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yoga degli alberi

Yoga degli alberi il 4 Giugno a Treviglio (BG)

Tornano i pomeriggio aperti di Intelligenza Primitiva: vi aspetto Sabato 4 Giugno, dalle 15,30 alle 18,30, per un’immersione in natura dove potrete scoprire e praticare lo Yoga degli alberi con la mia guida.

Non sai cosa è lo Yoga degli Alberi? Clicca QUI.

Lo Yoga degi Alberi è una pratica di movimento consapevole nato dall’incontro fra Yoga, Mindfulness, neuroscienze, ecopsicologia e biomimetica.

A partire da alcune proposte di ascolto attraverso il movimento, i partecipanti sperimenteranno la possibilità di alleggerire il pensiero, rallentare, rigenerare la propria vitalità e risvegliare quella vivacità sensoriale che ci fa sentire presenti al 100% in tutto ciò che siamo e facciamo.

Così lo Yoga degli Alberi diventa una allenamento alla percezione, alla presenza, all’attenzione nel qui ed ora, al coltivare benessere in ogni istante, schiudendo la nostra capacitò naturale di stare bene al mondo, nel mondo, con il mondo.

In questo incontro approfondiremo in particolare:

  • Il radicamento: pratiche di risveglio della sensibilità dei piedi nella relazione con la terra.
  • Le 4 chiavi di relazione: spingere nella terra, allungarsi, aprirsi, ruotare.
  • Incontro con l’albero.
  • Entrare nel respiro dell’albero.

Cosa portare:

  • vestiti comodi e che non temono il contatto con la terra e l’erba
  • disponibilità a camminare a piedi nudi sull’erba
  • curiosità di sperimentare le possibilità di movimento che si aprono nell’ascolto del silenzio e nella lentezza
  • una coperta, un cuscino o un asciugamano per stare comodamente seduti a terra
  • antizanzare
  • vestiti a strati.

In caso di maltempo l’esperienza verrà rimandata.

La partecipazione è gratuita, per un massimo di 10 persone.


E’ necessario iscriversi ENTRO IL 2 GIUGNO scrivendo a contatto@intelligenzaprimitiva.it e lasciando il proprio nome e un recapito telefonico che verrà usato in caso di comunicazioni last minute.

L’incontro sarà guidato da Diana Tedoldi.

Dalla luce al buio, verso l’inverno in ascolto del Bosco

31 Ottobre, dalle 16,30 alle 19. A seguire: cena condivisa nella sede dell’Orto Botanico G. Longhi, racconti notturni a lume di candela.

Dalla luce al buio: verso l’inverno in ascolto del bosco

Parco del Serio, Romano di Lombardia, in collaborazione con Legambiente Bassa Bergamasca

Una nuova occasione di connessione con la natura nella suggestiva cornice del Parco del Serio, a Romano di Lombardia (BG).
Questa volta ascolteremo il passaggio dalla luce al buio, dentro di noi e intorno a noi, in questo periodo dell’anno nel quale la luce lascia sempre più spazio al buio e ci invita a rallentare, ritirarci, connetterci con la Terrra.
Invitati dal tramonto ad accendere l’ascolto, sperimenteremo insieme alcune pratiche di camminata consapevole e di connessione con gli alberi, il bosco, il fiume, la magia della notte.

Come si trasforma il nostro paesaggio interiore, al calar della notte?
Come rispondono i nostri sensi al buio? Cosa si attiva dentro di noi?
Alcune delle domande che guideranno le nostre esplorazioni sensoriali.

Sgranando i sensi, daremo un senso (!) alle esperienze insieme, e le trasformeremo poi in suono con l’aiuto di tamburi e piccole percussioni, ricercando la possibilità di intonare il nostro modo di suonare con il silenzio del bosco.

Risveglieremo la nostra intelligenza primitiva e ci riapproprieremo della nostra capacità naturale di stare bene al mondo, con il mondo, insieme. Come un’antica tribù.

Al termine dell’esperienza nel bosco, ceneremo insieme nella struttura dell’Orto Botanico.

Per questo, ogni partecipante è invitato a portare qualcosa da condividere con il resto del gruppo, per unire il piacere della convivialità al lato più sottile delle esperienze nel bosco.

PROGRAMMA:

16,15: ritrovo all’Orto Botanico “G. LONGHI” a Romano di Lombardia (come arrivare: vedi sotto).

16,30-19: camminate in ascolto del bosco, pratiche di rilassamento, connessione con gli alberi e il fiume, creazione musicale usando tamburi e piccole percussioni in armonia con la natura.

Dalle 19 in poi: cena condivisa presso la struttura dell’Orto Botanico, racconti notturni a lume di candela.


L’evento è gratuito ed aperto a tutti previa iscrizione scrivendo a contatto@intelligenzaprimitiva.it.

COME ARRIVARE: clicca qui e scarica la mappa. Un’altra mappa agevole di seguito (cliccaci sopra per ingrandirla).

Sito web del Parco del Serio e dell’Orto Botanico: qui.

Volantino dell’Orto Botanico: qui.

percorso_orto_botanico

 

Vi aspettiamo!

Diana Tedoldi & Legambiente Bassa Bergamasca

 

Women Tree – L’albero delle donne

Women Tree è un evento della Rete al Femminile Milano in cui il talento femminile nutre e sostiene il grande albero dei talenti delle donne, che mostra i suoi frutti e si mette a disposizione di tutti in un evento gratuito.

Dalle ore 11.00 alle ore 23.00: workshop, sessioni individuali e laboratori gratuiti e aperti a tutti organizzati dalla Rete al Femminile Milano.

Io vi aspetto dalle 13.15 alle 14 per un laboratorio molto particolare:

DRUM CIRCLE – Il cerchio dei tamburi

Laboratorio esperienziale di ascolto, teamwork, risonanza e ascolto

Suoneremo insieme tamburi e percussioni di ogni tipo, per scoprire la forza e la bellezza che nascono dal sentirci insieme, connessi, in ascolto, integrando le nostre diversità nel creare ritmi e melodie soprendenti.

Vi parlerò anche dei miei ingredienti speciali di felicità personale e professionale, e li vivremo tutti insieme in diretta nell’esperienza del drum circle.

In tutto l’arco della giornata vi aspettano workshop, sessioni individuali e laboratori organizzati per aree tematiche, con lo scopo di esplorare ogni sfaccettatura delle donne di oggi.

TUTTO GRATUITO E APERTO A TUTTI!

Ma vi suggerisco di registrarvi da questo link: WOMENTREE.

Queste le aree tematiche previste:

  • La donna che vive la sua casa (gli ambienti e tutto ciò che rimanda al mondo domestico compresa la cucina)
  • La donna creativa (artigianato e discipline artistiche)
  • La donna che è moglie e madre (famiglia & bambini)
  • La donna e l’alimentazione
  • La donna che esalta il suo essere donna (immagine e femminilità, look e accessori)
  • La donna che si prende cura di sè per trovare sempre nuove energie (benessere e salute)
  • La donna che lavora e che nel lavoro trova soddisfazione (rinascita personale e professionale)
  • La donna economa (soldi e finanza)
  • La donna al passo con i tempi e la tecnologia (vita digitale)
  • La donna che si comunica e si valorizza (brand image e comunicazione)

Hashtag ufficiale dell’evento: #MiWomenTree

Dove: alla Fabbrica del Vapore (MIlano, mappa QUI).

Programma completo di tutti i workshop: QUI.

Vi aspetto!

Diana Tedoldi

 

Credits immagine: da Rete al Femminile Milano.

Oggi un albero mi ha insegnato a relazionarmi con persone difficili

Vado a correre nei campi. Per circa 40′ corro con i grilli, il profumo di erba fresca appena tagliata, qualche moscerino e l’oro del sole appena prima del tramonto.

Arrivo sotto casa. E anzichè fare un po’ di pratica arborea con gli alberi in giardino, mi addentro nel boschetto nativo qui dietro.

E’ impervio l’accesso, l’erba è alta, ed è pieno di sterpi, ma il richiamo è forte.

Procedo silenziosa e in ascolto.

Con quale albero farò pratica stasera?

Mi avvicino a un noce. Tutto il territorio è abbandonato, nessuno si prende cura di tenere pulito nè il sottobosco nè gli alberi. Il tronco del noce presenta fittoni novelli, e ci sono rami secchi caduti da altri alberi a ostacolarmi mentre cerco di appoggiare il mio tronco contro il suo tronco. Anche il suolo alla base del tronco è pieno di erbacce.

La mia solita pratica non è possibile. Medito di tornare nei prossimi giorni con un falcetto e un seghetto per fare pulizia.

Intanto pratico: ascolto il mio tronco contro il tronco, ascolto la terra sotto i miei piedi, spingo nella terra con i piedi e lascio che il mio corpo naturalmente si allunghi, si stiri, si apra.

Ritrovo il piacere del movimento, e del semplice STARE. Senza obiettivo, senza dover fare.

Soltanto stare, e ascoltare il piacere dipanarsi nei miei tessuti, attraverso i muscoli.

Ricentrata, in ascolto, attenta, presenta e aperta, posso permettermi di mettermi in ascolto del noce. E mi dò l’intenzione di lasciare che sia lui a guidare il mio movimento, e le mie pause, a darmi indicazioni su cosa è possibile fare, con lui. Su cosa è giusto fare, per lui.

E nasce un movimento facile, leggero, trasparente, calmo e rilassante. Tutto ciò che prima mi sembrava difficile, complicato, diventa facile, ascoltando la domanda “Cosa è possibile fare con questo albero?”.

L’idea di tornare con il falcetto e il seghetto mi sembra improvvisamente assurda, quasi me ne vergogno, e penso: è così anche con le persone.

  • Quanto arriviamo nelle relazioni con gli altri condizionati dalle nostre aspettative e dalle nostre abitudini (un bel tronco pulito, su cui fare la pratica con comodità)?
  • Quanto siamo capaci di sospendere il giudizio, metterci sinceramente in ascolto dell’essere che abbiamo davanti, e cercare la chiave di comunicazione e di relazione?
  • Quanto sono disposto a fidarmi delle risposte che non so?

Così, comprendo che ogni persona, anche la più ostica, ha una chiave di accesso. Basta desiderare trovarla, e mettersi in ascolto.

Il resto accade da sè, senza sforzo, anzi, con piacere. E con la sorpresa della scoperta.

E poi rifletto ancora – ma non è una riflessione mentale: è una riflessione che ha più il sapore dell’intuizione, e nasce da uno stato di coscienza che io definisco proprio “arboreo”. E’ uno stato di coscienza rarefatto, dove la conoscenza sembra arrivare per trasmissione diretta, nel corpo prima, e quindi nel pensiero.

  • Quanto la nostra vita frenetica, la mancanza di tempo, chiude il nostro corpo al piacere, e ci rende quindi ciechi di fronte alle esigenze dell’altro, alla sua diversità, alla sua irriducibilità ai miei schemi di comportamento, alle mie abitudini di relazione?
  • Quanto lo stress ci priva della capacità umana di adattarci, al contesto, ma anche all’altro, diverso da me?
  • Come cambia il mio atteggiamento e la mia predisposizione nei confronti dell’altro, nel momento in cui io sono nel piacere?

Uscire dal tempo dell’orologio, ed accedere a una dimensione di esperienza dove il tempo non si misura, ma si vive, è indispensabile per entrare in connessione profonda con la natura.

Jon Young, il fondatore del movimento della connessione profonda con la natura, parla dell’esperienza del senza tempo come di una forma di nutrimento per l’essere umano. Solo nel senza tempo la natura ci parla. Solo nel senza tempo noi sappiamo davvero ascoltare.

Dolcemente mi stacco dal tronco del noce.

Lentamente riapro gli occhi. E’ buio, sono le 21.34, è passata più di mezz’ora, e non me ne sono neppure resa conto.

Mi sento profondamente rilassata, tranquilla, calma, silenziosa, risonante. Allo stesso tempo vitale e palpitante di bosco.

Mi allontano qualche passo dal noce, e sento di aver ricevuto un grande insegnamento su come relazionarmi con le persone che reputo più difficili, nella vita di ogni giorno.

Chiuso la pratica arborea di oggi con il mio solito movimento di saluto. Silenziosa torno verso casa.

Il futuro nasce da un incontro, la relazione nasce dall’ascolto.

Workshop con Maia Cornacchia

Due giorni con Maia Cornacchia, a risvegliare l’intelligenza naturale del vostro corpo, ascoltare il riverbero dei sensi e sintonizzarvi con la Natura: ecco il nuovo workshop “Nello spessore sottile dell’invisibile“. Consigliato a tutte le persone in cerca di un’esperienza in natura attraverso l’ascolto, il rallentamento, la rarefazione, l’apertura dei sensi, l’attivazione della nostra intelligenza primitiva.

28 e 29 Marzo, presso Spazio Rad’Art (Mercato Saraceno, FC):

 

NELLO SPESSORE SOTTILE DELL’INVISIBILE

 

“Quando hai un’intuizione mettila in pratica, non metterla in dubbio!”

Laboratorio di Pratica di Lavoro Organico

Condotto da Maia Cornacchia

Quando il corpo si pone in ascolto, la sua intelligenza fa spazio al sapere organico: un sapere vivente che non sappiamo di sapere e che ci apre all’incanto del mondo. L’Intuizione torna a farci da guida nel territorio del sentire e ci restituisce a quella relazione organica con il mondo che avevamo da piccoli, quando la nostra fiducia e apertura ci permettevano di cogliere lo straordinario nell’ordinario.

In questo laboratorio, rimanendo in ascolto del silenzio, alterneremo azioni nella natura, rituali ispirati alla cultura degli Indiani d’America, pratiche corporee e pratiche filosofiche ai gesti quotidiani, nel tentativo di sciogliere gli automatismi e le costruzioni che ci impediscono di sentirci corpo vivente in un mondo vivente e di rigenerarci nella magia della sorpresa.

Dove: Spazio Rad’art – via mulino di sopra n° 6, San Romano, 47025 Mercato Saraceno (FC).

Quando: Il laboratorio (max 10 partecipanti) si terrà dalle ore 10,00 di sabato 28  alle ore 17,00 di domenica 29 marzo.

Prezzo: € 120,00 pasti e alloggio inclusi. Sconto 10% per soci Artéco. Iscrizioni entro 20 marzo.

Info: informazioni e prenotazioni c.barducci@arteco.org., Tel.: 335 5907104 (dopo le ore 17,00).

Maia Cornacchia

Laureata in Filosofia, nel 1972 lascia il Teatro per l’Animazione teatrale  e, da allora, svolge attività di ricerca e formazione in Pratica di Lavoro Organico. Formatrice, counselor e analista a orientamento filosofico è socia fondatrice di SABOF (Società di analisi biografica a orientamento filosofico).

Attualmente collabora con l’Associazione Tai (che si occupa di educazione al benessere e alla salute) presso cui opera  in sedute individuali e di gruppo, con la Facoltà di Scienze della formazione  e con il Master in Culture Simboliche dell’Università di Milano Bicocca, con Philo Scuola Superiore di Pratiche Filosofiche, con l’Associazione Gigi Ghirotti di Genova che assiste malati terminali di tumore e aids,  con i Dott. Sogni della  Fondazione Theodora  e gli Hospital Klovne danesi.

“Il filosofo domanda perché, con il gesto di questa pratica, si riveli un particolare incanto del mondo. La domanda invita ad abitare questo incanto, non semplicemente a rispondere”. C. Sini, Etica della scrittura, Il Saggiatore, Milano 1992, p. 187

3 domande + 7 passi per il tuo lavoro

Con questo nuovo articolo mi dedico a rispondere alla domanda che mi ha inviato Roberta, in occasione del webinar di orientamento professionale che ho tenuto il 12 Gennaio 2015.

Ho scelto per oggi la domanda di Roberta perché riflette i dubbi e la confusione che incontro più spesso nelle persone che mi chiedono aiuto e consulenze individuali.

Ma quello che dirò in questo articolo si adatta a chiunque è in cerca di spunti per capire in quale direzione orientare i propri sforzi di realizzazione personale e professionale, a chi si sta muovendo in modo incerto o confuso nel mondo del lavoro, senza un intento preciso e senza una strategia.

Roberta ha un sacco di talenti e di passioni, ma fatica a trasformarli in un’azione professionale organica, sviluppata, solida e comunicata in modo attraente – ecco come si descrive:

L’interesse c’è, ma c’è confusione, da un anno mi sono licenziata e ora sono conduttrice di laboratori di circo sociale e teatro comico.
Accanto a questo c’è la parte artistica, ancora un po’ poco sviluppata e su cui vorrei lavorare di più per finire spettacoli e promuoverli.
Ti possono essere d’aiuto queste informazioni?
Grazie, Roberta.

La domanda di Roberta mi ha portato a disegnare le tre bolle colorate dell’immagine in evidenza qui sopra, all’inizio dell’articolo, nel tentativo di dare una struttura alla mia risposta e nell’intento di guidare tutte le persone “professionalmente confuse” a trovare chiarezza e orientare i propri slanci professionali in modo coerente con la propria natura.

Ogni bolla esprime una di quelle che secondo me sono le 3 domande chiave che ci aiutano a individuare il nostro “lavoro ideale”, cioè quello più adatto a noi, capace di renderci felici e soddisfatti, quello che ogni mattina non vediamo l’ora di intraprendere, nel quale mettere in gioco il cuore del cuore di ciò che siamo e che amiamo.

Un lavoro da cui non essere costretti a desiderare di evadere quando finalmente si avvicina la fine della giornata lavorativa.

Un lavoro da cui non abbiamo necessità di scappare quando arriva l’estate.

Ecco, per me è questo il mio lavoro ideale: quello che non mi peserebbe fare neppure in vacanza!

Ecco le tre domande, su cui ti invito a riflettere, e sulle quali vorrei tu invitassi la tua intelligenza primitiva, la tua naturale capacità di orientamento e scelta, a manifestarsi dandoti informazioni e ispirazioni.

1)   Cosa ti piace?

Cioè: cosa ti accende? Cosa ti illumina gli occhi? Cosa ti fa aprire il cuore, quando ci pensi? Cosa ti attiva, ti rende vitale e pieno di energia? Cosa non ti stanca, anzi, ti rigenera, quando ti ci dedichi? Quali sono le tue passioni?

Devi partire da qui, perché è in queste risposte che trovi in quali situazioni tu sei presente 100%, testa-cuore-pancia.

2)   Cosa sei bravo a fare?

Cosa ti viene bene al primo colpo? Cosa ti viene facile? Cosa impari subito senza difficoltà? Per quali attività da sempre ti senti naturalmente portato? Per quali competenze le altre persone già si rivolgono a te?

È proprio in ciò che ci viene facile, e bene, e che ci fa sentire bene, che risiede il nostro talento naturale, il nostro genio nativo (ti piace? twittalo cliccando qui!) quel mix di capacità e attitudini che ti rende unico, e che, riconosciuto e valorizzato, ti permette di essere bravo in quello che fai.

Quando portiamo nel nostro lavoro i nostri talenti e il nostro genio nativo, non solo non ci stanchiamo mentre lavoriamo, ma ci ricarichiamo! Questo è l’effetto del fare ciò per cui siamo stati “progettati”, onorando quei colori che solo noi abbiamo per contribuire al grande dipinto del mondo.

3)   Chi ti paga?

Cioè: chi sarebbe disposto a pagarti per qualcuna delle cose che sai o che sai fare? Può essere anche una ristretta nicchia di persone, ma per trasformare una passione in reddito, ci vuole qualcuno che ha bisogno di quello che tu sei e che hai da offrire.

Se no le tue passioni e le cose che fai bene possono tranquillamente rimanere nell’ambito dell’hobby e del tempo libero.

Quindi con questa domanda tu hai la possibilità di scegliere, fra tutte le cose che ami e che sei bravo a fare, quelle che sposano i bisogni di una specifica nicchia di mercato.

È nell’area di intersezione fra queste tre bolle che si gioca la tua area di investimento professionale.


 Mi piace

+

Mi viene bene

+

Qualcuno mi paga per farlo

=

lavoro ideale!


A Roberta e a tutte le persone un po’ incerte sulla strada da percorrere, e desiderose di dare una forma efficace al proprio lavoro, risponderei dunque con queste tre domande, preliminari a un lavoro approfondito in più passi, che è poi il mio programma Genio Nativo.

Sintetizzo quindi per tutti i successivi passi necessari a traghettare dalla confusione professionale alla chiarezza di idee e alla pianificazione strategica della propria realizzazione professionale:

1. A partire dalle domande 1 e 2 qui sopra, dalla ricostruzione della timeline della propria storia, e dalla mappatura di tutto ciò che hai e sei ora (Mappa del sè arboreo) costruiremo insieme la mappa completa delle tue competenze (ciò che sai, ciò che sai fare, ciò che sei), delle risorse che hai a disposizione ora (tempo, soldi, network), dei tuoi desideri (aree preferite di attività, aspirazioni professionali, stile di vita, obiettivi economici).

2. Mappatura della Tribù, cioè identificazione della tua nicchia di clienti potenziali, le persone che possono essere interessate a seguirti, diffondere la voce su di te, acquistare i tuoi prodotti o servizi. La mappatura include l’analisi completa delle caratterisctiche della tua Tribù: caratteristiche, bisogni, desideri, frustrazioni, paure, stile di vita, luoghi virtuali dove si confrontano e scambiano opinioni.

3. Costruzione del tuo prodotto o servizio, a partire da quanto mappato al punto 2, cioè modellando le caratteristiche di ciò che hai da offrire sui bisogni delle persone a cui vorresti vendere ciò che fai. Questa è la fase più critica e delicata, dove è fondamentale decentrarsi ed entrare realmente nei bisogni e nel cuore delle persone cui vogliamo rivolgerci, per disegnare il prodotto o il servizio che più cor-risponda alle loro necessità.

4. Analisi approfondita della tua idea di business, per permetterti di valutare la concretezza e la validità della tua idea professionale, in relazione al tipo di nicchia che hai scelto come gruppo di potenziali clienti. In questa fase si mette a punto la tua idea e si crea la strategia di comunicazione con cui far conoscere al mondo che esisti e che hai una cosa meravigliosa da offrire a un certo tipo di persone.

5. Costruzione della comunicazione del tuo prodotto o servizIo: è il momento in cui trasfondere tutto ciò che sai sui bisogni e sui sogni della tua nicchia di potenziali clienti, in parole e contenuti. E’ anche il momento in cui scegliere quali mezzi di comunicazione sono i più adatti per te e per il tuo progetto professionale. Un blog? Un sito web? Una pagina Facebook? Non ci sono risposte univoche per tutti. Ogni persona, e ogni prodotto o servizio, devono essere valutati approfonditamente per evitare di perdere tempo in azioni inutili rispetto al risultato che ci si prefigge.

6. Costruzione del lancio del tuo progetto professionale: attraverso una serie di passi progressivi, si crea un percorso di azioni di marketing e comunicazione che creano aspettativa e desiderio di saperne di più nella nicchia di clienti potenziali a cui vuoi rivolgerti. Anche questa è una fase delicata che richiede pianificazione e cura.

7. Lancio, creazione e mantenimento della tua tribù, monitoraggio dei risultati, miglioramento continuo della tua comunicazione e del tuo prodotto o servizio: attraverso la costruzione di un piano strategico di mantenimento del tuo progetto professionale, garantirai un futuro al tuo lavoro, e un apliamento progressivo delle persone toccate dal tuo messaggio, dal tuo valore, generando via via sempre più risonanza e coinvolgimento della tua tribù.

La cosa veramente forte del processo qui sopra, è che si può adattare a qualunque tipo di progetto professionale, da un negozio virtuale su Etsy, alla consulenza filosofica, al negozio di ferramenta sotto casa.

E’ un percorso di business development e personal branding fondamentale per qualunque idea professionale che voglia avere un futuro, e solide gambe per andarci. vi racconterò di più su ciascuna di queste tappe nei prossimi articoli.

Si tratta di costruire la vostra identità professionale, dandole un’immagine che sia coerente con quello che siete e con l’onda che volete generare nel mondo intorno a voi.

Se qualcuno vi dice IKEA, cosa pensate? Cosa sentite? Ecco, quello che pensate e che sentite, le immagini, i profumi, i valori che vi vengono in mente, è il risultato del processo di costruzione del brand che Ikea ha fatto su di sè.

Questo è il vostro brand: la vostra identità professionale. I vostri colori, la vostra forza, i vostri valori. (ti piace? twittalo cliccando qui!)


Un’altra domanda cruciale, che purtroppo nessuno ci fa mai è questa: che persona vuoi essere?

Sin da bambini ci chiedono: “che lavoro vuoi fare da grande?”. Siamo una repubblica basata sul lavoro, e forse per questo c’è un così forte stress su questa domanda, ma secondo me viene anche da una routine superficiale, da un’inerzia sociale che mette l’accento più sul fare che sull’essere.

Ma non sarebbe molto più utile per la felicità delle persone, domandarsi: “che persona vuoi diventare da grande?”. (ti piace? twittalo cliccando qui!)

  • Che genere di persona vuoi essere? Di quali valori vuoi farti portatore?
  • Quale colore vuoi irradiare intorno a te?
  • Quali risonanze vuoi generare negli ambienti e con le persone che frequenti?
  • Che tipo di persone vorresti avere intorno a te, da mattina a sera?
  • Per cosa vorresti che il mondo o le persone che ami ti ricordino, dopo che te ne sarai andato?
  • Che stile di vita vuoi avere?
  • Cosa vuoi fare da mattina a sera, o giù di lì?

Sono queste le domande che ci fanno guardare al lavoro come all’opportunità che esso sostenga e supporti il nostro orizzonte di vita, anziché eroderlo e mangiarlo, giorno dopo giorno.

Quanti di voi tornano a casa la sera dal lavoro e sono sfiancati, non tanto fisicamente magari, ma proprio energeticamente impoveriti, incapaci di fare altro che buttarsi sul divano a guardare la tele o su internet a consumare contenuti passivamente?

Possiamo considerare questo come il sintomo che il vostro lavoro esaurisce le vostre risorse di vita?

Il nostro lavoro dovrebbe caricarci e farci stare bene, non esaurirci. (ti piace? twittalo cliccando qui!)

Vi consiglio fortemente di guardare questo video, che vi lascerà con una voglia pazzesca di andare alla carica della vita!

Lo so, non c’entra nulla con il mondo in cui viviamo, ma voglio che lo guardiate prima, e che poi torniate qui a rispondere a questa domanda: quando mai noi abbiamo tutta quella energia?! Cosa fanno queste persone da mattina a sera per avere tutta quella forza vitale?

Ve lo dico io: fanno quello per cui sono nati. Vivono il loro progetto originario.

Vivono in modo da onorare quel bagaglio di possibilità per cui il loro corpo, il loro cuore e la loro testa sono stati progettati, in 4 milioni di anni di evoluzione a stretto contatto con la natura e con un villaggio umano capace di sostenere e coltivare tutto ciò.

Se cercate di scavare una buca con una forchetta, secondo voi state usando la forchetta per ciò per cui è stata progettata?

E se cercate di mangiare gli spaghetti con un badile?

Ecco, noi spesso facciamo di noi stessi esattamente la stessa cosa: facciamo di noi qualcosa che è assolutamente estraneo alla nostra natura.

E lo facciamo perché nessuno ci ha insegnato a conoscere la nostra natura!

La scuola non ci insegna a conoscerci, a onorarci e a valorizzare la nostra unicità (almeno, non tutti i tipi di scuole. Le scuole che adottano la pedagogia Waldorf sono invece focalizzate proprio sul riconoscimento del talento e sul sostegno del suo sviluppo).

La famiglia spesso non ha le competenze per orientarci: spesso sono i nostri stessi genitori a insegnarci che il lavoro serve solo per portare a casa lo stipendio, perché anche a loro nessuno a insegnato come sia possibile portare tutto il proprio essere nel lavoro, e usarlo a sostegno della vita, e non solo dal punto di vista economico.

Per questo, il primo passo verso la costruzione di un lavoro su misura per noi, è conoscere la nostra natura profonda, il “conosci te stesso” di socratica memoria, lavorare sul chi siamo, quali passioni, competenze e predisposizioni possediamo.

Spesso non è facile fare questo lavoro di riconoscimento da soli: siamo troppo vincolati e condizionati da quello che nel tempo ci hanno detto gli altri (maestri, genitori, insegnanti, amici, parenti…) o da quello di cui ci siamo convinti di noi stessi.

Ci tagliamo le gambe da soli, ci impediamo di venire alternative alla routine che nel tempo si è solidificata.

Nei prossimi articoli cercherò quindi di darti qualcuno degli strumenti che uso nei percorsi individuali di consulenza e orientamento, per permetterti di iniziare a lavorare su di te, subito, per riconoscere la tua natura, il tuo progetto originario e gradualmente farti aiutare da lui a trovare quella felicità professionale che completa la nostra vita personale.

Ma  hai già qualche domanda in questo articolo su cui iniziare a lavorare!

Ti consiglio di iniziare proprio da queste, che richiamo e articolo di seguito, seguendo le indicazioni di questa pratica primitiva:

  • Ritagliati un tempo solo tuo, in cui sei a casa o (meglio ancora!) in natura in un luogo che ami, tranquillo.
  • Regola le luci come ti piace, se vuoi puoi anche mettere una musica delicata di sottofondo, ma il silenzio è più neutro e ti permette una migliore concentrazione.
  • Poi fai un po’ di stretching: stirare il tuo corpo e sentirti in pieno comfort fisico è FONDAMENTALE per iniziare a richiamare la tua intelligenza primitiva, che si radica nel corpo e si attiva attraverso la tua intenzione di ascoltarla! Quindi: fai tutti i movimenti di cui hai bisogno per sentirti in pieno comfort fisico, presente, sciolto e attivo. Ricordati che corpo e mente sono strettamente connessi e un corpo contratto equivale a una mente e una capacità di pensiero contratti.
  • Quando hai fatto, trova una posizione comoda sdraiato o seduto (sul divano, per terra, su una poltrona… come preferisci!).
  • Ascolta il tuo respiro e stai qualche istante in questo ascolto del tuo respiro, senza modificare nulla.
  • Metti una mano sul cuore e un’altra sul basso ventre (l’utero per le donne). Ascolta il tuo respiro viaggiare fra questi due centri, mentre solleva e abbassa le tue mani. Stai qualche istante in questo ascolto.
  • Quindi appoggia in questo spazio di ascolto corporeo le seguenti domande, una dopo l’altra:

o   Cosa ti piace? Cosa ti accende? Cosa ti fa sentire leggero, luminoso, aperto?

o   Cosa ti viene particolarmente bene? Quali attività ti riescono facili, veloci, senza fatica?

o   Per quali tue capacità vieni riconosciuto spesso dagli altri? Per cosa la gente si rivolge a te, chiedendoti aiuto o supporto?

o   Da piccolo, cosa ti piaceva fare? per cosa ti dicevano che eri portato?

o   Ora prova a guardarti da fuori, e osserva: quale colore senti di irradiare intorno a te? Che tipo di “energia” porti con le persone e negli ambienti che frequenti?

o   Di quali valori ti vuoi sentire portatore?

o   Come la tua attuale vita personale e professionale riflette questi valori, e ciò che per te è importante nella vita?

o   C’è qualche modo in cui la tua vita e il tuo lavoro potrebbero esprimere ancora di più questi valori?

o   Il tuo lavoro ti permette di sentirti te stesso 100%?

o   Prova a immaginare la tua giornata lavorativa ideale: cosa fai il mattino? Dove mangi? E il pomeriggio, cosa fai? Quali persone ti circondano? Che tipo di scambio hai con loro? Come ti senti durante la giornata? E a fine giornata? E alla fine della settimana lavorativa? Per quale sogno stai lavorando? Per quale visione di te e del mondo?

o   In che modo con il tuo lavoro contribuisci a rendere la tua vita migliore?

o   Il tuo lavoro, oggi, ti permette di portare vita a te, vita agli altri, e vita alla vita? (ti piace? twitta questa domanda cliccando qui!)

È proprio con quest’ultima domanda, che ho imparato lavorando con la mia mentore Maia Cornacchia, che ti saluterò.

Penso che sia una domanda importantissima, alla luce della quale osservare non solo il nostro lavoro, ma tante attività e scelte che ogni giorno ci coinvolgono.

Dimmi nei commenti qui sotto se c’è qualcosa che puoi fare, da subito, per far sì che il tuo lavoro porti vita a te, e vita agli altri, e vita alla VITA.

Aspetto di leggerti!

Tua Diana

Ascolto e orientamento professionale

Buongiorno a tutti!

In questo articolo risponderò a una domanda che ho ricevuto da Daniela, una delle persone che hanno partecipato al webinar gratuito di orientamento professionale del 12 gennaio, in diretta web, di cui trovate una replica QUI.

Ecco la domanda di Daniela:

La multinazionale per cui lavoro ha aperto una procedura di mobilità per cui a 48 anni devo reinventarmi è trovare un altro posto.
Visto che dovrò lavorare ancora 20 anni la voglio vedere come la seconda parte della mia vita lavorativa 🙂
Meglio puntare sulle esperienze già fatte o investire su dei corsi e partire da zero seguendo le proprie passioni?
Grazie
Daniela

Cara Daniela, penso che la domanda che poni interessi a molte persone, non solo che hanno perso il proprio lavoro, ma anche a chi ce l’ha ma non è tanto soddisfatto, e a chi è appena uscito dalla scuola o dall’università o da qualunque altro tipo di percorso formativo e vuole capire come e dove orientare la propria crescita.

Ho scelto quindi di rispondere per prima alla tua domanda, perché racchiude dei tratti comuni anche ad altre domande che ho ricevuto da altri iscritti al webinar del 12 Gennaio su “Coaching, counselling eccetera”).

Nel modo in cui mi porgi il tuo quesito io colgo questi tratti:

–        grande momento di cambiamento nella tua vita: un cambiamento esterno non programmato e non sotto il tuo controllo (l’azienda che apre la mobilità), genera la necessità di un cambiamento interno (perdita delle certezze precedenti, uscita dall’area di comfort – ma anche d’inerzia, necessità di reinventarsi una nuova situazione)

–        sensazione di opportunità: questa è la cosa bella che stai facendo: anziché abbatterti, vuoi capire come usare questa trasformazione obbligata per ricavarne anche più felicità professionale, e affrontare con questo spirito aperto e positivo la “seconda parte della tua vita lavorativa”. Bene! Il modo in cui ci si vede nei momenti di passaggio influenza decisamente il risultato (sia in positivo sia in negativo).

–        Dubbio sulla forma da dare alla propria nuova impresa di ri-costruzione professionale: continuità o discontinuità con il passato? Dal modo in cui poni la domanda, deduco che nella prima parte della tua vita lavorativa forse le tue passioni non erano al centro della tua professione, e quindi ti domandi se ora puoi invece sperare di investire lì dove batte il cuore.

Dimmi se vedo giusto: le alternative che ti poni sono:

1)     continuità: cerco un nuovo lavoro nello stesso ambito in cui ho lavorato finora

2)     discontinuità: costruisco un nuovo lavoro tutto mio a partire dalle mie passioni, andando a cercarmi eventuali formazioni mancanti che mi possono aiutare in questo percorso.

Se è così, e spero di aver interpretato correttamente la formulazione della tua domanda, mi viene da proporti quella che per me è una parola chiave, ogni volta che devo fare scelte importanti, capire cosa fare, in che direzione muovermi, quali risorse attivare: ASCOLTO.

Quindi: quello che ti proporrò nel proseguo di questa risposta, è questo percorso di ascolto:

1)     Ascoltare il passato alla luce del futuro

2)     Ascoltare la tua visione ideale

3)     Ascoltare chi sei e cosa hai

4)     Attivare la fiducia.

Premessa importante: io so che tu dentro di te hai già tutte le informazioni di cui hai bisogno per orientarti e fare la scelta migliore, basta solo che ti dai lo spazio, il tempo e l’ascolto necessario per sintonizzarti sulla tua naturale capacità di orientarti e agire (che io chiamo appunto intelligenza primitiva!), e attivare la fiducia.

Come dice la mia mentore Maia Cornacchia: “Abbiamo già tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere felici, basta solo ricordarcene e riconquistare la fiducia!”.

1)     Ascoltare il passato alla luce del futuro.

In questa prima fase ci focalizziamo sul riattivare la tua intelligenza primitiva per darti input su quello che professionalmente hai fatto finora.

Se non sai cosa è l’intelligenza primitiva, vai QUI: http://bit.ly/intelligenza-primitiva–cosa-e scopri di più!

Per riattivare la nostra intelligenza primitiva, dobbiamo costruire il setting adatto.

Ecco i miei suggerimenti per la costruzione di un setting ideale per questo proposito:

–        Se ti è possibile, vai in un luogo naturale che ti piace: un parchetto vicino a casa, una fontana, un bosco, una strada di campagna, una passeggiata in montagna o al mare. Prenditi del tempo! Devi affrontare domande importanti, che meritano il tuo pensiero e la tua dedizione anche nel prepararti a trovare le migliori risposte.

–        Se non ti è possibile andare in natura, scegli un luogo accogliente della tua casa: regola la luce in modo che sia piacevole, se ti fa piacere spargi qualche goccia della tua essenza preferita nel diffusore (sconsiglio i bastoncini d’incenso perché le polveri sono dannose per il respiro).

Una volta arrivata in questo luogo che ti fa sentire bene (in natura o a casa), e connessa con la natura, stirati un po’, riattiva dolcemente il tuo corpo con piccoli e dolci movimenti, anche piccoli di stiramento o automassaggio.

Così è come se dicessi al corpo: ehi, sono qui, vedi che ti ascolto, adesso puoi parlarmi.

Poi prenditi qualche minuto per sederti tranquilla, in una posizione comoda, e ascolta i suoni intorno a te. Quelli più piacevoli ma anche quelli più fastidiosi.

Ascolta i suoi dal più lontano al più vicino. I suoni davanti a te, i suoni dietro a te, i suoni alla tua destra, quelli alla tua sinistra.

Quindi mappa il tuo corpo: metti la tua attenzione sui tuoi piedi, e da lì scorri con l’attenzione tutto il tuo corpo, dall’interno, ascoltando parte dopo parte del tuo corpo come ti senti, come stai, dando il buongiorno alle caviglie, alle ginocchia, e salendo su verso il bacino e tutto quello che c’è dentro, fino, al tuo cuore, da lì verso le mani, e il cuore delle tue mani, poi risalendo verso il collo, la radice della testa, il cranio e quello che c’è dentro.

Ascolta infine da dentro il tuo viso, i tuoi occhi, la tua mascella, rilasciala leggermente, in modo che non sia serrata. E ascolta qualche minuto il tuo respiro, senza modificare nulla, a occhi chiusi.

A questo punto dovresti essere sufficientemente presente e centrata, per accogliere nella tua attenzione le domande seguenti.

Leggile una ad una, e prima di passare alla successiva ascolta tutto quello che nasce nelle sensazioni del tuo corpo e del tuo cuore. Registra tutte le informazioni, sensazioni e intuizioni che ti arrivano, a occhi chiusi (così facilitiamo l’accesso a stati di coscienza più meditativi, e l’integrazione fra emisfero cerebrale destro e sinistro!).

  • Prova a pensare di mandare curriculum a società analoghe a quella dove hai lavorato finora, proponendoti per lo stesso ruolo, o per un ruolo analogo, a quello che hai finora ricoperto. Come ti senti all’idea?
  • Che sensazione ti dà immaginarti nei prossimi 20 anni in situazioni professionali analoghe?
  • Questa prospettiva sostiene la tua aspirazione alla felicità personale?
  • Supporta lo stile di vita che vuoi avere?
  • Questo sbocco professionale sostiene la crescita della tua qualità umana?
  • Sostiene la qualità che vuoi avere nelle relazioni?
  • Come questo lavoro si inserisce nella tua visione generale della vita? È in risonanza o in dissonanza?
  • Ti senti 100% te stessa in questa professione?
  • Senti cor-rispondenza (risposta del tuo cuore) ma anche cor-rispon-danza (il tuo cuore risponde danzando) alla visione di te in una situazione analoga a quella che hai vissuto professionalmente finora, per i prossimi 20 anni?

Ascolta le risposte del tuo sapere organico, della tua intelligenza primitiva, appoggiando queste domande una dopo l’altra nel tuo cuore e nel tuo corpo, e osservando quali risposte si generano.

Potresti percepire sensazioni di apertura, di chiusura, di attivazione, o di spegnimento, di chiarezza o di confusione, di oscurità o di preoccupazione.

Registra tutte le sensazioni che ti arrivano in risposta a queste domande pensando al primo scenario: tu per altri 20 anni in situazione analoga a quella che hai vissuto finora.

Il cuore ci dà un sacco di informazioni, se solo lo ascoltiamo!

È in realtà il nostro principale organo di senso (senso come sensazione, come significato e come direzione) e cognizione: quasi la metà del tessuto del cuore è tessuto nervoso, e il suo campo elettromagnetico è il più forte dell’intero corpo umano. Ne parlo estesamente nella quarta puntata del percorso Primitivo in 7 Giorni (se non sei ancora iscritta, fallo subito, è gratis! E per 7 giorni ti accompagno a sviluppare la tua intelligenza primitiva, con pratiche che poi puoi praticare da sola quotidianamente, anche a casa, o in ufficio, o in bus mentre vai al lavoro! QUI più info).

2)     Ascoltare la tua visione ideale

Quando hai terminato con le domande di prima, ti invito a porgerti queste nuove domande – datti anche in questo caso il tempo di far emergere le risposte attraverso l’ascolto, lasciando che si manifestino sensazioni immagini, intuizioni, emozioni:

  • Quale è il mio stile di vita ideale?
  • Cosa sogno di fare da mattina a sera?
  • Come vorrei che fosse composta e organizzata la mia giornata?
  • A quali attività vorrei dedicare il mio tempo nell’arco della giornata?
  • Che persone vorrei avere intorno?
  • Quale ambiente di lavoro mi farebbe sentire bene, che tipo di persone, colleghi o collaboratori?
  • Quali emozioni e sensazioni vorrei avere di me, nell’arco della mia giornata?

Con gli occhi chiusi, sogna e immagina questa situazione di vita.

Questa pratica è una delle prime che propongo nell’ambito del percorso “Genio nativo”, nell’ambito della costruzione della propria visione personale di cosa sia il successo e la realizzazione personale e professionale. È la tappa fondamentale iniziale per capire cosa sogno, quale è il punto di arrivo di ciò che voglio realizzare con il mio lavoro.

Senza sapere cosa desideriamo profondamente, come possiamo mettere in ordine le nostre energie e i nostri slanci, e mandare un chiaro segnale a noi stessi della strada su cui vogliamo iniziare a mettere i piedi?

Se siamo chiari con noi stessi, mandiamo un segnale chiaro e forte anche alla vita, e la vita poi risponde! (ti è piaciuta questa frase? Twittala subito cliccando qui!)

Almeno, questa è la mia esperienza.

Più ci fidiamo del movimento della vita, più diventiamo capaci di danzarlo, più la vita ci fa danzare.

Bisogna avere però chiara la nostra intenzione.

Quindi scrivi questo tuo sogno di stile di vita ideale, come passo iniziale per poi mettere in relazione questa tua visione ideale di te, con il tipo di lavoro che ti potrebbe aiutare a realizzarla.

3)     Ascoltare chi sei e cosa hai

Ora sei pronta per l’ultimo step che ti propongo: ascoltare tutto ciò che si muove dentro di te ora.

Come prima, appoggia dolcemente questa domande nella tua attenzione:

  • Quali sono le tue passioni?
  • Cosa ti viene facile?
  • Cosa impari velocemente?
  • Quali capacità ti riconoscono maggiormente le persone intorno a te? Per cosa generalmente chiedono il tuo aiuto? Su quali punti forti tuoi sanno di poter contare?
  • Cosa ami di te stessa?
  • Quali doni hai ricevuti dai tuoi genitori o dai tuoi parenti, in termini di attitudini, capacità e predisposizioni?
  • Per quale tipo di attività ti senti più portata?
  • Quali ambienti di lavoro ami? Che caratteristiche deve avere l’ambiente di lavoro deve senti che ciò che tu sei può venire accolto e onorato ed espresso in pieno?
  • Quali esperienze professionali hai finora accumulato? Quali sono state più profonde e quali più superficiali?
  • Quali competenze professionali hai costruito finora con il lavoro che hai fatto? mappale una ad una, su un foglio grande, evidenziando in modo speciale le competenze che ami di più fra quelle che hai e che hai conquistato, e quelle su cui vuoi puntare ora per il tuo futuro, quelle competenze che vuoi assolutamente usare, amplificare, potenziare (come dici tu, eventualmente attraverso qualche formazione mirata a farle sbocciare pienamente) e portare a maturazione con te.

Ascolta le tue risposte a queste domande, e prendi appunto su tutto.

Marcus Buckingam ha scritto un libro che consiglio a tutti: “Now, discover your strengths!”.

Il libro si basa sul concetto che lavorano meglio, con più efficienza, risultati e soddisfazione personale, le persone che nel loro lavoro usano i propri talenti, anziché le persone che cercano di migliorare i propri punti deboli.

E la spia dei nostri talenti è costituita da quanto ci viene facile, spontaneo, naturale, veloce, piacevole.

Quando un’attività ci riesce spontaneamente bene e senza fatica, lì c’è un nostro talento all’opera.

Il mio mentore Jon Young direbbe che “sono nel mio progetto originario”, sono nella mia natura, sto usando il mio Genio Nativo, per dirlo alla Diana!

Ognuno di noi ha il proprio genio nativo, che è un termine che io adoro, anzitutto perché è direttamente connesso con la nostra storia antica (il termine affonda nel mondo greco-romano), e poi perché ha risvolti di significato profondi e illuminanti (ma a questo magari dedico un prossimo articolo di approfondimento!).

Fra l’altro per chi acquista il libro “Discover your strengths” è incluso il test gratuito online per individuare le proprie 5 forze naturali (il test si può fare anche a prescindere dal libro, comunque, acquistandolo per 10$ dal sito web del libro, qui: http://bit.ly/IP-strengthsfinder).

È importante scrivere perché buttando giù tutto (senza censure o ripensamenti in questa fase, giù tutto così come ti viene! Sistemerai poi successivamente) mettiamo in chiaro il groviglio di sensazioni che spesso abbiamo dentro di noi ma che non cogliamo mai in modo dettagliato.

Spesso le persone con cui lavoro quando fanno la Mappa dei propri talenti (è la seconda puntata del percorso Genio Nativo! Se vuoi saperne di più, vai qui: http://bit.ly/genionativo) si rendono conto di avere in se stesse giacimenti di risorse e di unicità che prima neppure realizzavano!

Essere consapevoli dei propri “superpoteri”, come li chiamo io scherzosamente, delle proprie unicità, di quel colore unico che noi abbiamo, ci dà molta più fiducia e coraggio nel portarlo davvero fuori, nel mondo, per contribuire al suo grande dipinto. (ti è piaciuta questa frase? Twittala subito cliccando qui!)

Se non lo facciamo, al mondo mancherà il nostro colore! Per questo, prendersi in mano, coltivarsi e darsi strumenti per manifestare in pieno il proprio potenziale fino a fiorirlo, è un gesto non egoistico ma altruistico.

4)     Attivare la fiducia.

L’invito di questa ultima pratica è il seguente:

Ascolta le risposte alle ultime domande, quelle del punto 3, e mettile in relazione con la tua visione ideale di te, su cui abbiamo lavorato al punto 2.

Prova a collocare le tue passioni, le tue competenze cuore, i tuoi doni, le tue predisposizioni, all’interno della tua visione ideale, del tuo stile di vita ideale, del tuo ambiente lavorativo ideale.

Costruisci il collegamento fra il cuore del cuore di quello che sei e quello che vuoi avere intorno.

  • Come ti immagini che sia un lavoro in cui portare il cuore del cuore di ciò che sei?
  • Cosa faresti?
  • Chi sarebbe vicino a te?
  • Come vivresti il tuo tempo?
  • Che rapporto avresti con te stessa, con chi ti circonda?
  • Quale ponte di collegamento ti immagini fra ciò che sei stata finora, ciò che sei ora nella tua ricchezza attuale ma anche potenziale?
  • Dove senti che il tuo cuore e tutto di te si volgerebbe volentieri, ora, professionalmente?

E a questo punto puoi trovare tu stessa ulteriori domande germinative, che ti aiutino a focalizzare la strada professionale verso cui orientare il tuo passo.

Importante: non è necessario trovare ora tutte le risposte!

Queste domande sono germinative, cioè sono appunto dei germi, che hanno bisogno di tempo per svilupparsi, e portarti le risposte.

È importante però darti forte l’intenzione di ricevere input, segnali, informazioni e indicazioni, che ci arrivano sempre copiosi quando ci mettiamo in ascolto con l’intenzione di trovare.

Questa è la parte più difficile: si tratta di lasciar andare il controllo, il bisogno di risposte subito, e allargare l’attenzione ad abbracciare la nostra quotidianità, e il nostro sentire, lasciando che entrambi ci manifestino la strada in cui stare bene, ora, con quello che siamo, con quello che abbiamo, e con quello che finora abbiamo capito della vita e di noi stessi.

Aspetto di sapere cosa troverai, Daniela, in queste tue esperienze di ascolto, se vorrai praticarle.

Sai, io non credo che nessuno abbia delle ricette da dare che siano valide per tutti.

Ma penso che le domande che ho posto in questo articolo possano portare risposte a tutti, ognuno per sé, perché ognuno ha già dentro di sé le risposte che cerca.

Basta solo darsi lo spazio e il tempo e l’ascolto per lasciarle emergere.

Cosa ne pensi Daniela? e Cosa ne pensate tutti?

Scrivetelo nei commenti qui sotto, oppure su Facebook (nella pagina di Intelligenza Primitiva), oppure a me personalmente via email.

Condividere pensieri ed esperienze è importante perché crea possibilità di rispecchiamento, riconoscimento e risonanza di cui tutti ci possiamo avvantaggiare, per usare l’esperienza e le idee degli altri per migliorare il nostro modo di stare al modo.

Team Power semper!

A disposizione,

Diana vostra.

L’ascolto in azienda

Nella mia esperienza come formatrice in aziende di ogni tipo e dimensione, moooolto raramente ho incontrato persone davvero capaci di ascoltare, o di farsi ascoltare.

Eppure l’ascolto è una competenza madre, la competenza più importante di tutte, in ogni campo della vita e del lavoro.

L’ascolto è quella capacità che ci permette di muoverci insieme verso un comune orizzonte, in ascolto di ogni passo e della sua eco attraverso il gruppo di lavoro, attenti a captare ogni scostamento dagli obiettivi condivisi, ogni risonanza nell’orizzonte più ampio del mercato e dei clienti. L’ascolto fonda la tua assertività e la fiducia negli altri.

Se ti ascolti, sai dove sei, quali sono i tuoi bisogni, i tuoi sogni e desideri, sai anche quali sono le tue capacità e i limiti su cui lavorare.

Se ascolti gli altri, sentirai come stanno, dove sono rispetto a quanto stai esprimendo, potrai ricevere i loro feedback come un dono per la tua crescita di consapevolezza.

Se ascolti il contesto, potrai verificare se quello che sei e che stai facendo è in risonanza con il risultato che vuoi ottenere, puoi cogliere le onde di ritorno che generi intorno a te, e avere quindi utili input per tarare e ricalibrare il tuo atteggiamento e la tua azione.

Se sai farti ascoltare, diventi capace di comunicare e farti capire, veicolare le tue idee, influenzare gli altri.

Sviluppare la competenza dell’ascolto significa sviluppare la tua leadership ma anche il teamwork del tuo gruppo di lavoro, ti fa migliorare la capacità delle persone di gestire i cambiamenti organizzativi, fa decollare la capacità di sintonizzazione fra persone e vision aziendale.

Una competenza chiave su cui tutte le organizzazioni dovrebbero puntare.

nzare, motivare, guidare e ispirare gli altri.

Arborea – Entriamo nel respiro degli alberi

In questi dieci anni, e più, di esperienze arboree, ho avuto la fortuna di esplorare lungamente, prima da sola, poi con i gruppi che hanno voluto seguirmi, come gli alberi possano metterci in ascolto.

In ascolto di noi stessi. Delle altre persone intorno a noi. E di tutto quanto ci circonda.

Gli alberi sono maestri. Di presenza, di bellezza, di silenzio, di risonanza.
Quando siamo in risonanza con la vita, i nostri passi scandiscono armoniosamente il ritmo di un battito tanto più grande, antico e potente di noi. Il Battito del cuore della Terra – quel battito che ci tiene in vita, che si trasmette al nostro cuore nel momento in cui siamo concepiti, quel battito che ci fa sentire felici e al posto giusto nel mondo.

Quel battito che genera un respiro accogliente e ampio, nel quale sciogliere pensieri e resistenze, e aprirci alla risonanza dentrofuori.
Le azioni e le scelte che da questo stato di risonanza io-altri-mondo scaturiscono, sono naturalmente allineate con la nostra essenza, i nostri valori, e con i valori universali del rispetto, della pace, dell’integrazione delle diversità, della crescita e dell’evoluzione.

Quando mi avvicino agli alberi, magari dopo una giornata di lavoro, spesso la mia mente è confusa, piena di pensieri, in grande attività. Appoggio il mio tronco contro il tronco del mio albero. Ascolto. Spingo con i piedi nella terra, e nasce un movimento rotatorio e di allungamento del mio albero vertebrale, che mi porta a muovermi in senso orario intorno all’albero. I miei rami-braccia si aprono, e mi lascio guidare in un lento movimento da questi quattro principi: spinta dei piedi nella terra, allungamento verso il cielo, rotazione e apertura. I principi stessi che guidano la crescita di un albero!

Gradualmente, i miei pensieri si fanno più tranquilli, e sento che il tempo lento dell’albero entra nel mio movimento, e lo rende man mano sempre più lento, sempre più invisibile, sempre più senza sforzo.

E’ un movimento invisibile perchè talmente in risonanza con la natura intorno, che non disturba, ma anzi trasmette la stessa quiete di cui si nutre. E’ un movimento senza sforzo perchè non è con i muscoli che ci si muove, ma usando le leve e gli appoggi che l’albero offre.
E’ un non-movimento. Un movimento che è sensazione. Un movimento che è massaggio.

Di tanto in tanto, in questo andare intorno al tronco dell’albero, sempre tronco a tronco, si trovano delle posizioni talmente comode! Le chiamo “Posizioni Madre”, perchè il benessere che si prova è tale che è come essere in un abbraccio materno. In queste posizioni, si sentono le tensioni svaporare, i muscoli rilasciarsi, il respiro aprirsi. La Posizione madre ci rigenera, ci culla, ci restituisce al mondo freschi e leggeri.
Dopo una mezz’ora, a volte di più, a volte di meno, sono di nuovo pronta per tornare al mondo.

Sento di aver fatto pace con le cose. Sento di non essere più in lotta con le cose.
Da questo stato di consapevolezza e percezione, guardo ai pensieri e ai problemi che affaticavano i miei pensieri prima di iniziare la pratica arborea, e li vedo con occhi nuovi, e spesso ciò che prima mi sembrava un problema, ora non lo è più, non è più importante…a volte non mi ricordo neppure cosa mi angustiava!

Così, gli alberi sono i nostri maestri. Di respiro, risonanza e bellezza.
Vi aspetto alla prossima esperienza Arborea! Iscrivetevi al Club dell’Ascolto attraverso il link qui accanto e verificate nel calendario sulla destra quali sono le prossime esperienze di ascolto, così potremo condividere le esperienze di cui parlo in questo articolo!

E tu, che esperienza hai degli alberi? Scrivilo nei commenti qui sotto!

Spegni il brutto, accendi il bello!

La nostra attenzione è come un faro: illumina e dà importanza a ciò su cui la indirizziamo.

Il tempo che dedichiamo a certi pensieri o attività, è proporzionale al potere che diamo a questi pensieri o attività nella nostra vita.

La domanda è: quanti dei nostri pensieri e delle nostre attività quotidiane vanno nella direzione di renderci felici, aperti, vivi, risonanti, vibranti di passioni e di cose belle da condividere con gli altri? Quanti invece vanno nella direzione di coltivare preoccupazioni e paure, immobilizzando la nostra creatività e voglia di fare e di stare bene?

Faccio queste riflessioni a valle di un esperimento personale che sto facendo da un po’.

Quando sono in auto (e spesso ci sono a lungo) di solito ascolto la musica, scegliendo i CD e i brani che mi caricano, o che mi rilassano, a seconda di ciò di cui ho bisogno. A volte però mi sento così stanca che anche ascoltare la musica diventa un’attività troppo “energetica”, e il bisogno che ho in quei momenti è “ascoltare delle storie”, e quindi accendo la radio. E, come capita con la TV (che non ho ma che mi trovo saltuariamente a guardare quando sono ospite di altre famiglie), vengo subito invasa da notizie al 98% brutte. Stragi, guerre, catastrofi naturali, omicidi descritti nei più cruenti dettagli, e la crisi, e i politici che rubano, e i rifiuti tossici sotto terra dappertutto, e leggi ingiuste ecc. ecc.

Ascolto per un po’, ma quando la bruttura che ricevo supera la voglia di letargo mentale, ritorno alla musica, e subito mi accorgo della trasformazione del mio umore. Dallo scoraggiamento al sorriso. Dal torpore di idee alla sensazione di un ruscello che scorre dal corpo, al cuore, alla testa.

Ho interrotto il mondo brutto, e acceso il mondo bello. Semplicemente grazie a due cose:

  • mi sono ACCORTA dell’effetto negativo che ascoltare certe notizie ha sul mio stato d’animo
  • HO SCELTO dove mettere la mia attenzione, dove orientare la mia presenza.

Ho scelto a cosa dare potere. Ho scelto da cosa farmi nutrire. Ho scelto cosa lasciare fuori dalla porta.

Quanto nella nostra vita siamo all’erta su quale stato d’animo ci inducono le notizie della cronaca? Quanto decidiamo deliberatamente su cosa appoggiare, o non appoggiare, la nostra attenzione? Quanto presidiamo la bellezza e la bruttezza che ci arrivano, e regoliamo consapevolmente la valvola di questo flusso in ingresso? Quanto spesso siamo in una condizione di esaurimento mentale o fisico per cui l’unica cosa che riusciamo a fare è consumare il tempo nella passività della TV o della radio?

Alcuni obiettano “Beh, ma non puoi non sapere cosa succede nel mondo!”. Certo, ma:

  • il mondo non è solo il brutto di cui i mass media ci convincono, è anche tanto altro, di bello. Perchè di quello non si parla?
  • cosa ancora c’è da sapere sulle cose brutte del mondo? Che differenza fa conoscere l’ennesimo caso di ruberia in politica, o di omicidio macabro in famiglia?
  • quanto conoscere il mondo brutto contribuisce a rendermi protagonista attiva di un mondo bello, quanto incendia la mia voglia di fare, il mio entusiasmo, la mia creatività, la mia capacità di contribuire a un mondo migliore? Io non dico “non guardate la TV, non ascoltate la radio”. Dico: “OSSERVATE l’effetto che certe notizie hanno su di voi, e SCEGLIETE se accoglierle, o usare la forza della vostra attenzione per nutrire altro”.

E TU, cosa ti accende? E cosa ti spegne? Quanto accendi il bello e spegni il brutto nella tua vita? Scrivilo nei commenti qui sotto!