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Nature connected business: la quinta rivoluzione industriale

Nel mezzo della più acuta crisi economica, umanitaria, sociale ed ambientale della storia dell’uomo, un movimento internazionale di giornalisti, ricercatori, esperti di biomimicry, ecopsicologia, nature connection e business inspired by nature sostiene che siamo sulla soglia di un cambiamento epocale del nostro modo di vivere e lavorare, con la fine del capitalismo e del consumismo e l’inizio di una quinta rivoluzione industriale che si baserà sulla sharing economy e sulla riprogettazione dei sistemi di produzione e commercio in modo da incorporare i Life’s Principles (i principi di organizzazione dei sistemi viventi) nei sistemi organizzativi umani.

Ma cerchiamo di capire da dove arriviamo.

LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE* ebbe luogo nella seconda metà del ‘700 e interessò prevalentemente il settore tessile-metallurgico con l’introduzione della spoletta volante e della macchina a vapore.

LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE viene fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.

LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE* si riferisce agli effetti dell’introduzione massiccia dell’elettronica, delle telecomunicazioni e dell’informatica nell’industria come alla terza rivoluzione industriale, che viene fatta partire dal 1970.

LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE non ha ancora una data precisa, ma si riferisce alla massiccia presenza di internet e dei sistemi cloud nel mondo del lavoro, unitamente all’integrazione di sistemy cyber-fisici, con macchine cosidette “intelligenti” (io non userei questo termine applicato ad una macchina, in ogni caso!) in grado di interagire con l’uomo.

Questi 4 step di rivoluzione progressiva del modo con cui l’uomo si procura di che mangiare e vivere hanno portato appunto all’attuale crisi globale, e questo risultato catastrofico per la popolazione mondiale /umana e non umana) dimostra quanto ognuno di questi 4 step fosse fondato su due grandi illusioni:

  1. Possiamo crescere senza limiti.
  2. Le risorse della terra non avranno mai fine.

Oggi sappiamo che non possiamo continuare a sperare che sia così.

I convenzionali modelli di produzione industriale sono messi in discussione da questa drammatica condizione planetaria, a cui occorre trovare, subito, un rimedio.

“We cannot solve the problems in the world with the same level of thinking that brought them about in the first place”.

[Albert Einstein]

LA QUINTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE è la rivoluzione, già in corso, che vedrà esplodere le economie collaborative e rinascere quel naturale senso di affiliazione fra uomo e natura (la biofilia innata di ogni essere vivente) che è stato spazzato via dal positivismo.

Grazie a Cartesio e al suo “Cogito ergo sum“, tutto l’essere è stato infatti spostato nell’uomo, spogliando la natura di vita e intelligenza, e rendendola così una materia inerte da depredare e spogliare.

Con questa operazione, l’uomo si è ritrovato solo in un mondo desanimato, solo contro gli elementi naturali, di cui si è nominato padrone, libero di disporne a proprio piacimento e volontà, senza considerare l’impatto della propria azione nell’orizzonte ecosistemico più ampio, con i suoi delicati equilibri fra le diverse specie che lo abitano, di cui l’uomo è solo una parte.

Allo stesso tempo, una natura senza vita e intelligenza era funzionale alla nascita del capitalismo, che proprio sulla dicotomia mente-corpo e uomo-natura di sorregge.

“Non vai coi bulldozer in una foresta se pensi che sia un essere vivente necessario per la tua stessa sopravvivenza”.

[Jon Young]

E ora, di fronte al fallimento conclamato di questo pensiero meccanicistico e riduzionista, stiamo finalmente rendendoci conto che è necessario recuperare un pensiero dell’inter-relazione e dell’inter-dipendenza di tutte le cose sul pianeta.

E’ il “System’s thinking“, che ha fra i suoi araldi Fritjof Capra (il famoso autore de “Il Tao della Fisica”), Peter Senge, Derek Cabrera.

Recuperando la consapevolezza della nostra connessione con il cosmo vivente, possiamo recuperare il senso profondo di compartecipazione alla vita e la responsabilità di contribuire al suo mantenimento, adoperandoci perchè il nostro passo sia sostenibile per la terra che ci porta.

Così, il business riorienta la propria direzione, passando dal profit-based al value-based thinking, dove in quel “valore” è incluso non solo il valore per l’imprenditore, ma anche il valore umano, sociale e ambientale generato dall’impresa nell’ecosistema (più o meno locale o globale, a seconda delle dimensioni e della dislocazione) a cui appartiene e nel quale si colloca.

Come dice Giles Hutchins (autore di “The Nature of Business”):

“La filosofia del Take – Make – Waste ha portato all’intossicazione della terra e dell’acqua. […] Il business convenzionale, come è stato portato avanti finora, aveva una concezione incompleta del termine “profitto”. Ma nei costi e nel valore di un prodotto, infatti, non sono abitualmente incluse molte variabili inerenti ai costi e al valore sociale e ambientale di quel prodotto e di quel processo produttivo. Il prezzo che paga il consumatore non riflette il vero, e completo, valore di quel prodotto o servizio. Quindi il modo convenzionale di calcolare costi e profitti, e incompleto.”

Iniziative come “Sustainable Brands” dà la misura di quanto questo nuovo approccio alla generazione di valore da parte di un’impresa approccio sia ormai da qualche anno penetrato anche nelle maggiori società del mondo. E questo ci deve dare speranza, e invogliare a contribuire in prima persona a cambiare il mondo: come consumatori capaci di pilotare le scelte industriali, scegliendo a chi dare i nostri soldi, a quali brand, in base alla loro virtuosità ambientale o meno. Ma anche come protagonisti di questa rivoluzione del pensiero dell’inter-relazione, imparando a osservare ogni nostra azione attraverso 3 domande potenti, come riferisce Maia Cornacchia citando gli Indiani d’America:

“Prima di fare una cosa o di prendere una decisione fatti tre domande: questa cosa dà vita a me? Dà vita agli altri? Lascia vita dietro di sé? E se non puoi rispondere di sì alla prima domanda non la fare, perché se non dà vita a te non la dà neanche agli altri e non lascia vita dietro di sé”.

Insieme a questo mondo di imprese che puntano all’etica e alla sostenibilità (o meglio ancora: alla rigeneratività), c‘è tutto il mondo di chi queste imprese le orienta, facilita, forma: i consulenti e i formatori,i ricercatori e gli scienziati che studiano e dimostrano, misurano e validano i processi di produzione e di organizzazione più virtuosi.

Insieme a loro, le schiere di esperti di ecopsicologia, che portano la natura nella consulenza psicologica, nella terapia e nel counselling. E insieme a loro, i milioni di educatori e insegnanti, esperti di nature connection ed ecologia, maestri di scuole nel bosco e genitori con i loro figli, impegnati nel riportare la natura nella propria esperienza di vita quotidiana.

Soltanto nel “Children & Nature Network“, presenti in oltre 80 nazioni nel mondo, si contano 44 milioni di aderenti, ed è un dato non aggiornato al 2016 (anno in cui questa organizzazione internazionale è approdata finalmente anche in Italia).

Ognuno di noi ha una parte da fare, in questa quinta rivoluzione industriale.

La natura sta tornando a farsi sentire, non possiamo più ignorarla come hanno fatto negli ultimi 200 anni i nostri bisnonni e i nostri padri. Gaia sta facendo il suo corso: sta richiamando all’ordine i suoi cuccioli umani, vecchi solo di 35.000 anni, a fronte di 3,8 miliardi di anni di storia della vita sulla terra.

“Siamo una specie giovane! Abbiamo tanto da imparare dalla natura e dalle specie più vecchie di noi, su come vivere e sopravvivere, con grazie ed eleganza, su questo bellissimo pianeta”.

[Janine Benyus]

Nel mio lavoro di formatrice esperta di leadership e teamship development, propongo un nuovo modello di leadership, che guarda alla natura come maestra e prende ispirazione dalla miriade di tipi di leadership presenti in natura per trovare strategie e soluzioni per la vita sulla terra.

Da 3,8 miliardi di anni la natura affronta e risolve i nostri stessi problemi di sopravvivenza, generando un’incredibile ricchezza di risorse per tutti i viventi.

Voglio facilitare un cambio radicale nel nostro modo di concepire il nostro rapporto con la terra: dal prendere dalla natura, all’imparare dalla natura, al sentirci parte di essa con un senso di riverenza per la sua magnifica intelligenza.

E’ quello che vivo in prima persona e sprimento giorno dopo giorno, da quando ho 4 anni e mi sono trasferita ad abitare in campagna, crescendo con alberi e animali come i miei migliori amici, trovando nella natura la forza per affrontare le esperienze non facili della vita, imparando con gli alberi ad amare e a rispettare il prossimo, ad ascoltare e a sentirmi parte della meravigliosa danza della vita.

La leadership ispirata dalla natura mostra esempi e casi reali che dimostrano l’efficacia e il successo dei modelli naturali.

Puoi leggere un esempio in questo articolo, dedicato alla leadership delle oche selvatiche.

Grazie di avermi letto fin qui!

Ne sono onorata. Spero di averti lasciato qualche piccola ispiorazione, e di averti fatto venire voglia di uscire ad ascoltare un albero o ad osservare un piccolo animale nel prato o nel giardino, per cogliere una delle tante lezioni che sicuramente ha da passarti.

Alla prossima!

Diana

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*Fonte: Wikipedia.

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yoga degli alberi

Yoga degli alberi il 4 Giugno a Treviglio (BG)

Tornano i pomeriggio aperti di Intelligenza Primitiva: vi aspetto Sabato 4 Giugno, dalle 15,30 alle 18,30, per un’immersione in natura dove potrete scoprire e praticare lo Yoga degli alberi con la mia guida.

Non sai cosa è lo Yoga degli Alberi? Clicca QUI.

Lo Yoga degi Alberi è una pratica di movimento consapevole nato dall’incontro fra Yoga, Mindfulness, neuroscienze, ecopsicologia e biomimetica.

A partire da alcune proposte di ascolto attraverso il movimento, i partecipanti sperimenteranno la possibilità di alleggerire il pensiero, rallentare, rigenerare la propria vitalità e risvegliare quella vivacità sensoriale che ci fa sentire presenti al 100% in tutto ciò che siamo e facciamo.

Così lo Yoga degli Alberi diventa una allenamento alla percezione, alla presenza, all’attenzione nel qui ed ora, al coltivare benessere in ogni istante, schiudendo la nostra capacitò naturale di stare bene al mondo, nel mondo, con il mondo.

In questo incontro approfondiremo in particolare:

  • Il radicamento: pratiche di risveglio della sensibilità dei piedi nella relazione con la terra.
  • Le 4 chiavi di relazione: spingere nella terra, allungarsi, aprirsi, ruotare.
  • Incontro con l’albero.
  • Entrare nel respiro dell’albero.

Cosa portare:

  • vestiti comodi e che non temono il contatto con la terra e l’erba
  • disponibilità a camminare a piedi nudi sull’erba
  • curiosità di sperimentare le possibilità di movimento che si aprono nell’ascolto del silenzio e nella lentezza
  • una coperta, un cuscino o un asciugamano per stare comodamente seduti a terra
  • antizanzare
  • vestiti a strati.

In caso di maltempo l’esperienza verrà rimandata.

La partecipazione è gratuita, per un massimo di 10 persone.


E’ necessario iscriversi ENTRO IL 2 GIUGNO scrivendo a contatto@intelligenzaprimitiva.it e lasciando il proprio nome e un recapito telefonico che verrà usato in caso di comunicazioni last minute.

L’incontro sarà guidato da Diana Tedoldi.

yoga degli alberi

Cosa è lo Yoga degli Alberi

COSA E’ LO YOGA DEGLI ALBERI?

Lo Yoga degli alberi è una pratica di movimento consapevole che nasce dall’incontro fra Yoga, Mindfulness, ecopsicologia, biomimetica e neuroscienze.

E’ stato ideato da me, Diana Tedoldi, dopo oltre 15 anni di Hatha Yoga, 20 anni di esperienze di ascolto e connessione con la natura, applicando principi di zen e mindfulness alla relazione con il corpo e con gli alberi, il ritmo delle stagioni e gli elementi naturali.

Negli ultimi 15 anni in particolare, ho praticato con gli alberi del mio giardino quasi ogni giorno, con qualsiasi meteo, neve, pioggia e grandine incluse, Natale e Capodanno inclusi (!), a piedi nudi o con 3 paia di calzettoni di lana in inverno, per non perdere il piacere del piede in connessione con la terra.

Anno dopo anno ho forgiato un approccio, un insieme di indicazioni per avvicinare le persone agli alberi, per entrare nel loro respiro, e da lì trovare una grande centratura, una grande presenza e apertura, la leggerezza del pensiero, la calma mentale che mi ha insegnato a guardare alle cose della vita e alle difficoltà quotidiane con un’attitudine gentile, serena, non più in lotta ma in ascolto e comprensione.

Posso sinceramente dire che per me questa pratica è diventata uno stile di pensiero e di vita, un modo di ascoltare l’esperienza e auto-aiutarmi ad affrontare le difficoltà, scoprendo nella connessione con la natura intorno a me, la connessione con la mia propria natura.

Questo è forse il risultato più importante che ho raggiunto: un modo per orientarmi nelle cose della vita, e principi semplici e universali con cui coltivare la pace e la bellezza nella relazione con me stessa, con gli altri e con la terra.

Il tutto, a partire dal corpo, e dall’ascolto consapevole del movimento nella relazione con gli alberi.

Perchè il nostro cervello è progettato per gestire il corpo, la sua funzione è proprio governare il movimento.

E se vogliamo pensare bene, e avere a nostra disposizione la più ampia gamma di possiblità di pensiero e quindi di comportamento (e quindi la più ampia gamma di risposte possibili alle sfide della vita) dobbiamo avere un’ampia gamma di possibilità di movimento, e saperci muovere in ascolto, con tutto e con tutti.

Con lo Yoga degli Alberi, si inizia appunto dall’ascolto di sè, attraverso pratiche di movimento, posture e gestualità ispirate dagli esseri vegetali, per arrivare all’ascolto dell’altro (l’albero, che diventa metafora delle altre persone con cui mi relaziono) e infine all’ascolto della nostra relazione all’interno dell’orizzonte più ampio che ci circonda: la natura.

Così lo Yoga degli Alberi parte dal corpo per sintonizzare prima l’io con il noi, e sintonizzare poi il noi con il mondo, affinando l’intonazione del mio modo di muovermi in relazione con tutto ciò che mi circonda, sviluppando la mia capacità di flessibilità e adattamento alle diverse condizioni di esperienza.

E’ un allenamento personale che parte dal risvegliare il corpo e i sensi in relazione con la natura, e diventa pratica di vita e stile di pensiero, danzando fluidamente con il movimento della vita, in sintonia con la bellezza e l’armonia che appartiene in essenza al mondo naturale.

Ma vediamo quindi cosa c’entrano in tutto ciò lo yoga, la mindfulness, le neuroscienze, la biomimetica e l’ecopsicologia.

YOGA DEGLI ALBERI E… YOGA

Circa 20 anni studiavo il bellissimo libro di Mircea Eliade “Lo Yoga e l’Immortalità”, e lì ho scoperto che il termine Yoga deriva dalla radice “yuj“, che significa “unire” (da cui il latino “iungere”, che significa appunto unire, legare).

Come riporta Wikipedia:

Da qui il significato, posteriore, di yoga come insieme di tecniche anche meditative aventi come scopo l'”unione” con la Realtà ultima e tesa ad “aggiogare”, “controllare”, “governare” i “sensi” (indriya) e i vissuti da parte della coscienza.

Così, nello Yoga degli alberi, le pratiche proposte hanno lo scopo di favorire nelle persone la percezione della propria unità e integrità, allargando gradualmente questa percezione alla natura intorno a noi, e trasformando quindi questa esperienza in un’attività di nature connection (connessione con la natura).

Le esperienze proposte integrano quindi:

  • sequenze di movimento ispirate alle forme degli alberi (sambuco, pino silvestre, melo, faggio, platano, pioppo ecc.) e ai processi vitali degli alberi (espansione e contrazione, verticalità e radicamento, fluire ascendente e discendente, immobilità ecc.);
  • esplorazioni più libere di movimento, ascolto e sintonizzazione con la propria intelligenza somatica, riscoprendo la semplicità e la naturalezza del movimento e della possibilità di benessere a partire dall’ascolto corporeo;
  • camminate in ascolto;
  • pratiche di attivazione sensoriale;
  • pratiche di respiro, ascolto e meditazione in movimento o camminando.

YOGA DEGLI ALBERI E… MINDFULNESS

Molto prima che negli anni ’70 si desse il nome di mindfulness a quell’insieme di pratiche che oggi va sotto questo nome, esisteva lo zen, ed esistevano pratiche transculturali di meditazione, di contemplazione e di consapevolezza che oggi potremmo senz’altro definire Mindfulness.

Su questo mi sono allenata fin da prima dei miei 20 anni, con la guida di persone che sono per me state un riferimento, e una guida, alla scoperta della nostra naturale capacità e innata possibilità di orientarci nel mondo e stare bene al mondo, nel mondo, con il mondo.

Ecco la definizione di Mindfulness che troviamo in Wikipedia:

Il concetto di Mindfulness deriva dagli insegnamenti del Buddismo (Vipassanā), dello Zen, e dalle pratiche di meditazione Yoga, […] Mindfulness è una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell’hic et nunc, in modo intenzionale e non giudicante, al fine di […] raggiungere […] una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

La mindfulness entra quindi nello Yoga degli Alberi come pratica di consapevolezza e di attenzione, illuminando il corpo e la relazione con la natura attraverso il nostro ascolto, per costruire la nostra capacità di presenza, qui e ora, al 100% di ciò che siamo.

YOGA DEGLI ALBERI E… NEUROSCIENZE

Il processo di brain patterning (formazione di schemi e circuiti neurali) è determinato dagli input sensoriali.

Ciò significa che maggiore è la ricchezza della nostra sensorialità, maggiore è la ricchezza di soluzioni, creatività, possibilità di comportamento.

Nello Yoga degli alberi le pratiche di attivazione sensoriale mirano proprio a

Riportare vita ai sensi, e senso alla vita.

Recuperando la centralità della nostra intelligenza somatica, risvegliamo la naturale vitalità del nostro corpo e quindi di noi stessi, nella nostra integrità.

Ma le neuroscienze ci hanno anche permesso di comprendere l’effetto benefico del movimento, delle esperienze di connessione con la natura, della meditazione, della meditazione accompagnata dal suono e delle pratiche di consapevolezza, svelando quanto impattino positivamente aspetti cruciali del nostro benessere:

Le pratiche di movimento, meditazione e contemplazione dello Yoga degli Alberi favoriscono il rilassamento mentale, lo svuotamento del pensiero, il rallentamento del ritmo veloce a cui ormai, spesso inconsapevolmente, siamo abituati nelle nostre vite metropolitane e tecnoclogiche.

La connessione con la natura è una forma di nutrimento profondo, che nessun altra esperienza può sostituire. Stiamo iniziando a capire che per stare bene non basta mangiare bene, fare sport e dormire bene: occorre anche avere una relazione armoniosa con la natura intorno a noi. – Jon Young

YOGA DEGLI ALBERI E… BIOMIMETICA

La Biomimetica (dal greco “bios”, vita” e “mimesis”, imitazione) è finora principalmente conosciuta per aver copiate dagli animali o dai vegetali alcune soluzioni a problemi di design, in ambito tecnologico e architettonico: ad esempio, i robot mandati in esplorazione su altri pianeti sono stati costruiti copiando la struttura corporea dei ragni, il velcro nasce dallo studio della tecnologia di alcune piante per disseminare i propri semi.

Ma negli ultimi anni la biomimetica sta prendendo la forma per me più appassionante: lo studio dei sistemi viventi animali e vegetali e il trasferimento delle loro strategie organizzative e di problem solving alle organizzazioni umane.

Ad esempio, il trasferimento dell’organizzazione della migrazione delle oche selvatiche ai gruppi di lavoro aziendali e ai modelli di leadership organizzativa, oppure l’intelligenza sistemica dei banchi dei pesci per comprendere il comportamento delle masse.

Nello Yoga degli Alberi la biomimetica fonda la costruzione stessa delle sequenze di movimento che vengono proposte, e che sono ispirate proprio dai movimenti vitali degli esseri vegetali:

  • contrazione ed espansione
  • radicamento e verticalizzazione
  • rotazione
  • apertura
  • uso delle leve
  • flussi ascendenti e discendenti
  • lentezza del movimento
  • immobilità.

Inoltre, lo Yoga degli Alberi si lascia ispirare dal ciclo delle stagioni e dai ritmi vitali delle piante, proponendo quindi movimenti, posture e gestualità diverse a seconda della stagione in cui si pratica.

Un profondo allenamento, dunque, a ritrovare la connessione con il tempo ciclico, con il suo effetto rassicurante e contenitivo rispetto alle umane ansie di corsa rettilinea verso un futuro ignoto e lontano.

YOGA DEGLI ALBERI E… ECOPSICOLOGIA

L’ecopsicologia nasce all’inizio degli anni ’90 come studio della relazione fra esseri umani ed ambiente naturali, in coincidenza con un rapido declino dei parchi e delle aree verdi cittadine negli Stati Uniti e con la corrispondente osservazione dell’aumento di problematiche psicologiche nelle persone con ridotta esposizione ad ambienti naturali.

Come dentro, così fuori. E come fuori, così dentro.

In questo mio adattamento di una delle leggi di Ermete Trismegisto, si fonda la mia visione dell’ecopsicologia: quello che facciamo alla natura, lo facciamo a noi stessi, e viceversa.

Quello che accade alla terra, accade a noi stessi.

Quanto il consumo di suolo, e la cementificazione selvaggia, ci parla del modo in cui la nostra specie sta cementificando la propria vitalità? I palazzoni di cemento, li abbiamo dentro. Dobbiamo averli dentro, per portarli fuori. Tutto ciò che agiamo nel mondo, ce lo dobbiamo avere prima dentro.

La terra inquinata da immondizia e scorie di ogni tipo, parla dei nostri corpi inquinati di tossine e farmaci. Le acque inquinate delle nostre falde, parlano dell’inquinamento dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni disturbate.

L’ecopsicologia ci insegna che tutto è interrelato, che siamo tutti interconnessi, fra di noi esseri umani, e noi umani con le altre specie e con l’ecosistema terrestre tutto intero.

Così, nella pratica dello Yoga degli Alberi, impariamo a muoverci con l’albero con quel rispetto, quella presenza e quell’ascolto che ci servono poi in tutte le altre condizioni di vita. Impariamo a essere 100% con noi stessi, e 100% con l’altro, e insieme 100% con l’abiente intorno a noi, ricercando la possibilità di un movimento rotondo, organico, che non disturba ma che anzi nutre, e lascia più risorse di quante ne trova.

Lo Yoga degli Alberi diventa così la possibilità di scoprire e conoscere la nostra natura più profonda, attraverso la relazione con la natura intorno a noi, in un processo di mutuo nutrimento e crescita, che ci permette di diventare protagonisti viventi di una nuova cultura rigenerativa – che lasci cioè più risorse di quante ne trova, per il bene nostro, e delle generazioni future.


Ti aspetto a scoprire insieme questa bellissima e rigenerante pratica, Sabato 4 Giugno, dalle 15.30 alle 1830, a Treviglio, immersi nella campagna e nel silenzio.

Scrivi a contatto@intelligenzaprimitiva.it per tutti i dettagli.

Il batterio del buon umore si trova nella terra

Il regalo più bello che potete fare a voi stessi e alla terra, nella Giornata Internazionale della Terra, oggi? Trascorrere almeno 30′ a contatto diretto con la terra stessa!

Se non vi basta il feedback positivo che viene dal vostro respiro, dal vostro corpo e dalla vostra autopercezione di benessere, eccovi alcune ricerche che dimostrano che, Sì!, avete proprio ragione a sentirvi meglio, più forti, più lucidi e più vitali, quando state in natura!

Mary O’Brien, oncologa al Royal Marsden Hospital di Londra, ha scoperto che un batterio che si trova nella terra attiva nel nostro cervello il rilascio di serotonina, un ormone coinvolto (fra le altre cose) nella regolazione dell’umore e nella riduzione dell’ansia, aprendo importanti prospettive all’applicazione di questa scoperta nella cura della depressione.

Si tratta del Mycobacterium vaccae, e ricerche successive hanno dimostrato come questo fantastico batterio che si trova nella terra è anche in grado di migliorare le nostre funzioni cognitive ed è persino in grado di curare il cancro al polmone e altre patologie (disturbo di Crohn, artrite reumatoide).

Se anche a voi capita di ritrovare il buonumore dopo aver fatto un po’ di giardinaggio, o dopo essere stati per un po’ sdraiati per terra sull’erba o in bosco, ora sapete che un po’ di merito va proprio a questo batterio: è lui, infatti, che la ricerca scientifica addita come uno dei responsabii di questi effetti positivi sul nostro benessere.

Le ricerche di Mary O’Brien sono poi state riprese da altri ricercatori (fra tutti, cito il Dr. Chris Lowry, della Bristol University, UK), sempre dimostrando l’effetto positivo del Mycobacterium vaccae sulle funzioni vitali, sia biologiche che psichiche, sulla capacità di concentrazione e di soluzione dei problemi, tenuta allo stress ed efficacia decisionale (i test di laboratorio sono stati eseguiti da Lowry sui topi).

Nel 2011 un altro studio pubblicato sul New England Journal of Medicine riportava i risultati di una ricerca sui bambini inglesi, dimostrando che chi era cresciuto in campagna presentava il 30-50% in meno di probabilità di sviluppare asma.

I ricercatori hanno correlato questa caratteristica alla più ampia diversità di batteri e funghi presenti nelle polveri domestiche, provenienti tanto dal suolo quanto dagli animali, rendendo quindi il loro sistema immunitario più performante.

Insomma: dedicatevi un po’ di tempo per mettere le mani nella terra, sporcarvi i vestiti e i piedi, sdraiarvi nell’erba e stirarvi accuratamente, fino a quando sentite che avete riportato la vitalità e la presenza in tutto il vostro corpo.

Molte ricerche dicono che servono 20-30′ circa per lasciar assorbire al nostro organismo lo stato naturale di benessere che viene da queste semplici azioni, ma se avete meno tempo, fate quello che potete: è sempre meglio che stare in casa. E’ una semplice esperienza di ecoterapia e connessione con la natura che potete regalare a voi stessi, risvegliando con dolcezza e semplicità la vostra intelligenza primitva.

Ogni istante che vi regalate con la terra, lo regalate al vostro benessere, e al benessere del pianeta.

Come dentro, così fuori.

Buona terra a tutti!

Diana


Articoli citati:

Lowry C.A., Hollis J.H., de Vries A., Pan B., Brunet L.R., Hunt J.R., Paton J.F., van Kampen E., Knight D.M., Evans A.K., Rook G.A., Lightman S.L. (2007-05-11). “Identification of an immune-responsive mesolimbocortical serotonergic system: potential role in regulation of emotional behavior.” Neuroscience 146 (2): 756–772. doi:10.1016/j.neuroscience.2007.01.067. PMID 17367941.

Susan M. Jenks (presenter) and Dorothy Matthews, “Ingestion of Mycobacterium vaccae influences learning and anxiety in mice.” Presented at the Annual Animal Behavior Society Meeting, William and Mary College, Williamsburg, VA July 25 – 30, 2010.

Ege, Marcus, Melanie Mayer, Anne-Cecile Normand, Jon Genuneit, William O.C.M. Cookson, Charlotte Braun-Fahrlander, Renaud Piarroux, and Erika von Mutius for the GABRIELA Transregio 22 Study Group. (2011). “Exposure to Environmental Microorganisms and Childhood Asthma.” New England Journal of Medicine, Vol. 364, pp. 701-709.

Mycobacterium vaccae

Corso “Nature Connection” in partenza a Febbraio

Grazie alla partnership fra Intelligenza Primitiva, l’Associazione Menscorpore e Legambiente Bassa Bergamasca, sono felice di annunciarvi la partenza del percorso “Nature Connection”: 4 sabati fra i boschi, le campagne e i fontanili della Bassa Bergamasca, a risvegliare la nostra intelligenza primitiva e riconnetterci con la nostra natura più profonda, attraverso la connessione con la natura.

Clicca qui per vedermi in un breve video di presentazione del corso.

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Esploreremo insieme diverse pratiche che rigenereranno la nostra vitalità, riporteranno vita ai sensi e senso alla vita.

Un percorso originale attraverso cui ci sintonizzeremo con il Bosco del Castagno a Treviglio, il fiume Adda a Fara Gera D’Adda, e le risorgive fra Misano e Capralba.

Ci alleneremo insieme con pratiche sviluppate attraverso oltre 20 anni di sperimentazioni personali e di studi legati ad ecoterapia, ecopsicologia e “nature connection”, basate su respiro, silenzio, camminare in ascolto, biomimetica, ingaggio sensoriale e sinestetico, sapere intuitivo, creazione musicale in relazione con gli elementi naturali.

Incontreremo il nostro lato più selvatico, ritroveremo la nostra connessione con il respiro della terra nel profumo delle foglie secche, nel silenzio del vento, nella magia dell’acqua che risorge dalla terra e dai prati, nell’incanto dei colori delle stagioni. Celebreremo la bellezza e la forza di sentirci insieme, noi e il bosco, come un’antica tribù.

Primo incontro:

  • La tribù incontra il bosco
  • Il bosco ci ascolta
  • Camminare nel bosco, con il bosco, essere bosco

Secondo incontro:

  • Entrare nel respiro degli alberi
  • Intonarsi con la natura
  • Sit spot: perdere il tempo

Terzo incontro:

  • La tribù-organismo
  • Ascolto profondo a 360°
  • Pratica arborea: muoversi con l’albero, lasciarsi muovere dall’albero, essere albero

Quarto incontro:

  • Il mio io selvatico
  • A caccia di sensazioni
  • Creatività primitiva: costruzione del proprio Totem personale

Ogni incontro potrà concludersi con l’esperienza del fare musica nel bosco, con il bosco, per il bosco (voce, tamburi e piccole percussioni).

TUTTE LE INFO SU DOVE, COME QUANDO E QUANTO, QUI.

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA, scrivendo una mail a contatto@intelligenzaprimitiva.it e indicando Nome e Cognome e un riferimento di numero cellulare da contattare in caso di imprevisti meteo last minute che impediscano di svolgere il corso.

Vi aspetto!

Diana Tedoldi