose da fare (e cose da non fare!). Come fare un bagno di foresta (Shinrin Yoku) e le ricerche che dimostrano il beneficio dei bagni di bosco o di foresta sul nostro benessere personale.
    Clicca qui il 29 Novembre alle 21 per partecipare al corso.
  • 6-12-16: Nature coaching: ripeteremo il webinar dell’8 Novembre che ho tenuto per GreenMe, per tutti quelli che si erano iscritti ma poi non hanno potuto partecipare. Parleremo di cosa è il Nature Coaching, chi è il nature coach, come diventarlo. Al termine della presentazione condivideremo con voi 3 pratiche per imparare ad ascoltare la natura e connetterci con gli elementi naturali, per trovare soluzioni alle nostre difficoltà quotidiane (sovraccarico mentale, stress, ansia).
    Clicca qui il 6 Dicembre alle 21 per partecipare al corso.

Restate aggiornati anche via Facebook, cliccando Mi Piace sulla pagina di Intelligenza Primitiva!

Una pioggia di domande alla fine dei webinar del 20 Settembre e dell’8 Novembre mi ha permesso di dare riscontro a questa ondata di interesse per un tema nascente in Italia, e ancora molto giovane in generale nel mondo.

Nonostante l’ecopsicologia sia nata già negli anni ’90 del secolo scorso (Roszak, Gomes e Kanner, 1995), e il termine ecoterapia esista da 20 anni (Clinebell, 1996), la professione dell’ecoterapeuta è ancora in fase di definizione e focalizzazione.

Ed è proprio questo ciò di cui vogliamo occuparci: stiamo dando vita a un collettivo che farà nascere l’Associazione Italiana per l’ecoterapia, la wilderness therapy, l’adventure therapy e il coaching in natura.

Sarai dei nostri?

Se ti interessa il tema, hai competenze specifiche da offrire nell’aiutarci a definire standard qualitativi per la formazione, la definizione delle competenze e delle aree di pertinenza dell’ecoterapeuta, scrivimi a contatto@intelligenzaprimitiva.it e parliamone.

Nel 2017 abbiamo anche in programma quattro ambiziosi progetti:

  • La nascita della prima scuola triennale ECO-SOMA (orientamenti opzionabili: counselling a orientamento ecopsicologico, ecoterapia e danzaterapia). Se ti interessa avere più informazioni, scrivimi.
  • Il lancio della Daily Nature Academy, un portale online (in lingua inglese), attraverso cui veicolare articoli, ricerche, esperienze e percorsi inerenti ad ecopsicologia, ecoterapia e coaching in natura. Se vuoi contribuire con articoli o idee, scrivimi!
  • Una nuova formazione internazionale di coaching in natura, in modalità mista online e LIVE, con una settimana finale di esperienza in natura nelle Isole Eolie, fra terra, mari, venti e Vulcani (Estate 2017).

Ti aspetto!

Nel pieno dell’autunno, un abbraccio di foglie e colori.

Diana Tedoldi

contatto@intelligenzaprimitiva.it

Nature coaching

nature coaching webinar

 

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Nature connected business: la quinta rivoluzione industriale

Nel mezzo della più acuta crisi economica, umanitaria, sociale ed ambientale della storia dell’uomo, un movimento internazionale di giornalisti, ricercatori, esperti di biomimicry, ecopsicologia, nature connection e business inspired by nature sostiene che siamo sulla soglia di un cambiamento epocale del nostro modo di vivere e lavorare, con la fine del capitalismo e del consumismo e l’inizio di una quinta rivoluzione industriale che si baserà sulla sharing economy e sulla riprogettazione dei sistemi di produzione e commercio in modo da incorporare i Life’s Principles (i principi di organizzazione dei sistemi viventi) nei sistemi organizzativi umani.

Ma cerchiamo di capire da dove arriviamo.

LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE* ebbe luogo nella seconda metà del ‘700 e interessò prevalentemente il settore tessile-metallurgico con l’introduzione della spoletta volante e della macchina a vapore.

LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE viene fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.

LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE* si riferisce agli effetti dell’introduzione massiccia dell’elettronica, delle telecomunicazioni e dell’informatica nell’industria come alla terza rivoluzione industriale, che viene fatta partire dal 1970.

LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE non ha ancora una data precisa, ma si riferisce alla massiccia presenza di internet e dei sistemi cloud nel mondo del lavoro, unitamente all’integrazione di sistemy cyber-fisici, con macchine cosidette “intelligenti” (io non userei questo termine applicato ad una macchina, in ogni caso!) in grado di interagire con l’uomo.

Questi 4 step di rivoluzione progressiva del modo con cui l’uomo si procura di che mangiare e vivere hanno portato appunto all’attuale crisi globale, e questo risultato catastrofico per la popolazione mondiale /umana e non umana) dimostra quanto ognuno di questi 4 step fosse fondato su due grandi illusioni:

  1. Possiamo crescere senza limiti.
  2. Le risorse della terra non avranno mai fine.

Oggi sappiamo che non possiamo continuare a sperare che sia così.

I convenzionali modelli di produzione industriale sono messi in discussione da questa drammatica condizione planetaria, a cui occorre trovare, subito, un rimedio.

“We cannot solve the problems in the world with the same level of thinking that brought them about in the first place”.

[Albert Einstein]

LA QUINTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE è la rivoluzione, già in corso, che vedrà esplodere le economie collaborative e rinascere quel naturale senso di affiliazione fra uomo e natura (la biofilia innata di ogni essere vivente) che è stato spazzato via dal positivismo.

Grazie a Cartesio e al suo “Cogito ergo sum“, tutto l’essere è stato infatti spostato nell’uomo, spogliando la natura di vita e intelligenza, e rendendola così una materia inerte da depredare e spogliare.

Con questa operazione, l’uomo si è ritrovato solo in un mondo desanimato, solo contro gli elementi naturali, di cui si è nominato padrone, libero di disporne a proprio piacimento e volontà, senza considerare l’impatto della propria azione nell’orizzonte ecosistemico più ampio, con i suoi delicati equilibri fra le diverse specie che lo abitano, di cui l’uomo è solo una parte.

Allo stesso tempo, una natura senza vita e intelligenza era funzionale alla nascita del capitalismo, che proprio sulla dicotomia mente-corpo e uomo-natura di sorregge.

“Non vai coi bulldozer in una foresta se pensi che sia un essere vivente necessario per la tua stessa sopravvivenza”.

[Jon Young]

E ora, di fronte al fallimento conclamato di questo pensiero meccanicistico e riduzionista, stiamo finalmente rendendoci conto che è necessario recuperare un pensiero dell’inter-relazione e dell’inter-dipendenza di tutte le cose sul pianeta.

E’ il “System’s thinking“, che ha fra i suoi araldi Fritjof Capra (il famoso autore de “Il Tao della Fisica”), Peter Senge, Derek Cabrera.

Recuperando la consapevolezza della nostra connessione con il cosmo vivente, possiamo recuperare il senso profondo di compartecipazione alla vita e la responsabilità di contribuire al suo mantenimento, adoperandoci perchè il nostro passo sia sostenibile per la terra che ci porta.

Così, il business riorienta la propria direzione, passando dal profit-based al value-based thinking, dove in quel “valore” è incluso non solo il valore per l’imprenditore, ma anche il valore umano, sociale e ambientale generato dall’impresa nell’ecosistema (più o meno locale o globale, a seconda delle dimensioni e della dislocazione) a cui appartiene e nel quale si colloca.

Come dice Giles Hutchins (autore di “The Nature of Business”):

“La filosofia del Take – Make – Waste ha portato all’intossicazione della terra e dell’acqua. […] Il business convenzionale, come è stato portato avanti finora, aveva una concezione incompleta del termine “profitto”. Ma nei costi e nel valore di un prodotto, infatti, non sono abitualmente incluse molte variabili inerenti ai costi e al valore sociale e ambientale di quel prodotto e di quel processo produttivo. Il prezzo che paga il consumatore non riflette il vero, e completo, valore di quel prodotto o servizio. Quindi il modo convenzionale di calcolare costi e profitti, e incompleto.”

Iniziative come “Sustainable Brands” dà la misura di quanto questo nuovo approccio alla generazione di valore da parte di un’impresa approccio sia ormai da qualche anno penetrato anche nelle maggiori società del mondo. E questo ci deve dare speranza, e invogliare a contribuire in prima persona a cambiare il mondo: come consumatori capaci di pilotare le scelte industriali, scegliendo a chi dare i nostri soldi, a quali brand, in base alla loro virtuosità ambientale o meno. Ma anche come protagonisti di questa rivoluzione del pensiero dell’inter-relazione, imparando a osservare ogni nostra azione attraverso 3 domande potenti, come riferisce Maia Cornacchia citando gli Indiani d’America:

“Prima di fare una cosa o di prendere una decisione fatti tre domande: questa cosa dà vita a me? Dà vita agli altri? Lascia vita dietro di sé? E se non puoi rispondere di sì alla prima domanda non la fare, perché se non dà vita a te non la dà neanche agli altri e non lascia vita dietro di sé”.

Insieme a questo mondo di imprese che puntano all’etica e alla sostenibilità (o meglio ancora: alla rigeneratività), c‘è tutto il mondo di chi queste imprese le orienta, facilita, forma: i consulenti e i formatori,i ricercatori e gli scienziati che studiano e dimostrano, misurano e validano i processi di produzione e di organizzazione più virtuosi.

Insieme a loro, le schiere di esperti di ecopsicologia, che portano la natura nella consulenza psicologica, nella terapia e nel counselling. E insieme a loro, i milioni di educatori e insegnanti, esperti di nature connection ed ecologia, maestri di scuole nel bosco e genitori con i loro figli, impegnati nel riportare la natura nella propria esperienza di vita quotidiana.

Soltanto nel “Children & Nature Network“, presenti in oltre 80 nazioni nel mondo, si contano 44 milioni di aderenti, ed è un dato non aggiornato al 2016 (anno in cui questa organizzazione internazionale è approdata finalmente anche in Italia).

Ognuno di noi ha una parte da fare, in questa quinta rivoluzione industriale.

La natura sta tornando a farsi sentire, non possiamo più ignorarla come hanno fatto negli ultimi 200 anni i nostri bisnonni e i nostri padri. Gaia sta facendo il suo corso: sta richiamando all’ordine i suoi cuccioli umani, vecchi solo di 35.000 anni, a fronte di 3,8 miliardi di anni di storia della vita sulla terra.

“Siamo una specie giovane! Abbiamo tanto da imparare dalla natura e dalle specie più vecchie di noi, su come vivere e sopravvivere, con grazie ed eleganza, su questo bellissimo pianeta”.

[Janine Benyus]

Nel mio lavoro di formatrice esperta di leadership e teamship development, propongo un nuovo modello di leadership, che guarda alla natura come maestra e prende ispirazione dalla miriade di tipi di leadership presenti in natura per trovare strategie e soluzioni per la vita sulla terra.

Da 3,8 miliardi di anni la natura affronta e risolve i nostri stessi problemi di sopravvivenza, generando un’incredibile ricchezza di risorse per tutti i viventi.

Voglio facilitare un cambio radicale nel nostro modo di concepire il nostro rapporto con la terra: dal prendere dalla natura, all’imparare dalla natura, al sentirci parte di essa con un senso di riverenza per la sua magnifica intelligenza.

E’ quello che vivo in prima persona e sprimento giorno dopo giorno, da quando ho 4 anni e mi sono trasferita ad abitare in campagna, crescendo con alberi e animali come i miei migliori amici, trovando nella natura la forza per affrontare le esperienze non facili della vita, imparando con gli alberi ad amare e a rispettare il prossimo, ad ascoltare e a sentirmi parte della meravigliosa danza della vita.

La leadership ispirata dalla natura mostra esempi e casi reali che dimostrano l’efficacia e il successo dei modelli naturali.

Puoi leggere un esempio in questo articolo, dedicato alla leadership delle oche selvatiche.

Grazie di avermi letto fin qui!

Ne sono onorata. Spero di averti lasciato qualche piccola ispiorazione, e di averti fatto venire voglia di uscire ad ascoltare un albero o ad osservare un piccolo animale nel prato o nel giardino, per cogliere una delle tante lezioni che sicuramente ha da passarti.

Alla prossima!

Diana

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*Fonte: Wikipedia.

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La leadership delle oche selvatiche

La prossima volta che mia mamma mi darà dell’oca, non mi offenderò, anzi. La ringrazierò, perchè mi sta dicendo che sono un grandissimo esempio di leadership!
Eh sì: le oche manifestano alcuni comportamenti esemplari rispetto alla capacità di gestire teamwork e leadership lo stormo nel corso delle migrazioni e arrivare insieme alla meta.

Questi comportamenti sono stati studiati da alcuni esperti di comportamento organizzativo e biomimicry, e vengono oggi insegnati a manager e leader d’impresa per trarne ispirazione ed esempio.

Chi di voi ha già lavorato con me, sa che ho una passione per l’importazione di modelli naturali nelle organizzazioni umane.
Osservare la natura, studiarla e conoscerla, ma ancora di più, entrare con essa in connessione profonda ed empatia, ci porta ad amarla: è la nostra naturale biofilia (il senso innato di affiliazione con tutti gli esseri viventi) che si attiva.

Ho avuto la fortuna di studiare allo Schumacher College (UK) e approfondire il pensiero di Giles Hutchins, Fritjof Capra, Andy Fisher, Paul Hawken e molti altri ricercatori e consulenti di rilevanza internazionale, che stanno generando una vera e propria ondata di natura nel mondo del business e delle relazioni umane.
E vorrei anche io contribuire a ispirare le aziende e le persone con cui lavoro attraverso i modelli di comportamento che la natura ha selezionato come vincenti, in 3,8 miliardi di anni di evoluzione.

“Siamo una specie giovane”, come dice Janine Benyus (la fondatrice della biomimicry), dalla natura abbiamo tante cose da imparare.

Vediamo quindi insieme oggi cosa possiamo apprendere dalle oche selvatiche!


L’oca selvatica (Anser anser, Linnaeus 1758) è un uccello, appartenente alla famiglia degli anatidi. È talora chiamata “oca cenerina” proprio per la caratteristica sfumatura grigio-cenere del suo piumaggio. È considerata l’antenata dell’oca domestica europea, le cui penne venivano usate come calamo, volano o dardo per frecce.

[fonte: Wikipedia]

1. Il potere del feedback

COSA FANNO LE OCHE: Se vi è capitato di vedere mamma oca con i piccoli, avrete notato che a intervalli regolari la mamma lancia il suo tipico richiamo “Quack quack“, a cui fanno subito eco i piccoli, che rispondono con il loro tipico richiamo da cuccioli. Questo comportamento serve a mamma oca (ma è così anche per molte altre specie di uccelli) per monitorare il feedback della prole. E’ come se dicesse “Ci sei?” e i piccoli “Sì sì! Sono qui!”. Se manca una risposta da uno dei cuccioli, mamma oca ripete il richiamo senza guardare. Se non sente ancora risposta, si volta e inizia a cercare il pulcino smarrito o in difficoltà.

Si chiama “feedback loop” e in natura è una delle strategie fondamentali con cui le specie viventi sia animali che vegetali testano continuamente l’efficacia dei propri comportamenti in relazione con l’ambiente.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Quando lavoriamo in un gruppo, è importante definire appropriati feedback loop per monitorare il teamwork, il coinvolgimento, la motivazione e l’efficacia della prestazione di tutti i membri del team, e del team nel suo complesso.

Domande chiave:

  • Quale sarà il “Quack quack”, nel vostro gruppo? Cioè, come veririficherete di essere tutti sulla stessa barca, momento per momento del vostro progetto comune, remando insieme verso la meta?
  • Quali feedback vorrete ricevere dal vostro contesto, o dal “cliente” finale del progetto che state sviluppando?
  • Come monitorerete l’efficacia di quanto state facendo rispetto alla soddisfazione degli obiettivi personali dei membri del team, agli obiettivi del gruppo stesso, e agli obiettivi dei clienti o degil stakeholders con cui vi trovate a interagire?
  • Come misurerete la capacità del vostro team di portare vita al team, vita al contesto (l’organizzazione, i clienti, …), e vita alla vita?

2. Il potere dell’essere insieme

COSA FANNO LE OCHE: Volando a V le oche recuperano il 71% dell’efficienza di volo. Ecco il perchè di questa forma. L’oca che guida la formazione in volo sta davanti, e fa più fatica di tutte le altre perchè “apre la pista”, fendendo l’aria per prima, e facilitando di conseguenza il volo a tutte quelle dietro. Appena un’oca si allontana dalla V, sente subito la maggiore resistenza dell’aria, e cerca subito di volare più forte per tornare nel gruppo e avvantaggiarsi della corrente generata da chi sta davanti.

“La funzione crea la forma” (come diceva il mio maestro di contact improvisation Urs Staufer). La funzione del volo dello stormo a V è quindi aumentare l’efficacia della prestazione del team stesso. Tutti i suoi membri lo sentono, e lo sanno, e quindi cercano in ogni modo di stare all’interno del gruppo, per avvantaggiarsi della sua forza, e allo stesso tempo per contribuire attivamente ad esso. Vince la singola oca, vince lo stormo. E vince la più ampia missione della vita e della sopravvivenza della specie.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Il leader è davanti, in prima fila, ma non per motivi di prestigio o di potere, e soprattutto non è “sopra”, ma insieme con il resto del gruppo. Il leader è quello che fa più fatica perchè dà la rotta, fa da apripista, ispira con la forza dei valori, agendoli in prima persona, facilita il lavoro degli altri. Ci crede, e lo trasmette agli altri con il proprio esempio. Notiamo anche che nello stormo di oche in migrazione, l’oca è davanti ma è anche VICINA, in stretto contatto visivo e corporeo con le altre. Il flusso d’aria che genera è condiviso, c’è uno scambio diretto di suoni, movimento, calore, odore, fra l’oca davanti e le altre.

Inoltre, ogni membro del gruppo è incoraggiato a stare insieme agli altri, agendo in modo sincronizzato e con impegno verso i comuni obiettivi, perchè sa che da solo sarebbe più difficile. L’individuo ha bisogno del gruppo, e viceversa. E’ un legame in cui sia il singolo che il gruppo vincono. E insieme a loro, vince l’organizzazione nel suo complesso.

Domande chiave:

  • Nel tuo gruppo, quale posizione occupa il leader rispetto al gruppo?
  • Quanto il leader è vicino al gruppo, e come mantiene e coltiva questa vicinanza dal punto di vista sensoriale (presenza fisica) e cognitivo (scambio di idee, pensieri, feedback)?
  • Quanto il leader è capace di guidare, orientare l’impegno del gruppo, dare la direzione, con chiarezza ed efficacia?
  • Cosa può fare il leader per facilitare il lavoro degli altri, agevolare i compiti, rendere tutti partecipi del viaggio nella stessa direzione?

3. Il potere della leadership distribuita

COSA FANNO LE OCHE: Quando l’oca davanti è affaticata, vola nelle retrovie e subito qualcuna prende il suo posto alla guida dello stormo. Senza dubbi, esitazioni o malumori. L’oca davanti va indietro, qualcuno subito la sostituisce. Qualche “Quack quack” a commento, che potremmo tradurre come un “Mé so’ stràca” – “Bon, vado io!” (scusate il dialetto bergamasco, ma ci stava bene!).

E’ il potere della leadership condivisa e della leadership di rete (networked leadership), con la quale ogni membro del team ha la competenza e la facoltà di prendere la guida. Questa intelligenza distribuita appartiene ai gruppi umani così come ai gruppi naturali (mandrie, stormi, banchi di pesci, sciami) ed è un riflesso di quello che nella definizione di Intelligenza Primitiva potremmo definire “Intelligenza Collettiva“.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Costruire le competenze delle persone che lavorano con noi in modo da incentivare lo sviluppo della loro leadership, l’ownership dei processi del team, la possibilità di scambiarsi in posizioni di guida in fasi diverse del lavoro del gruppo. Incentivare le persone a riconoscere e sviluppare il proprio talento, la propria unicità, e costruire i gruppi in modo da ottenere la massima biodiversità possibile, e di conseguenza la massima ricchezza possibile di output e la migliore resilienza in ogni contesto e a fronte di un qualsiasi cambiamento.

Domande chiave:

  • Come sono distribuiti i ruoli all’interno del tuo gruppo? Quanto è biodiverso il tuo gruppo? Cioè: quanto è ricco e variegato il set di competenze, attitudini e stili di pensiero e comportamento?
  • Quanto è distribuita la leadership? Il capo è indispensabile? In caso di sua assenza o defaillance, che succede? Ci sono altre persone che possono prendere istantaneamente il suo posto?
  • Quanto è distribuita l’ownership degli obiettivi? Quanto le persone sentono di propria responsabilità il risultato del gruppo intero? E cosa potete fare perchè sia così?
  • Come reagiscono i membri del gruppo alle defaillance del leader / del capogruppo? Come reagiscono ai suoi errori, o alle sue debolezze? Quanto si lamentano le persone del gruppo di fronte a un cambiamento, o di fronte a una richiesta di maggiore impegno ed esposizione personale?
  • Quanto è fluida la gestione del cambiamento nel gruppo?
  • Quanto le persone sono proattive di fronte a improvvisi cambi di scenario che richiedono maggiore fatica a uno o più membri del gruppo?
  • Quanto le persone ragionano in termini di soluzioni, più che di problemi e di colpe?

4. Il potere del supporto reciproco

COSA FANNO LE OCHE: Quando un’oca dello stormo è in difficoltà (perchè stremata, o colpita da uno sparo, o per altri motivi che le impediscono di volare conlo stormo) lascia lo stormo e cerca rifugio o riparo a terra. Immediatamento 2 o 3 altre oche le si affiancano e stanno con lei finchè muore o recupera. Allora, tentano di unirsi al loro stormo, o ne aspettano un altro a cui aggregarsi, oppure ne formano uno nuovo loro stesse.

E’ la naturale predisposizione degil esseri viventi alla cura della vita della propria comunità. Quando uno dei membri è in difficoltà, qualcuno se ne prende cura, per portare avanti la missione della vita e della sopravvivenza del gruppo.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: Quando uno dei membri del gruppo è in difficoltà, possiamo attivare la nostra capacità di prenderci cura del più debole, attivare empatia e desiderio di arrivare insieme alla meta, nessuno escluso.

Un essere umano che sta bene, è tranquillo e sicuro di sè, si presta senza esitazione a occuparsi delle difficoltà altrui. L’egoismo che ci fa ignorare le difficoltà altrui, o peggio ancora che ci fa desiderare di guadagnare sulle difficoltà altrui, scatta solo se siamo in difficoltà noi stessi, in una situazione di carestia, oppure di paura (spesso inconscia), in una situazione che ci fa sentire minacciati (anche solo a livello psicologico). La ricerca scientifica ha dimostrato ampiamente che il famoso detto “homo homoni lupus” non ha senso, così come la convinzione che gli esseri umani siano evoluti più sulla competizione che sulla cooperazione. La scienza oggi ci ha dimostrato che è solo cooperando e unendo le forze che le comunità umane sono riuscite a sopravvivere e riprodursi con successo fino ad oggi.

Domande chiave:

  • Come si reagisce, nel tuo gruppo, a un momento di difficoltà per uno dei suoi membri? C’è empatia, comprensione? Ci si attiva per cercare di capire quale è il problema che la persona sta vivendo, e aiutarla a risolverlo, o confortarla?
  • Come viene considerato chi sbaglia, nel tuo gruppo? Che visione c’è dell’errore, nella tua organizzazione? Come si approccia uno sbaglio? Con la ricerca del colpevole? O piuttosto con la ricerca dell’insegnamento e della lezione che si può trarre da quell’errore?
  • Quanto le persone si sentono sicure e protette nel tuo gruppo? E quanto nell’organizzazione più ampia intorno a voi?
  • Quanto verificate (ogni quanto, e con quali metodi) il benessere delle persone con cui vivete o lavorate, e vi accertate che nessuna variabile di malessere sia trascurata, in modo che tutti possano sempre sentirsi bene con il gruppo, e manifestare di conseguenza comportamenti di supporto e aiuto reciproco?

5. Il potere dell’incoraggiamento

COSA FANNO LE OCHE: Le oche in volo fanno il loro tipico suono starnazzante (“Honk honk!”). La sua funzione è in parte simile a quella del richiamo di mamma oca con i piccoli, una sorta di check della presenza e del benessere dei membri del gruppo, del tipo: “Uè ragazzi, tutto ok? Ci siete?!” – “Sì sì, tutto sotto controllo!”. Ma alcuni ricercatori dicono che il suo significato sarebbe in specifico quello dell’incoraggiamento: “Forza ragazze, dateci dentro!” – “Ok, avanti tutta!”.

Le oche, così come tutti gli esseri viventi, sanno che è importante manifestarsi reciprocamente apprezzamento, e riconoscere periodicamente il contributo individuale alla missione del gruppo.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: E’ importante dedicare il giusto tempo a incoraggiare i membri del gruppo verso l’obiettivo, riconoscendo il valore di quanto le persone stanno facendo, dedicando il giusto tempo a ricevere feedback su come sta andando, in modo da apportare aiuto se necessario, o da ritarare insieme la rotta ove opportuno. Alla fine, essere riconosciuti e “visti” per il proprio valore è uno dei driver principali della motivazione umana.

Ognuno di noi cerca sempre e soltanto di fare del proprio meglio per essere riconosciuto, e amato, e lo fa con le modalità che fino a quel momento della propria vita ha capito che funzionano. I nostri comportamenti sono il risultato della nostra storia e di quello che abbiamo capito di essere. Sentirci incoraggiati dagli altri ci dà forza, e ci invoglia a fare ancora meglio!

Domande chiave:

  • Quanto nel tuo gruppo ci si incoraggia periodicamente? Con quali rituali, azioni, comportamenti (individuali e di gruppo)?
  • Quanto (ogni quanto, con che metodo) ci si dedica a riconoscere i successi raggiunti? E quanto lo si fa in proporzione a quanto tempo si dedica a riconoscere i problemi e valutare le “colpe”?
  • Che risposta vedete nelle persone, quando le incoraggiate, o quando riconoscete il valore dle loro contributo all’impresa che state protando avanti?

6. Il potere del ciclo

COSA FANNO LE OCHE: Le oche selvatiche sono una specie migratrice. Si riproducono in primavera, generalmente tra Marzo e Maggio, in Islanda, Gran Bretagna, Scandinavia, Europa centrale, Russia e Cina nord-orientale. Svernano in alcune zone di una fascia che va dal Mediterraneo alla Cina orientale.

Come altre specie migratrici, le oche ci insegnano a onorare il potere del ciclo, riconoscendo che c’è un momento per procreare, un momento per la muta e per prepararsi al grande viaggio, un momento per migrare in cerca del posto migliore, momento per momento, dove poter vivere e sopravvivere.

COSA POSSIAMO FARE NOI UMANI: La contemporaneità del mondo occidentale è caratterizzata da un modo peculiare di vivere il tempo. Nella nostra cultura il tempo viene vissuto in modo lineare, come qualcosa che ha un’inizio e una fine, e che mangia la nostra vita inesorabiolmente. Prima del Cristianesimo, e ancora oggi nelle popolazioni di interesse etnologico di tutto il mondo, il tempo veniva concepito in modo circolare (simboleggiato dall’Uroboro), perchè connesso con il ciclico scorrere delle stagioni. In molte popolazioni tribali tuttora viventi (come ad esempio presso i boscimani), il tempo non viene misurato, non si sa che giorno è, o che ora è. Si vive, si ascolta momento per momento la vita per come si presenta, si decide momento per momento il da farsi. Si dorme e si mangia e ci si riproduce o si riposa seguendo la chiamata del proprio organismo, in risposta all’ambiente. Come fanno tutti gli altri esseri viventi ad eccezione dell’uomo.

Le oche selvatiche ci insegnano a reimpossessarci della nostra naturale capacità di sentire quando è il momento di fare qualcosa: quando è il momento di lavorare o prendersi una pausa, parlare o tacere, partire o di stare,  abbracciare una persona o  starle lontana,  fare sport o leggere un libro. Il nostro corpo lo sa. La nostra intelligenza primitiva, se la lasciamo fare, ci sa guidare, perchè è in diretta connessione con l’intelligenza della Natura, che ci ha forgiato in milioni di anni di evoluzione umana, e in miliardi di anni di evoluzione pre-umana.

Domande chiave:

  • Quanto nella tua organizzazione si vive una dimensione ciclica e quanto una dimensione lineare del tempo?
  • Ci sono picchi di lavoro e momenti di tranquillità, nel corso dell’anno?
  • Si onora la necessità organica delle persone di alternare lavoro e riposo, o “si tira” sempre (sia nell’arco della giornata, che nell’arco della settimana lavorativa ma anche nellorizzonte più ampio dell’anno intero)?
  • C’è una continua escalation nelle richieste al personale, per spremerle più possibile? Si massimizza o si ottimizza il loro tempo lavorativo?
  • Quanto la tua organizzazione permette l’autogestione del carico di lavoro, lasciando alle persone la facoltà di creare la propria curva prestazionale, nel rispetto degli obiettivi assegnati?
  • Gli orari e i turni di lavoro sono “organici” o forzati?
  • Le persone hanno la possibilità di prendersi vacanze nel momento in cui ne sentono la necessità, o devono sottostare a regole uguali per tutti?
  • Quanto ascolto si presta ai diversi bioritmi delle persone, e si incentiva le persone a onorarli, sapendo che la produttività complessiva poi ne beneficerà (come dimostra il caso di Richard Barnson con le politiche di gestione HR in Virgin).

Ecco, ho scritto come al solito un casino! Quindi se sei arrivato fin qui: COMPLIMENTI!

Che ci devo fare, ho veramente voglia di condividere con tutti gli insegnamenti che ricevo dalla natura, man mano che li scopro, e spero che tutti possiate trarne giovamento e ispirazione.

Ed è in arrivo un grande progetto, grandissimo, nel quale la natura sarà protagonista… e anche voi se vorrete averci uno spazio. Vi terrò aggiornati! Vi dico solo il titolo: THE DAILY NATURE ACADEMY.

Stay tuned!

Diana

Fonte: hello-moment-s.tumblr.com/post/134997639696

Fonte: hello-moment-s.tumblr.com/post/134997639696

 

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yoga degli alberi

Yoga degli alberi il 4 Giugno a Treviglio (BG)

Tornano i pomeriggio aperti di Intelligenza Primitiva: vi aspetto Sabato 4 Giugno, dalle 15,30 alle 18,30, per un’immersione in natura dove potrete scoprire e praticare lo Yoga degli alberi con la mia guida.

Non sai cosa è lo Yoga degli Alberi? Clicca QUI.

Lo Yoga degi Alberi è una pratica di movimento consapevole nato dall’incontro fra Yoga, Mindfulness, neuroscienze, ecopsicologia e biomimetica.

A partire da alcune proposte di ascolto attraverso il movimento, i partecipanti sperimenteranno la possibilità di alleggerire il pensiero, rallentare, rigenerare la propria vitalità e risvegliare quella vivacità sensoriale che ci fa sentire presenti al 100% in tutto ciò che siamo e facciamo.

Così lo Yoga degli Alberi diventa una allenamento alla percezione, alla presenza, all’attenzione nel qui ed ora, al coltivare benessere in ogni istante, schiudendo la nostra capacitò naturale di stare bene al mondo, nel mondo, con il mondo.

In questo incontro approfondiremo in particolare:

  • Il radicamento: pratiche di risveglio della sensibilità dei piedi nella relazione con la terra.
  • Le 4 chiavi di relazione: spingere nella terra, allungarsi, aprirsi, ruotare.
  • Incontro con l’albero.
  • Entrare nel respiro dell’albero.

Cosa portare:

  • vestiti comodi e che non temono il contatto con la terra e l’erba
  • disponibilità a camminare a piedi nudi sull’erba
  • curiosità di sperimentare le possibilità di movimento che si aprono nell’ascolto del silenzio e nella lentezza
  • una coperta, un cuscino o un asciugamano per stare comodamente seduti a terra
  • antizanzare
  • vestiti a strati.

In caso di maltempo l’esperienza verrà rimandata.

La partecipazione è gratuita, per un massimo di 10 persone.


E’ necessario iscriversi ENTRO IL 2 GIUGNO scrivendo a contatto@intelligenzaprimitiva.it e lasciando il proprio nome e un recapito telefonico che verrà usato in caso di comunicazioni last minute.

L’incontro sarà guidato da Diana Tedoldi.

yoga degli alberi

Cosa è lo Yoga degli Alberi

COSA E’ LO YOGA DEGLI ALBERI?

Lo Yoga degli alberi è una pratica di movimento consapevole che nasce dall’incontro fra Yoga, Mindfulness, ecopsicologia, biomimetica e neuroscienze.

E’ stato ideato da me, Diana Tedoldi, dopo oltre 15 anni di Hatha Yoga, 20 anni di esperienze di ascolto e connessione con la natura, applicando principi di zen e mindfulness alla relazione con il corpo e con gli alberi, il ritmo delle stagioni e gli elementi naturali.

Negli ultimi 15 anni in particolare, ho praticato con gli alberi del mio giardino quasi ogni giorno, con qualsiasi meteo, neve, pioggia e grandine incluse, Natale e Capodanno inclusi (!), a piedi nudi o con 3 paia di calzettoni di lana in inverno, per non perdere il piacere del piede in connessione con la terra.

Anno dopo anno ho forgiato un approccio, un insieme di indicazioni per avvicinare le persone agli alberi, per entrare nel loro respiro, e da lì trovare una grande centratura, una grande presenza e apertura, la leggerezza del pensiero, la calma mentale che mi ha insegnato a guardare alle cose della vita e alle difficoltà quotidiane con un’attitudine gentile, serena, non più in lotta ma in ascolto e comprensione.

Posso sinceramente dire che per me questa pratica è diventata uno stile di pensiero e di vita, un modo di ascoltare l’esperienza e auto-aiutarmi ad affrontare le difficoltà, scoprendo nella connessione con la natura intorno a me, la connessione con la mia propria natura.

Questo è forse il risultato più importante che ho raggiunto: un modo per orientarmi nelle cose della vita, e principi semplici e universali con cui coltivare la pace e la bellezza nella relazione con me stessa, con gli altri e con la terra.

Il tutto, a partire dal corpo, e dall’ascolto consapevole del movimento nella relazione con gli alberi.

Perchè il nostro cervello è progettato per gestire il corpo, la sua funzione è proprio governare il movimento.

E se vogliamo pensare bene, e avere a nostra disposizione la più ampia gamma di possiblità di pensiero e quindi di comportamento (e quindi la più ampia gamma di risposte possibili alle sfide della vita) dobbiamo avere un’ampia gamma di possibilità di movimento, e saperci muovere in ascolto, con tutto e con tutti.

Con lo Yoga degli Alberi, si inizia appunto dall’ascolto di sè, attraverso pratiche di movimento, posture e gestualità ispirate dagli esseri vegetali, per arrivare all’ascolto dell’altro (l’albero, che diventa metafora delle altre persone con cui mi relaziono) e infine all’ascolto della nostra relazione all’interno dell’orizzonte più ampio che ci circonda: la natura.

Così lo Yoga degli Alberi parte dal corpo per sintonizzare prima l’io con il noi, e sintonizzare poi il noi con il mondo, affinando l’intonazione del mio modo di muovermi in relazione con tutto ciò che mi circonda, sviluppando la mia capacità di flessibilità e adattamento alle diverse condizioni di esperienza.

E’ un allenamento personale che parte dal risvegliare il corpo e i sensi in relazione con la natura, e diventa pratica di vita e stile di pensiero, danzando fluidamente con il movimento della vita, in sintonia con la bellezza e l’armonia che appartiene in essenza al mondo naturale.

Ma vediamo quindi cosa c’entrano in tutto ciò lo yoga, la mindfulness, le neuroscienze, la biomimetica e l’ecopsicologia.

YOGA DEGLI ALBERI E… YOGA

Circa 20 anni studiavo il bellissimo libro di Mircea Eliade “Lo Yoga e l’Immortalità”, e lì ho scoperto che il termine Yoga deriva dalla radice “yuj“, che significa “unire” (da cui il latino “iungere”, che significa appunto unire, legare).

Come riporta Wikipedia:

Da qui il significato, posteriore, di yoga come insieme di tecniche anche meditative aventi come scopo l'”unione” con la Realtà ultima e tesa ad “aggiogare”, “controllare”, “governare” i “sensi” (indriya) e i vissuti da parte della coscienza.

Così, nello Yoga degli alberi, le pratiche proposte hanno lo scopo di favorire nelle persone la percezione della propria unità e integrità, allargando gradualmente questa percezione alla natura intorno a noi, e trasformando quindi questa esperienza in un’attività di nature connection (connessione con la natura).

Le esperienze proposte integrano quindi:

  • sequenze di movimento ispirate alle forme degli alberi (sambuco, pino silvestre, melo, faggio, platano, pioppo ecc.) e ai processi vitali degli alberi (espansione e contrazione, verticalità e radicamento, fluire ascendente e discendente, immobilità ecc.);
  • esplorazioni più libere di movimento, ascolto e sintonizzazione con la propria intelligenza somatica, riscoprendo la semplicità e la naturalezza del movimento e della possibilità di benessere a partire dall’ascolto corporeo;
  • camminate in ascolto;
  • pratiche di attivazione sensoriale;
  • pratiche di respiro, ascolto e meditazione in movimento o camminando.

YOGA DEGLI ALBERI E… MINDFULNESS

Molto prima che negli anni ’70 si desse il nome di mindfulness a quell’insieme di pratiche che oggi va sotto questo nome, esisteva lo zen, ed esistevano pratiche transculturali di meditazione, di contemplazione e di consapevolezza che oggi potremmo senz’altro definire Mindfulness.

Su questo mi sono allenata fin da prima dei miei 20 anni, con la guida di persone che sono per me state un riferimento, e una guida, alla scoperta della nostra naturale capacità e innata possibilità di orientarci nel mondo e stare bene al mondo, nel mondo, con il mondo.

Ecco la definizione di Mindfulness che troviamo in Wikipedia:

Il concetto di Mindfulness deriva dagli insegnamenti del Buddismo (Vipassanā), dello Zen, e dalle pratiche di meditazione Yoga, […] Mindfulness è una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell’hic et nunc, in modo intenzionale e non giudicante, al fine di […] raggiungere […] una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

La mindfulness entra quindi nello Yoga degli Alberi come pratica di consapevolezza e di attenzione, illuminando il corpo e la relazione con la natura attraverso il nostro ascolto, per costruire la nostra capacità di presenza, qui e ora, al 100% di ciò che siamo.

YOGA DEGLI ALBERI E… NEUROSCIENZE

Il processo di brain patterning (formazione di schemi e circuiti neurali) è determinato dagli input sensoriali.

Ciò significa che maggiore è la ricchezza della nostra sensorialità, maggiore è la ricchezza di soluzioni, creatività, possibilità di comportamento.

Nello Yoga degli alberi le pratiche di attivazione sensoriale mirano proprio a

Riportare vita ai sensi, e senso alla vita.

Recuperando la centralità della nostra intelligenza somatica, risvegliamo la naturale vitalità del nostro corpo e quindi di noi stessi, nella nostra integrità.

Ma le neuroscienze ci hanno anche permesso di comprendere l’effetto benefico del movimento, delle esperienze di connessione con la natura, della meditazione, della meditazione accompagnata dal suono e delle pratiche di consapevolezza, svelando quanto impattino positivamente aspetti cruciali del nostro benessere:

Le pratiche di movimento, meditazione e contemplazione dello Yoga degli Alberi favoriscono il rilassamento mentale, lo svuotamento del pensiero, il rallentamento del ritmo veloce a cui ormai, spesso inconsapevolmente, siamo abituati nelle nostre vite metropolitane e tecnoclogiche.

La connessione con la natura è una forma di nutrimento profondo, che nessun altra esperienza può sostituire. Stiamo iniziando a capire che per stare bene non basta mangiare bene, fare sport e dormire bene: occorre anche avere una relazione armoniosa con la natura intorno a noi. – Jon Young

YOGA DEGLI ALBERI E… BIOMIMETICA

La Biomimetica (dal greco “bios”, vita” e “mimesis”, imitazione) è finora principalmente conosciuta per aver copiate dagli animali o dai vegetali alcune soluzioni a problemi di design, in ambito tecnologico e architettonico: ad esempio, i robot mandati in esplorazione su altri pianeti sono stati costruiti copiando la struttura corporea dei ragni, il velcro nasce dallo studio della tecnologia di alcune piante per disseminare i propri semi.

Ma negli ultimi anni la biomimetica sta prendendo la forma per me più appassionante: lo studio dei sistemi viventi animali e vegetali e il trasferimento delle loro strategie organizzative e di problem solving alle organizzazioni umane.

Ad esempio, il trasferimento dell’organizzazione della migrazione delle oche selvatiche ai gruppi di lavoro aziendali e ai modelli di leadership organizzativa, oppure l’intelligenza sistemica dei banchi dei pesci per comprendere il comportamento delle masse.

Nello Yoga degli Alberi la biomimetica fonda la costruzione stessa delle sequenze di movimento che vengono proposte, e che sono ispirate proprio dai movimenti vitali degli esseri vegetali:

  • contrazione ed espansione
  • radicamento e verticalizzazione
  • rotazione
  • apertura
  • uso delle leve
  • flussi ascendenti e discendenti
  • lentezza del movimento
  • immobilità.

Inoltre, lo Yoga degli Alberi si lascia ispirare dal ciclo delle stagioni e dai ritmi vitali delle piante, proponendo quindi movimenti, posture e gestualità diverse a seconda della stagione in cui si pratica.

Un profondo allenamento, dunque, a ritrovare la connessione con il tempo ciclico, con il suo effetto rassicurante e contenitivo rispetto alle umane ansie di corsa rettilinea verso un futuro ignoto e lontano.

YOGA DEGLI ALBERI E… ECOPSICOLOGIA

L’ecopsicologia nasce all’inizio degli anni ’90 come studio della relazione fra esseri umani ed ambiente naturali, in coincidenza con un rapido declino dei parchi e delle aree verdi cittadine negli Stati Uniti e con la corrispondente osservazione dell’aumento di problematiche psicologiche nelle persone con ridotta esposizione ad ambienti naturali.

Come dentro, così fuori. E come fuori, così dentro.

In questo mio adattamento di una delle leggi di Ermete Trismegisto, si fonda la mia visione dell’ecopsicologia: quello che facciamo alla natura, lo facciamo a noi stessi, e viceversa.

Quello che accade alla terra, accade a noi stessi.

Quanto il consumo di suolo, e la cementificazione selvaggia, ci parla del modo in cui la nostra specie sta cementificando la propria vitalità? I palazzoni di cemento, li abbiamo dentro. Dobbiamo averli dentro, per portarli fuori. Tutto ciò che agiamo nel mondo, ce lo dobbiamo avere prima dentro.

La terra inquinata da immondizia e scorie di ogni tipo, parla dei nostri corpi inquinati di tossine e farmaci. Le acque inquinate delle nostre falde, parlano dell’inquinamento dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni disturbate.

L’ecopsicologia ci insegna che tutto è interrelato, che siamo tutti interconnessi, fra di noi esseri umani, e noi umani con le altre specie e con l’ecosistema terrestre tutto intero.

Così, nella pratica dello Yoga degli Alberi, impariamo a muoverci con l’albero con quel rispetto, quella presenza e quell’ascolto che ci servono poi in tutte le altre condizioni di vita. Impariamo a essere 100% con noi stessi, e 100% con l’altro, e insieme 100% con l’abiente intorno a noi, ricercando la possibilità di un movimento rotondo, organico, che non disturba ma che anzi nutre, e lascia più risorse di quante ne trova.

Lo Yoga degli Alberi diventa così la possibilità di scoprire e conoscere la nostra natura più profonda, attraverso la relazione con la natura intorno a noi, in un processo di mutuo nutrimento e crescita, che ci permette di diventare protagonisti viventi di una nuova cultura rigenerativa – che lasci cioè più risorse di quante ne trova, per il bene nostro, e delle generazioni future.


Ti aspetto a scoprire insieme questa bellissima e rigenerante pratica, Sabato 4 Giugno, dalle 15.30 alle 1830, a Treviglio, immersi nella campagna e nel silenzio.

Scrivi a contatto@intelligenzaprimitiva.it per tutti i dettagli.

Il batterio del buon umore si trova nella terra

Il regalo più bello che potete fare a voi stessi e alla terra, nella Giornata Internazionale della Terra, oggi? Trascorrere almeno 30′ a contatto diretto con la terra stessa!

Se non vi basta il feedback positivo che viene dal vostro respiro, dal vostro corpo e dalla vostra autopercezione di benessere, eccovi alcune ricerche che dimostrano che, Sì!, avete proprio ragione a sentirvi meglio, più forti, più lucidi e più vitali, quando state in natura!

Mary O’Brien, oncologa al Royal Marsden Hospital di Londra, ha scoperto che un batterio che si trova nella terra attiva nel nostro cervello il rilascio di serotonina, un ormone coinvolto (fra le altre cose) nella regolazione dell’umore e nella riduzione dell’ansia, aprendo importanti prospettive all’applicazione di questa scoperta nella cura della depressione.

Si tratta del Mycobacterium vaccae, e ricerche successive hanno dimostrato come questo fantastico batterio che si trova nella terra è anche in grado di migliorare le nostre funzioni cognitive ed è persino in grado di curare il cancro al polmone e altre patologie (disturbo di Crohn, artrite reumatoide).

Se anche a voi capita di ritrovare il buonumore dopo aver fatto un po’ di giardinaggio, o dopo essere stati per un po’ sdraiati per terra sull’erba o in bosco, ora sapete che un po’ di merito va proprio a questo batterio: è lui, infatti, che la ricerca scientifica addita come uno dei responsabii di questi effetti positivi sul nostro benessere.

Le ricerche di Mary O’Brien sono poi state riprese da altri ricercatori (fra tutti, cito il Dr. Chris Lowry, della Bristol University, UK), sempre dimostrando l’effetto positivo del Mycobacterium vaccae sulle funzioni vitali, sia biologiche che psichiche, sulla capacità di concentrazione e di soluzione dei problemi, tenuta allo stress ed efficacia decisionale (i test di laboratorio sono stati eseguiti da Lowry sui topi).

Nel 2011 un altro studio pubblicato sul New England Journal of Medicine riportava i risultati di una ricerca sui bambini inglesi, dimostrando che chi era cresciuto in campagna presentava il 30-50% in meno di probabilità di sviluppare asma.

I ricercatori hanno correlato questa caratteristica alla più ampia diversità di batteri e funghi presenti nelle polveri domestiche, provenienti tanto dal suolo quanto dagli animali, rendendo quindi il loro sistema immunitario più performante.

Insomma: dedicatevi un po’ di tempo per mettere le mani nella terra, sporcarvi i vestiti e i piedi, sdraiarvi nell’erba e stirarvi accuratamente, fino a quando sentite che avete riportato la vitalità e la presenza in tutto il vostro corpo.

Molte ricerche dicono che servono 20-30′ circa per lasciar assorbire al nostro organismo lo stato naturale di benessere che viene da queste semplici azioni, ma se avete meno tempo, fate quello che potete: è sempre meglio che stare in casa. E’ una semplice esperienza di ecoterapia e connessione con la natura che potete regalare a voi stessi, risvegliando con dolcezza e semplicità la vostra intelligenza primitva.

Ogni istante che vi regalate con la terra, lo regalate al vostro benessere, e al benessere del pianeta.

Come dentro, così fuori.

Buona terra a tutti!

Diana


Articoli citati:

Lowry C.A., Hollis J.H., de Vries A., Pan B., Brunet L.R., Hunt J.R., Paton J.F., van Kampen E., Knight D.M., Evans A.K., Rook G.A., Lightman S.L. (2007-05-11). “Identification of an immune-responsive mesolimbocortical serotonergic system: potential role in regulation of emotional behavior.” Neuroscience 146 (2): 756–772. doi:10.1016/j.neuroscience.2007.01.067. PMID 17367941.

Susan M. Jenks (presenter) and Dorothy Matthews, “Ingestion of Mycobacterium vaccae influences learning and anxiety in mice.” Presented at the Annual Animal Behavior Society Meeting, William and Mary College, Williamsburg, VA July 25 – 30, 2010.

Ege, Marcus, Melanie Mayer, Anne-Cecile Normand, Jon Genuneit, William O.C.M. Cookson, Charlotte Braun-Fahrlander, Renaud Piarroux, and Erika von Mutius for the GABRIELA Transregio 22 Study Group. (2011). “Exposure to Environmental Microorganisms and Childhood Asthma.” New England Journal of Medicine, Vol. 364, pp. 701-709.

Mycobacterium vaccae

Corso “Nature Connection” in partenza a Febbraio

Grazie alla partnership fra Intelligenza Primitiva, l’Associazione Menscorpore e Legambiente Bassa Bergamasca, sono felice di annunciarvi la partenza del percorso “Nature Connection”: 4 sabati fra i boschi, le campagne e i fontanili della Bassa Bergamasca, a risvegliare la nostra intelligenza primitiva e riconnetterci con la nostra natura più profonda, attraverso la connessione con la natura.

Clicca qui per vedermi in un breve video di presentazione del corso.

DIANA-TEDOLDI-INTRO-NATURE-CONNECTION

Esploreremo insieme diverse pratiche che rigenereranno la nostra vitalità, riporteranno vita ai sensi e senso alla vita.

Un percorso originale attraverso cui ci sintonizzeremo con il Bosco del Castagno a Treviglio, il fiume Adda a Fara Gera D’Adda, e le risorgive fra Misano e Capralba.

Ci alleneremo insieme con pratiche sviluppate attraverso oltre 20 anni di sperimentazioni personali e di studi legati ad ecoterapia, ecopsicologia e “nature connection”, basate su respiro, silenzio, camminare in ascolto, biomimetica, ingaggio sensoriale e sinestetico, sapere intuitivo, creazione musicale in relazione con gli elementi naturali.

Incontreremo il nostro lato più selvatico, ritroveremo la nostra connessione con il respiro della terra nel profumo delle foglie secche, nel silenzio del vento, nella magia dell’acqua che risorge dalla terra e dai prati, nell’incanto dei colori delle stagioni. Celebreremo la bellezza e la forza di sentirci insieme, noi e il bosco, come un’antica tribù.

Primo incontro:

  • La tribù incontra il bosco
  • Il bosco ci ascolta
  • Camminare nel bosco, con il bosco, essere bosco

Secondo incontro:

  • Entrare nel respiro degli alberi
  • Intonarsi con la natura
  • Sit spot: perdere il tempo

Terzo incontro:

  • La tribù-organismo
  • Ascolto profondo a 360°
  • Pratica arborea: muoversi con l’albero, lasciarsi muovere dall’albero, essere albero

Quarto incontro:

  • Il mio io selvatico
  • A caccia di sensazioni
  • Creatività primitiva: costruzione del proprio Totem personale

Ogni incontro potrà concludersi con l’esperienza del fare musica nel bosco, con il bosco, per il bosco (voce, tamburi e piccole percussioni).

TUTTE LE INFO SU DOVE, COME QUANDO E QUANTO, QUI.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA, scrivendo una mail a contatto@intelligenzaprimitiva.it e indicando Nome e Cognome e un riferimento di numero cellulare da contattare in caso di imprevisti meteo last minute che impediscano di svolgere il corso.

Vi aspetto!

Diana Tedoldi

Benessere in connessione con la natura: una pratica da fare subito

Da Gennaio 2016 Intelligenza Primitiva ha stretto una partnership con Menscorpore, associazione di Treviglio (BG) dedita alla diffusione delle pratiche di consapevolezza e di benessere, con molti percorsi e conferenze davvero interessanti e formatori di eccellenza.

Vi invito quindi a leggere il mio ultimo articolo, scritto per il Blog di Menscorpore, di cui riporto l’incipit di seguito, e a partecipare alla CONFERENZA ESPERIENZIALE, GRATUITA E APERTA A TUTTI, DI VENERDì 29 GENNAIO ALLE 21, per continuare a parlare insieme di ecopsicologia, di ecoterapia e di tutte le pratiche di benessere in connessione con la natura.
Per risvegliare la nostra naturale capacità di stare bene al mondo, nel mondo, con il mondo.

Il tutto è in collaborazione con Legambiente Bassa Bergamasca, che ringrazio sempre per le belle cose che facciamo insieme!

legambiente_logo

Benessere in connessione con la natura: una pratica da fare subito

Di Diana Tedoldi

Negli anni ’80 si pensava che bastasse mettersi ai fianchi una cintura di gomma e attivare il “vibromassaggiatore” (mia mamma ne aveva uno!) per dimagrire. Oggi sappiamo che per uno stile di vita sano occorre seguire corretti principi di alimentazione, fare attività fisica, riposare bene e prenderci cura della nostra vita emotiva e relazionale. Ma tutto questo non basta.

La ricerca scientifica negli ultimi anni ha prodotto numerosi studi volti a dimostrare il benessere profondo generato dal recupero della nostra connessione la natura (molti di essi vertono sul mondo infantile), corroborando così il nostro innato orientamento verso la “biofilia”, termine usato già da Aristotele, recuperato da Fromm e tornato prepotentemente alla ribalta in tempi più recenti. La biofilia (dal greco: phillia, amicizia, amore e bios, vita) è la naturale propensione degli esseri umani a generare legami di amicizia e affiliazione con gli altri esseri viventi. È un’attitudine innata generata attraverso milioni di anni di evoluzione in relazione con la natura e le altre forme di vita: organismi, specie, habitat. La cooperazione (non la competizione) fra specie diverse è il cuore degli ecosistemi, dove la differenza è un vantaggio competitivo, la collaborazione inter-specie una risorsa e l’ingaggio plurisensoriale nell’esperienza una necessità per la sopravvivenza.

Oggi le neuroscienze ci dimostrano che il brain patterning (cioè la costruzione di nuove piste neuronali e schemi cerebrali, che danno vita ad azioni, atteggiamenti, pensieri e comportamenti) si fonda sugli input sensoriali. Quindi: maggiore è la ricchezza della nostra esperienza sensoriale, maggiore è la ricchezza dei nostri … LEGGI TUTTO!